IL COCKTAIL

Raggelarsi a suon di kirsch

Raggelarsi a suon di kirsch

Raggelarsi a suon di kirsch

D’estate tutto diventa più semplice – o se volete più banale. Molta luce, poca ombra: le case paiono quelle disegnate dai bambini, manca la prospettiva, la profondità, l’abbuiarsi degli angoli; e i pomeriggi in villa sulla Collina d’oro diventano rapidamente una variazione ticinese di «Portrait of an Artist (Pool with Two Figures)» di David Hockney, quadro giustamente celebre ma, come dire, un po’ troppo elementare, un po’ troppo «californiano» per chi tiene Rembrandt e Rubens in testa e nel cuore, pur sotto il solleone. L’estate, se non si è fanciulli, è demone meridiano, tortura del bidimensionale, trappola di sudore. E allora andiamo di kirsch, per raggelarci e per obliare. Liquore da fruytage fiammingo, da amanti dell’artico, d’una trasparenza equivoca, zuppo di diafane oscurità, altamente secco e alto di grado, sovente ruvido e poco amabile: non per signorine. Pochi i cocktail che lo prevedono come ingrediente. Provate il Kirsch Rickey: 3/4 di kirsch, 1/4 di succo di limone, 1 cucchiaino di zucchero, tutto nello shaker e poi nel tumbler colmato di soda. Ancora più «shot» il Kirsch Sour: 4/5 di kirsch, 1/5 di succo di limone, shakerare con ghiaccio tritato. Femminile e settembrino, invece, il Kirsch & Cassis: 2/3 di crema di cassis (la stessa che userete, in autunno, per il Kir) e 1/3 di kirsch. Shakerare con ghiaccio tritato e servire in un ballon da vino, con soda a piacere.

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