GIROVAGANDO

Ravenna, capitale del vivere bene

Ravenna, capitale del vivere bene
Dante rivive nelle vie di Ravenna.

Ravenna, capitale del vivere bene

Dante rivive nelle vie di Ravenna.

Ravenna, capitale del vivere bene
Uno scorcio di Piazza del Popolo.

Ravenna, capitale del vivere bene

Uno scorcio di Piazza del Popolo.

Ravenna, capitale del vivere bene
Il forte veneziano.

Ravenna, capitale del vivere bene

Il forte veneziano.

Ravenna, capitale del vivere bene
Nella riserva di Ortazzo.

Ravenna, capitale del vivere bene

Nella riserva di Ortazzo.

Ravenna, capitale del vivere bene
Alla foce del Lamone.

Ravenna, capitale del vivere bene

Alla foce del Lamone.

Ravenna, nel 2021, è sorprendentemente ai primi posti nelle classifiche che misurano la qualità della vita in Italia. Specie nei parametri dove si guarda alle esigenze del mondo giovanile, ai servizi, alla qualità dei prodotti. Prodotti immateriali, come l’accoglienza turistica, ma anche prodotti che finiscono nel piatto. Non a caso – e questa è una curiosità - si trova a Ravenna il ristorante più grande d’Italia, la Campaza di Fosso Ghiaie che è tanti locali in uno (1200 posti fra interni ed esterni) e si trova al centro di una piccola oasi naturalistica dove nidificano le cicogne.

E chi l’avrebbe detto? Ravenna, la capitale dell’Impero Romano d’Occidente che sul finire del V secolo Onorio e la sorella Galla Placidia - abbandonata l’indifendibile Milano - coprirono d’arte e d’oro; la città che qualche anno dopo, ad impero romano tramontato, ospitò la corte gota e ariana di Teodorico, il ‘barbaro’ educato a Costantinopoli; la città che fu il luogo scelto secoli dopo da Dante per il suo esilio, accogliendo la munifica offerta di ospitalità della famiglia dei Da Polenta. Ecco, questa città che potrebbe vivere di nostalgia, rimpiangendo i fasti perduti, si riscopre invece più vivace e dinamica che mai. Città della provincia bella e colta, di un’opulenza non esibita, frutto di laboriosità e intraprendenza commerciale. Semmai impreziosita da una cultura con la ‘c’ maiuscola. Per monumenti e per iniziative. In questo senso sì Ravenna è ancora capitale.

Oggi il suo porto, erede di quello militare di epoca romana (di Classe, da Classis: flotta), è il principale dell’Adriatico per movimento di merci, con un bacino di relazioni commerciali che spazia nell’intero Mediterraneo. Nei traffici legati ai cereali i prezzi del mercato di Ravenna rappresentano da tempo un autorevole riferimento.

Nei giorni in cui la città celebra i 700 anni dalla morte del sommo poeta (anniversario convenzionalmente fissato nella notte fra il 13 e il 14 settembre, pur mancando una fonte certa), Ravenna pullula di iniziative. Dante ha preso per mano la città ancora una volta.

Ravenna, capitale del vivere bene

Alcuni suoi versi sono diventati festoni luminosi, come le scritte al neon (oggi al LED) di certi bar degli anni ’60. Questi cordoni luminosi colorati, che vanno a formare delle parole, sono stati tesi da un palazzo all’altro, creando una suggestiva porta d’ingresso alle vie del centro storico. Atmosfere felliniane. Ogni via della zona pedonale, che si irradia da Piazza del Popolo, riporta un celebre passo della Divina Commedia. Si ha propria voglia poi, inevitabilmente, di andar per musei e per mostre dantesche, di passare dalla tomba per rendere omaggio al sommo poeta...

