L’Italia verso un nuovo decreto, tra green pass e zone colorate

PANDEMIA

Il governo Draghi potrebbe seguire in parte il «modello Macron» – Green Pass per salire sui mezzi di trasporto e entrare nei luoghi a rischio assembramento – Tornano le zone gialle e la mascherina

L’Italia verso un nuovo decreto, tra green pass e zone colorate
© KEYSTONE (EPA/Massimo Percossi)

L’Italia verso un nuovo decreto, tra green pass e zone colorate

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Verso un’estate più tranquilla e all’insegna della normalità. Era questo l’auspicio, qualche mese fa, un po’ ovunque, considerato l’avanzamento della campagna di vaccinazione contro la COVID-19. Tanto che per la stagione turistica, la maggior parte dei Paesi ha quasi annullato del tutto le restrizioni, nella speranza di ripartire davvero dopo un anno e mezzo di pandemia. Ma l’aumento dei contagi e il diffondersi di varianti più aggressive e «appiccicose» sta portando un po’ ovunque a parziali dietrofront. E anche nella vicina Italia, meta di vacanza di molti ticinesi, le cose potrebbero a breve cambiare.

Il governo Draghi sta infatti lavorando a un nuovo decreto. All’inizio della prossima settimana si terrà la cabina di regia politica e nella giornata di giovedì il Consiglio dei ministri potrebbe dare il via libera al provvedimento.

Cosa cambierà? Probabilmente l’Italia (da subito o dal 1. agosto) seguirà (seppur in parte) il «modello Macron», rendendo obbligatorio il green pass (vaccinati, guariti o tamponati) per salire su treni, aerei e navi, entrare in cinema, teatri o sale concerti, frequentare palestre, piscine, discoteche e andare a vedere una partita. In pratica tutti i luoghi pubblici a rischio assembramento. In una prima fase saranno probabilmente esclusi dall’obbligo bar, ristoranti e negozi al chiuso - argomento che divide il governo -, ma l’obiettivo resta evitare future chiusure e convincere la popolazione a vaccinarsi.

Con il prossimo «decreto emergenza» sembra ormai certo che il green pass sarà rilasciato anche in Italia solo (oltre ai guariti negli ultimi sei mesi e ai tamponati entro le 48 ore) al completamento del ciclo vaccinale, quindi con la seconda dose di vaccino (mentre ora se ne può entrare in possesso già dopo la prima), in linea con quanto avviene nel resto d’Europa. E spetterà ai gestori dei locali accertarsi che i loro clienti siano in possesso del green pass, pena cinque giorni di chiusura per loro e 400 euro di multa per chi entra senza certificazione.

E l’Italia non intende abbandonare neppure i colori, ma con parametri nuovi. Non sarà più, probabilmente, l’incidenza dei casi a dettare la fascia colorata in cui rientra la regione, ma conteranno anche (e soprattutto) i ricoveri e l’occupazione dei reparti di terapia intensiva. In zona gialla non scatterà il coprifuoco, ma torneranno obbligatorie le mascherine all’aperto e altre restrizioni (ad esempio massimo di persone al tavolo al chiuso). Infine, lo stato d’emergenza in scadenza a fine mese potrebbe esssere prolungato di tre o sei mesi.

Nel frattempo, la regione Sicilia è corsa ai ripari in «autogestione». A causa del considerevole incremento del numero di contagi, sono in zona rossa Gela (dal 18 al 23 luglio), Mazzarino, Riesi e Piazza Armerina (fino al 21 luglio). Inoltre, il governatore della regione ha firmato un’ordinanza che rende il tampone «obbligatorio per chi arriva da Spagna e Portogallo e a coloro che nei 14 giorni precedenti vi hanno soggiornato o transitato».

La situazione epidemiologica

Tra giovedì e venerdì si sono registrati in Italia quasi 3 mila casi in 24 ore, un’incidenza dell’1,4%, e un raddoppio sfiorato rispetto a lunedì-venerdì della scorsa settimana.

Sono pure stati diffusi ieri i calcoli del matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo Mauro Picone del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac). Che indicano come l’epidemia di COVID-19 in Italia mostri i segni di una crescita esponenziale, alimentata dall’aumento dei contatti tipico della stagione estiva e dalla diffusione della variante Delta. È una situazione diversa rispetto a quella del luglio 2020, quando la percentuale di positivi ai test molecolari era un quarto rispetto a quella attuale e i ricoveri nelle terapie intensive erano meno della metà. «Come previsto - osserva Sebastiani - il rilascio delle misure restrittive della fine di aprile ha portato, dopo cinque settimane, a un aumento dei casi a livello provinciale dovuto alla presenza di focolai circoscritti diffusi su tutto il territorio nazionale». Facendo il confronto con la situazione a metà luglio 2020 emerge che l’attuale percentuale di positivi ai test molecolari, pari al 2%, è quadrupla rispetto a quella rilevata a metà luglio 2020, quando era dello 0,5%. Sempre rispetto a un anno fa è invece confrontabile il valore medio dei decessi, mentre i pazienti ricoverati nelle terapie intensive è più che raddoppiato. «Quella attuale e quella dello scorso anno - osserva l’esperto - sono comunque situazioni nelle quali pesano fattori di tipo diverso, a partire dalla campagna di vaccinazione».

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