«Su Matteo Salvini peseranno i danni della crisi di Governo sull’economia»

L’intervista

L’analisi della situazione politica fatta dal politologo e docente universitario Paolo Feltrin

 «Su Matteo Salvini peseranno i danni della crisi di Governo sull’economia»
La svolta. Dopo averla minacciata tante volte, Matteo Salvini ha avviato ora la crisi di governo. (Foto Keystone)

«Su Matteo Salvini peseranno i danni della crisi di Governo sull’economia»

La svolta. Dopo averla minacciata tante volte, Matteo Salvini ha avviato ora la crisi di governo. (Foto Keystone)

 «Su Matteo Salvini peseranno i danni della crisi di Governo sull’economia»

«Su Matteo Salvini peseranno i danni della crisi di Governo sull’economia»

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«Su Matteo Salvini peseranno i danni della crisi di Governo sull’economia»

 «Su Matteo Salvini peseranno i danni della crisi di Governo sull’economia»
Il premier Giuseppe Conte. (Foto Keystone)

«Su Matteo Salvini peseranno i danni della crisi di Governo sull’economia»

Il premier Giuseppe Conte. (Foto Keystone)

 «Su Matteo Salvini peseranno i danni della crisi di Governo sull’economia»

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«Su Matteo Salvini peseranno i danni della crisi di Governo sull’economia»

 «Su Matteo Salvini peseranno i danni della crisi di Governo sull’economia»
Qui ecco ancora Matteo Salvini. (Foto Keystone)

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Qui ecco ancora Matteo Salvini. (Foto Keystone)

 «Su Matteo Salvini peseranno i danni della crisi di Governo sull’economia»

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 «Su Matteo Salvini peseranno i danni della crisi di Governo sull’economia»

«Su Matteo Salvini peseranno i danni della crisi di Governo sull’economia»

La Lega di Salvini, stando agli ultimi sondaggi (vedi il grafico sopra), è la grande favorita in vista del voto anticipato. Ma i giochi sono davvero già tutti fatti? Abbiamo sentito il parere di Paolo Feltrin, politologo e docente di Scienze politiche all’Università di Trieste.

Nei mesi scorsi si è parlato così spesso di crisi di governo che quando è arrivata davvero più di un analista politico è rimasto sorpreso. Secondo lei cosa ha spinto Salvini a questa mossa?

«Io rientro nella categoria di coloro che sono rimasti spiazzati dalla mossa di Salvini e francamente non so cosa lo abbia spinto su questa via. Lo avesse fatto tre mesi fa lo avrei capito, ma ora no. Ad ogni modo non è detto che Salvini voglia andare veramente ad elezioni anticipate. Potrebbe trattarsi di un modo per rimarcare che il coltello dalla parte del manico ce l’ha lui. E anche per mettere a tacere alcune critiche interne alla Lega su alcuni risultati non raggiunti; primo fra tutti la questione delle autonomie regionali».

Quale sarebbe l’ostacolo maggiore al voto anticipato?

«I tempi stretti. Se si andasse alle urne ad ottobre, il Governo ben che vada entrerebbe in carica a metà dicembre, perché dopo il voto ci vuole circa un mese per l’insediamento delle Camere, poi vi è l’elezione dei presidenti di Camera e Senato e solo dopo arriva l’entrata in carica del Governo. Come sia compatibile tutto ciò con l’approvazione della finanziaria io ancora non l’ho capito. Forse si punta sulla benevolenza dell’UE (che potrebbe concedere più tempo a Roma per presentare i propri bilanci ndr) e degli speculatori che però potrebbero scatenare una crisi finanziaria in Italia nel bel mezzo della campagna elettorale».

I leghisti esultano per l’atteso ritorno alle urne. Ma spread e Borsa danno segnali negativi. La crisi di governo inciderà pesantemente sull’economia?

«Non c’è dubbio, la crisi di governo avrà ripercussioni negative sull’economia italiana. E questo potrebbe spingere la Lega a fare più un’azione dimostrativa piuttosto che un’azione reale. Va comunque detto che l’economia italiana per ora non va così male, in quanto è vero che il PIL è fermo ma l’occupazione cresce e crescono anche le ore lavorate. L’impressione è dunque che sia aumentato il lavoro in nero. È chiaro comunque che in una situazione di questo tipo nessuno si sogna di investire nel medio-lungo periodo. Per questo non so ancora se Salvini voglia veramente tornare alle urne o se questa sua mossa rappresenti il punto massimo della sua campagna elettorale permanente».

In vista del voto come farà Salvini a presentarsi come paladino del sud dopo aver sostenuto le richieste autonomistiche delle regioni ricche del nord?

«In realtà Salvini ha sostenuto in modo molto blando le richieste delle regioni del nord. Tanto che se c’è un punto di tensione tra Salvini e la Lega è proprio sulla questione delle autonomie, proprio perché Salvini non ha mai fatto la vece grossa su questo tema. In effetti gli interventi del ministro dell’Interno sono sempre stati incentrati su tasse, migranti, sicurezza e alcune questioni sensibili per l’elettorato meridionale, che tra l’altro nelle elezioni europee ha mostrato una certa delusione nei confronti del M5S. Quindi non vedo così complicato per Salvini tenere insieme i due fronti. Quello che invece potrebbe causare grosse difficoltà al leader della Lega sarebbe una fiammata della speculazione internazionale, la cui responsabilità, se arrivasse a settembre-ottobre nel bel mezzo di una crisi Paese, ricadrebbe solo sulle sue spalle».

Come vede invece il futuro politico del PD e dei pentastellati?

«Il PD potrebbe essere l’interlocutore più naturale della disintegrazione dei Cinque Stelle. Il punto è che finora il PD non ha mai ragionato in questi termini. Eppure dopo le elezioni europee il bacino elettorale dei Cinque Stelle è diventato interessante per un partito di centrosinistra. Attualmente il PD è attorno al 22% nei sondaggi, ma con il 17% del M5S, o anche nel caso riuscisse ad attirare a se il 10% dei voti pentastellati, diventerebbe un partito con oltre il 30% dei consensi. Anche Forza Italia potrebbe approfittare dello sgretolamento del M5S nel sud del Paese. E non capisco perché FI non cerchi di sviluppare una strategia nei confronti di questo elettorato deluso».

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