Ravenna, capitale del vivere bene

Ravenna capitale di provincia, dunque. Città fieramente laica dopo i secoli di dominazione dello Stato Pontificio, che iniziò nel 1509 all’indomani della sconfitta dei Veneziani ad Agnadello davanti alle truppe della Lega di Cambrai. Veneziani che pur dominatori nei settant’anni della loro presenza garantirono un certo benessere ai ravennati. Grazie soprattutto al commercio del sale. Il sale della saline ancora in attività, che oggi sono un parco naturale da poter visitare a piedi, in bici, in barca... Il sale ‘dolce’ integrale marino di questa fortunata miniera di deposito all’aperto ha proprietà tali (cloruro di sodio purissimo, privo di altri cloruri) da essere utilizzato non soltanto per scopi alimentari, ma anche nella cosmesi per esempio. Nella cura del corpo, attraverso i bagni. Si può acquistare, in tutte le sue varietà, nello shop del Centro Visite.

A ricordare Ravenna capitale c’è la bellezza ineguagliata dei suoi mosaici, patrimonio Unesco e considerati i più belli del mondo. Tessere preziose che ritroviamo nel Mausoleo di Galla Placidia, nella Basilica di San Vitale, in quella di Sant’Apollinare Nuovo, nel Battistero Neoniano e nella Cappella di Sant’Andrea, perla nascosta del Museo Arcivescovile. E pensare che questi tesori hanno rischiato grosso durante la seconda guerra mondiale. Quelli di San Vitale soprattutto.

San Vitale, antichissima basilica paleocristiana.
San Vitale, antichissima basilica paleocristiana.

L’antichissima basilica paleocristiana, consacrata nel 547-48 dal Vescovo Massimiano, era stata condannata alla distruzione dagli Alleati, convinti che nascondesse una guarnigione tedesca. Fu un ufficiale belga, ma di origine ebreo-russa, Vladimir Peniakoff, che dopo esserne rimasto abbagliato riuscì a convincere il comando a dirottare i bombardieri su altri obiettivi.

La riserva naturale dell’Ortazzo.
La riserva naturale dell’Ortazzo.

Ravenna circondata da aree naturalistiche di struggente bellezza, come la foce del Lamone, dove sull’orizzonte si stagliano i grandi bilancioni per la pesca. Gli stessi che si ritrovano nelle riserve naturali dell’Ortazzo e dell’Ortazzino, riserve naturali che è bello visitare in barca, lentamente, assaporando ogni dettaglio. Come la danza saettante dei cefali che spuntano dall’acqua o quella più sontuosa dei cavalieri d’Italia.

Bella Ravenna, bella e discreta. Bella di una bellezza che ama farsi scoprire con gli occhi e con il cuore.

Gli indirizzi del mangiar bene a Ravenna e dintorni
Ravenna, capitale del vivere bene

L’Osteria da Liberio è un luogo romantico. Per fortuna esistono ancora posti così! Lui è Liberio Delorenzi e dal 1969 gestisce questo locale d’altri tempi, che è anche bar, rivendita tabacchi e, soprattutto, sede dei patiti del biliardo della zona: i Lupi. Che bontà le sue tagliatelle fatte in casa al ragù, i salumi artigianali, lo squacquerone con i fichi caramellati. Ma soprattutto che atmosfere da film neorealista. Autentiche, come i personaggi che frequentano questo posto, dove si mangia ancora oggi con soli 15-18 euro.

Siamo a Cervia, in via del Confine: l’osteria ha l’accesso in provincia di Ravenna, ma un passo carraio anche in quella di Forlì - Cesena.

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Liberio è adorabile, schietto, fiero. Si sente che è Liberio di nome e di fatto. Un uomo dal pensiero libero, anticonformista, semplice, di compagnia. Che si infervora a spiegarti anche il motivo per cui il camino del forno è stato costruito pendente... Non parlategli di biliardo poi: la sua passione! E la chiesetta di fronte all’osteria? «È mia - la spara Liberio - l’ho comprata e l’ho messa a posto, perché ci sono affezionato». Che è la verità non ci sono dubbi, come pure è la verità che posti così non esistono più...

Lui si chiama Gilles, come Villeneuve... e corre veloce. Un tempo in moto, ora cavalcando idee. È al timone di uno dei ristoranti più grandi d’Italia, «La Campaza», a Fossa delle Ghiaie, a sud di Ravenna, verso Rimini. Locale da 1200 posti, eppure raffinato e rappresentativo, vetrina ricca del proprio territorio. Un esempio di come si può perseguire la qualità seppur coniugata ai grandi numeri.
Indimenticabili i tortelli con la burrata su guazzetto di canocchie e salicornia. Anche i calamaretti spillo in due versioni.

