In cantina

Vini bianchi del Ticino
tra qualità e innovazione

Vini bianchi del Ticino <br />tra qualità e innovazione

Vini bianchi del Ticino
tra qualità e innovazione

Vini bianchi del Ticino <br />tra qualità e innovazione

Vini bianchi del Ticino
tra qualità e innovazione

Una presentazione in anteprima dei vini bianchi ticinesi dell’annata 2020 ha chiamato a raccolta una ventina di produttori che si sono confrontati online dalla Casa del vino Ticino a Morbio con un gruppo di giornalisti specializzati, in rappresentanza di tutta la Svizzera.
In tempo di pandemia, Ticinowine s’ingegna per trovare soluzioni adatte alla bisogna e far conoscere una produzione, quella dei vini bianchi del nostro cantone, sicuramente secondaria rispetto a quella dei vini rossi, ma dinamica e di qualità, come la trentina di etichette assaggiate nel corso della degustazione online ha confermato.
Se il giudizio sulla produzione di vini bianchi ticinesi – storicamente relativamente nuova perché fino agli anni Ottanta siamo stati una terra di rossi – è più che lusinghiero, dall’incontro sono emerse alcune tendenze molto interessanti che ci offrono un’indicazione di quale sarà il futuro.
In primo luogo, lentamente e giustamente, sul fronte dei vini bianchi si stanno cercando alternative alla produzione legata al nostro vitigno principe, il Merlot, che per quanto degno di essere vinificato in bianco resta comunque più adatto ad una produzione qualitativa di vino rosso. Secondariamente, non è passato inosservato lo sforzo degli attori che si muovono all’interno della filiera per cercare di produrre secondo canoni sempre più rispettosi della sostenibilità ambientale. In questo senso, la ricerca di alternative ai metodi tradizionali di produzione non passa solo dalla cura del vigneto, ma anche dalla ricerca di nuove varietà a livello del vitigno, con l’affermarsi di qualità interspecifiche che ben si adattano al clima del territorio, offrono vini interessanti e hanno bisogno di un numero inferiore di trattamenti rispetto alle qualità impiantate sinora.
Accanto a Merlot, Chardonnay e Sauvignon, ecco dunque affacciarsi denominazioni nuove e relativamente poco conosciute dal grande pubblico, come Johanniter, Solaris, Muscaris, Souvignier gris e altro ancora.
L’impressione è che nei prossimi anni questi nuovi vitigni faranno il loro ingresso trionfale nella viticoltura ticinese, soppiantando molte qualità sulle quali si puntava sino ad oggi, perché – è un’opinione soggettiva ma largamente condivisa – se i vitigni interspecifici a livello di bacca rossa devono ancora compiere l’atteso salto di qualità, con le varietà a bacca bianca ci siamo, e allora il compito passa ai nostri enologi, che devono essere bravi a studiare gli abbinamenti giusti per presentare assemblaggi di qualità. Cosa che del resto, a giudicare dalla degustazione proposta da Ticinowine, sembra certa: freschi, fruttati, quasi tutti sorretti da una buona acidità, prodotti in vasche di acciaio inox oppure con passaggi in botti di legno, i vini bianchi prodotti in Ticino sono apparsi convincenti e soprattutto adatti a sposare mille occasioni di consumo, che vanno ben oltre il semplice aperitivo. Definire molti dei vini assaggiati come “beverini” o adatti alle serate estive sarebbe un insulto ai produttori: sul mercato ci sono etichette che si prestano ad accompagnare pasti impegnativi, dal pesce di lago o di mare alle carni bianche e persino ai formaggi, adatti anche ad un medio invecchiamento. Insomma, il Ticino dei bianchi sa farsi valere almeno quanto quello dei vini rossi.
Chi fosse interessato può seguire la presentazione dei vini bianchi 2020 cliccando qui.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

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