Hong Kong

Un fiume di persone in protesta per le strade

Le autorità hanno comunque deciso di portare avanti la controversa legge sull’estradizione dei criminali verso la Cina

Un fiume di persone in protesta per le strade
Foto Keystone

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PECHINO - La protesta oceanica che nel fine settimana appena trascorso ha raccolto un milione di persone per le strade di Hong Kong contro la proposta di legge sull'estradizione in Cina non ha fermato le autorità dell’ex colonia britannica che annunciano di voler andare avanti sulla normativa che consentirà di consegnare presunti criminali che saranno processati in base al sistema giudiziario cinese. E la sponda di Pechino arriva immediata.

La leader Carrie Lam, che con la Cina ha un asse preferenziale, ha affermato in una conferenza stampa che la nuova legge è importante e che aiuterà a difendere la giustizia e a onorare gli obblighi internazionali di Hong Kong: sarà approvata, come previsto, mercoledì. La Cina ha risposto a stretto giro di sostenere fermamente la legge e ribadisce che si oppone a «interferenze esterne».

Un fiume di persone in protesta per le strade

Lam a sua volta, ha cercato di rassicurare la piazza, sottolineando che le clausole di salvaguardia inserite nel testo serviranno a tutelare i diritti umani e che non c'è alcun pericolo che Pechino usi la legge come un cavallo di troia per mettere le mani su dissidenti politici e minoranze religiose all'interno del territorio di Hong Kong.

Ma l'intransigenza dell'esecutivo irrita il movimento di opposizione che ha già annunciato una nuova manifestazione mercoledì, proprio il giorno dell'approvazione della legge, davanti al Consiglio legislativo, il parlamento locale, che dovrà esaminarla.

Chi sarà inviato nella Cina continentale, è l'obiezione del movimento di protesta, non avrà gli stessi diritti che sono garantiti a Hong Kong nell'ambito del sistema legale ereditato dalla Gran Bretagna e che, in base al modello "un Paese due sistemi", stabilito nel 1997 al momento del passaggio alla Cina, fa parte delle garanzie di autonomia in vigore fino al 2047.

«Credo che la maggioranza della popolazione di Hong Kong sia davvero arrabbiata con la risposta di Carrie Lam alla nostra manifestazione", ha detto all'Ap Agnes Chow, una delle giovani leader della protesta, aggiungendo di «sperare che il governo rispetterà la nostra opinione».

Ipotesi improbabile, viste le premesse e i precedenti, come la sconfitta del Movimento degli Ombrelli del 2014 per una maggiore democrazia, che pure aveva 'occupato' il centro della città per 79 giorni tenendo sotto pressione il governo.

La nuova norma sarà applicata solo per i reati più gravi che prevedono almeno sette anni di prigione, ma i margini di arbitrio rischiano di essere ampi. E potrebbero coinvolgere, secondo Chow, manager, professionisti, uomini d'affari anche stranieri che operano in quel grande centro finanziario che è Hong Kong, se ipoteticamente «fastidiosi» per la Cina, definita dalla giovane leader della protesta «un luogo senza stato di diritto, senza rispetto dei diritti umani e senza libertà».

La Rivoluzione degli ombrelli del 2014

Già nel 2014, Hong Kong è stata protagonista di una protesta pacifica iniziata in settembre e durata 79 giorni allo scopo di ottenere il suffragio universale nell’ex colonia tornata alla Cina nel 1997. A dare il nome al movimento sono stati proprio gli ombrelli gialli alzati dai manifestanti per difendersi.

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