Non si placa la rabbia a Minneapolis per l’afroamericano ucciso

Stati Uniti

Il video in cui George Floyd, bloccato a terra da agenti di polizia, lamentava di non riuscire a respirare ha fatto il giro del mondo - Ora esplode la protesta - LE FOTO

Non si placa la rabbia a Minneapolis per l’afroamericano ucciso
Richard Tsong-Taatarii/Star Tribune via AP

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Non si placa la rabbia a Minneapolis per l’afroamericano ucciso

Esplode la rabbia a Minneapolis, dove oltre un migliaio di manifestanti si sono riversati in strada per chiedere giustizia. Giustizia per la morte di George Floyd, l’afroamericano che nel giorno del Memorial Day è stato soffocato da un poliziotto bianco durante il tentativo di arrestarlo. Una violenza inaudita, contro un uomo che era inerme e disarmato. Una violenza che in tanti vogliono non resti ancora una volta impunita.

Non si placa la rabbia a Minneapolis per l’afroamericano ucciso

La situazione ha rischiato di finire fuori controllo. Le forze dell’ordine sono dovute ricorrere al lancio di gas lacrimogeni e ai proiettili di gomma per disperdere la folla inferocita, che minacciosa aveva assediato il commissariato di polizia dei quattro agenti coinvolti. Tutti licenziati in tronco dopo il video della tragedia girato da un passante e che, diventato virale sulle reti sociali, ha scioccato l’America.

«Non posso respirare... ti prego... non posso respirare», implora la vittima bloccata a terra e ammanettata, mentre un agente gli preme con forza un ginocchio sul collo. Eppure «Big Floyd», come lo chiamava affettuosamente chi lo conosceva, era un colosso, un gigante alto quasi due metri. Un «gigante gentile», ricorda il proprietario del ristorante dove George da cinque anni lavorava come buttafuori. Ma il Conga Latin Bistro da due mesi è chiuso a causa della pandemia, e George era alla ricerca di un nuovo lavoro.

I fratelli e la sorella sono sconvolti e chiedono che i quattro agenti licenziati siano messi immediatamente in carcere e processati per omicidio. Uno di loro, Derek Chauvin, 44 anni, da 19 anni in polizia, è quello che ha premuto sul collo della vittima mentre i colleghi stavano a guardare, senza fare e dire nulla. Sarebbe stato coinvolto altre volte in sparatorie, uso eccessivo della forza e violazione delle regolari procedure. Così in rete i manifestanti si sono dati un nuovo appuntamento proprio davanti alla sua abitazione.

Ora la città del Minnesota rischia di diventare una polveriera, mentre l’Fbi ha aperto un’indagine e l’ex vicepresidente Joe Biden, candidato alla Casa Bianca, ha chiesto l’avvio di un’indagine federale definendo «vergognoso» il comportamento degli agenti ripresi nel video. Poco importa che un primo rapporto del dipartimento di polizia affermi come Floyd, sospettato di trafficare in documenti falsi, fosse sotto l’effetto di alcol o stupefacenti e abbia all’inizio opposto resistenza.

Sulle reti sociali intanto cresce l’indignazione di tanti cittadini comuni, ma anche di personalità della politica e star dello sport e dello spettacolo. La stella del basket LeBron James ha sfogato la sua ira su Twitter ricordando le lotte del movimento #BlackLivesMatter, così come su Instagram è intervenuta la popstar Madonna: «È la cosa più raccapricciante e straziante che io abbia visto da molto tempo a questa parte. Fuck the Police! Sì lo dico, non sono interessata a essere politicamente corretta. Sono interessata alla giustizia».

Anche l’ex regina delle passerelle Naomi Campbell ha twittato: «Non ho parole. Sono stanca di tutto questo e sono stanca di persone che muoiono senza motivo. Fate qualcosa!».

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