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Se l’amaro è... Generoso si gusta di più

Se l’amaro è... Generoso si gusta di più

Se l’amaro è... Generoso si gusta di più

Con ogni probabilità si deve ai monaci la ricetta originale di quello che oggi chiamiamo amaro. Da sempre nei monasteri l’attenzione per le erbe officinali e spontanee è stata grande e per molti secoli i monaci sono stati i soli a poter disporre di un laboratorio erboristico-farmaceutico che permetteva loro di estrarre gli oli essenziali dalle erbe.
Grandi conoscenze, disponibilità di mezzi e risorse, abilità nel mettere a punto nuove ricette, hanno fatto dei monasteri dei veri e propri laboratori che hanno tramandato per secoli ricette di ogni tipo.
Non per nulla, la produzione della birra è stata a lungo monopolio dei frati e si deve a un monaco, Dom Perignon, l’invenzione dello Champagne. Anche la tecnica della distillazione è stata portata in Europa dai monaci, che l’avevano appresa in nel Medio Oriente.

Tra le erbe alla base di liquori e distillati famosissimi, non possiamo fare a meno di citare l’assenzio, detto anche la «fata verde» o la «droga degli artisti». Fu «inventato» come distillato in Svizzera, nella Val de Travers, quindi trovò terreno fertile per il suo sviluppo nella vicina Francia, a Pontarlier. Proibito all’inizio del secolo scorso sia in Svizzera sia in Francia, l’assenzio è stato riabilitato solo nel 2005 nel nostro Paese, quando, dopo un secolo, ci si rese conto che non era più pericoloso di un altro superalcolico.

Se parliamo dell’assenzio (detto anche artemisia) è anche perché questa pianta la troviamo praticamente in ogni amaro e va detto che in passato ogni città importante aveva elaborato un proprio caratteristico amaro.

In Ticino da qualche anno è arrivata sul mercato una bevanda di questo tipo: l’Amaro Generoso, messo a punto dalla Bisbino Sagl di Sagno. Non ci risulta che in commercio esistano altre bevande alcoliche del genere nel nostro cantone. La novità ha fatto subito centro e nell’amaro Generoso un po’ di assenzio c’è. L’artemisia, uno degli ingredienti base dell’Amaro Generoso, non solo sembra che abbia proprietà digestive, ma è ottima anche per stimolare l’appetito.

I giardini di Sagno dove si coltivano le erbe per l’Amaro Generoso
I giardini di Sagno dove si coltivano le erbe per l’Amaro Generoso

E così ecco che l’Amaro Generoso non solo viene servito come digestivo a fine pasto, ma con qualche cubetto di ghiaccio nel bicchiere si gusta anche come aperitivo.
I suoi produttori, che coltivano a Sagno buona parte delle erbe alla base dell’infuso (oltre all’artemisia anche genziana, liquirizia, semi di finocchio, bacche di sambuco, scorza d’arancia, tiglio, verbena, menta, zenzero, timo, alloro, salvia e camomilla) affermano che questo amaro sia una «coraggiosa interpretazione del tradizionale “medeghétt”, tipico liquore della Valle di Muggio» (ma non soltanto).

L’Amaro Generoso è proposto in due versioni: in modo che definiremmo tradizionale e come «riserva». Quest’ultima si caratterizza per un maggior invecchiamento che subentra dopo una macerazione degli ingredienti prolungata rispetto alla versione base.
Dal profilo del gusto, la versione tradizionale si presenta con un equilibrio piacevole, che rilascia note dolci e quasi floreali al primo attacco, con sentori di caramello che poi svaniscono lasciando il posto a sapori leggermente amarognoli, mai invadenti e piuttosto persistenti.
La versione «riserva» ha un carattere decisamente più pronunciato, con una struttura che definiremmo superiore. Il prevalere delle note amarognole si avverte fin dal primo sorso, con l’assenzio che emerge abbastanza nitidamente. Per noi, la riserva è davvero un amaro da sorseggiare a fine pasto, mentre per l’aperitivo sceglieremmo la versione base. L’Amaro Generoso è comunque un esperimento davvero ben riuscito: rispetto ad altri amari si muove con straordinaria brillantezza tra lo spettro dei sapori dolci e di quelli amari, senza mai sconfinare troppo nella mielosità e senza eccedere dall’altra parte, su toni che potrebbero dare fastidio.

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