I calamaretti serviti dal ristorante La Campaza.
I calamaretti serviti dal ristorante La Campaza.

Tra i vini, da annotare nel taccuino varie tipologie di Albana, a un buon rapporto qualità-prezzo. Notevoli anche le bollicine metodo classico base fatte con l’Albana.
Papà Fausto, ex autotrasportatore che fondò il locale (partendo da una piadineria), è famoso per il progetto del Villaggio delle Cicogne, oasi naturalistica con oltre cento grandi trampolieri che sorge vicino al ristorante.

La Ravenna che non ti aspetti è oltre la foce del Lamone, a Marina Romea. C’è un orizzonte che al tramonto si fa languido: vi si stagliano i caratteristici bilancioni dei pescatori protesi verso il mare.

Ravenna, capitale del vivere bene

Un ristorantino in spiaggia, per riattaccare la spina e mettersi piano piano alle spalle il periodo delle chiusure. Tanto buon pesce dell’Adriatico, cotto come si deve per esprimere anche allegria. Alla Piaggia, che in gergo significa luogo piano, un momento sereno per gustare il pesce, il Trebbiano fresco e anche l’ambiente naturale della pineta, il profumo di salsedine e la generosa luce di fine estate. Sullo sfondo i puntini luminosi delle navi in rada e quelli più incerti delle piattaforme. Mondi vicini, eppure lontani...

E ora un passaggio in centro storico. A Ca’ de Ven, ristorante-enoteca con l’anima da osteria vera. Colorita, calda, animata (pur nel rispetto delle attuali restrizioni), fucina di cose buone, come gli straordinari tortelli agli asparagi, mascarpone e culatello. Vetrina di buoni vini di Romagna e di altre prelibatezze del territorio. Atmosfera di puro spirito popolare, gusti intensi e schietti, come le piade e le paste tirate a mano.

Ravenna, capitale del vivere bene

Che bel rito l’aperitivo al Mercato Coperto di Ravenna! Un riuscito restauro ha restituito questo luogo alla città, con tanti angoli dedicati al gusto, al vino, a bar, botteghe ed enoteca. C’è tanta Romagna negli aperitivi del Mercato Coperto: vini e invitanti sfiziosità, come salumi e formaggi. E poi uno stile molto metropolitano, ma tagliato su misura di questa bella e laboriosa città di provincia che ha conservato alcuni tratti del suo passato da capitale.

Oro bianco, oro nero e design alle terme di Cervia
Ravenna, capitale del vivere bene

C’è l’oro bianco (il sale di Cervia) e c’è l’oro nero (il fango Liman). Hanno fatto la fortuna delle Terme di Cervia, luogo anche di design d’autore, di gusto razionalista, addolcito da un liberty geometrico. Il progettista Carlo Viganò, le pensò come un elemento del paesaggio della vicina pineta.

La metodica tradizionale delle Terme di Cervia, unica in Italia, abbina i benefici del fango Liman a quelli dell’elioterapia. Il fango viene estratto dalla vicina Salina di Cervia ed è paragonabile, per efficacia terapeutica, a quello del Mar Morto. La sua applicazione ha un effetto benefico per artrosi, osteoporosi, reumatismi e per problemi estetici e dermatologici come la psoriasi. La Mindfulness abbinata all’idroterapia è una nuovissima modalità ideata dalle Terme per la stagione 2021, all’interno del progetto «Respira, sei alle Terme», per il recupero del benessere psicofisico post lockdown. I benefici della Mindfulness (riduce ansia, depressione, stress, disagi psicologici ed emotivi, insonnia, dolori cronici) sono dimostrati scientificamente e vengono amplificati dal galleggiamento in acqua termale. L’Acqua Madre delle Terme, proveniente dalla Salina (ciò che resta del processo di cristallizzazione del cloruro di sodio, il futuro Sale Dolce di Cervia) e ricca di oligoelementi, ha infatti un’azione rilassante, antinfiammatoria, stimolatrice del sistema immunitario, riduttrice della pressione arteriosa.

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