Bruciare d’entusiasmo

HUB

La Biennale della Calanca sta trasformando il territorio in una fiaba meravigliosa

Bruciare d’entusiasmo

Bruciare d’entusiasmo

Bruciare d’entusiasmo

Bruciare d’entusiasmo

Una valle che è ormai un museo a cielo aperto. Camminando si incontrano sculture e manifesti. Persino le case possono trasformarsi in un’opera, mentre le facciate delle chiese diventano una tela che si colora di emozioni. Perché in Calanca, da qualche anno a questa parte, tutto è possibile. Il territorio e l’arte si fondono, richiamando lassù persone che fino a ieri forse nemmeno sapevano dove si trovava quel luogo carico di storia, nei Grigioni ma a un passo dal Ticino. Quasi scontato, dunque, che da cosa nascesse cosa. La Biennale in corso fino al 26 settembre – con epicentro Rossa ed Arvigo – è la dimostrazione che pure in una regione periferica, se si ha il coraggio di osare, nulla è precluso. Il cielo è il limite. Quell’azzurro che si specchia nel Lagh de Calvaresc a forma di cuore e che rende unico il paesaggio come il mare di Monet, le nuvole di Van Gogh e i personaggi di Picasso nel suo periodo più cupo. «Una valle verticale fatta di sassi incontra altri paesi orizzontali fatti di sabbia» scrive Adriana Bertossa Klenk, in arte Adria Nabekle, ideatrice della Biennale.

/ Nelle fauci della creatività
/ Nelle fauci della creatività

Il successo del 2019, a Santa Maria, è stato sorprendente. Ma superarsi si può. Anzi, si deve. Anche se in mezzo alle due edizioni c’è stato qualcosa di inimmaginabile. Quel subdolo virus che ha costretto gli organizzatori a ripensare il canovaccio. Ad adattarsi. Quante lacrime, tutti, abbiamo speso per colpa del nemico invisibile. Lacrime vere, non di coccodrillo, che è l’immagine simbolo della mostra en plein air. Rappresenta il cambiamento climatico in atto. La Terra che brucia. È il messaggio che dalla Calanca (dove si incontrano la falda tettonica europea e quella africana, quasi un tenero abbraccio il loro) arriva in capo al mondo. Il rettile diventa così un’opera contraddistinta da 36 blocchi di granito estratti dalla cava Alfredo Polti Gneiss Calanca. Il biscione, lungo 25 metri e largo 12, è stato partorito dalla mente feconda dell’architetto Davide Macullo («padre» della Swiss House, casa-gioiello nella quale risiede), spalleggiato dai bambini della valle che con la loro fantasia hanno impreziosito la singolare opera che potrà essere ammirata a Rossa.

Davide Macullo
Davide Macullo

L’arte nel giardino che è allo stesso tempo la nuova glaciazione e un grido d’allarme per la sopravvivenza del pianeta. E l’arte ad altezza naso nell’esposizione itinerante, a Rossa e Arvigo, dei 220 manifesti realizzati da artisti internazionali. Si è dovuto fare una scrematura perché sulla scrivania di Adria Nabekle ne sono giunti ben 635 da 56 Paesi. A testimonianza che il tema scelto è più che mai azzeccato. E sta attirando in Calanca numerosi curiosi, assicurando indotto economico e una visibilità inaspettata. In valle sta arrivando un turismo di qualità. Quest’anno c’è altro a rendere ancora più meravigliosa la cornice di un quadro che raffigura bellezze bucoliche. Si sta costruendo qualcosa che va oltre l’effimero. Perché l’ombelico del mondo, se si guarda bene, lo si può scovare anche e soprattutto fra le creste della montagna. «L’idea alla base di tutto è quella di interagire totalmente con il territorio, di presentarlo come parte integrante dell’opera. Di fare, insomma, cultura del paesaggio», scrive l’ideatrice.

/ Un coccodrillo fragile
/ Un coccodrillo fragile

Chi volesse saperne di più (e dare un’occhiata ai coloratissimi manifesti) non ha che da cliccare sul sito www.calancabiennale.com. Vi accoglierà il «Calcroc», il Calanca Crocodile. Non morde, fidatevi. Tra le sue fauci c’è solo emozione. E voglia di rinascita. L’arte, in tutte le sue sfaccettature, è stata portata a Rossa dal suo figliol prodigo Davide Macullo, famiglia che annovera personaggi che si sono fatti strada in diversi campi (dalla pittura alla scrittura passando per la musica). Assieme all’artista parigino Daniel Buren ha progettato la Swiss House, una grande torre color rosso magenta e verde di due piani, in legno. Una «maison-sculpture» che non lascia indifferenti, inserita fra le abitazioni dei patrizi nella zona della chiesa parrocchiale, che è stata inaugurata il 29 settembre 2018. Un immobile unico nel suo genere che ha dato il «la» ad altre iniziative nel paese della Calanca interna di 154 abitanti, come quella dell’inglese David Tremlett che due anni fa ha dato un tocco di colore agli esterni di tre chiese grazie alla tecnica del «wall drawing». Lo va dicendo da tempo lo stesso Macullo: il villaggio ha tutto per diventare la nuova frontiera della civiltà a soli 90 minuti da Zurigo. E la Biennale lo dimostra, grazie al lodevole impegno, pure, delle autorità comunali, dell’associazione Parco Val Calanca e della fondazione RossArte.

Bruciare d’entusiasmo

AFFITTASI

Il rilancio parte anche dalle case secondarie

Sempre da Rossa è partito anche l’invito ai proprietari di case di vacanza e rustici ad affittarli invece di tenerli chiusi. In paese le abitazioni secondarie sono ben il 70%, un centinaio in totale, ma solo la metà sono «aperte» con regolarità. Peccato, si è detta la supplente municipale Cinzia Barzan, promotrice di un appello per invertire la tendenza. Soprattutto considerando che la domanda supera l’offerta, come si è avuto la prova la scorsa estate quando, complice la pandemia, in molti hanno riscoperto il piacere delle ferie a chilometro zero. Con poco si può davvero rendersi protagonisti del rilancio economico locale dell’intera Valle Calanca.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Hub
  • 1
  • 2
  • 3

    Una bellezza russa

    HUB SETTEMBRE

    Slavista e autrice di culto, Serena Vitale ha molto da raccontare

  • 4

    Philanthropist and gentleman - Rahmi M. Koç a creator of museums

    HUB COVER STORY SEPTEMBER

    They say that money, however helpful it may be, will never be enough to buy some things. On what these things are one can discuss at length but it’ s certain that among them there is good taste, an attitude that is becoming more and more rare. Someone who has no issues with money or good taste is the Turkish tycoon Rahmi M. Koç (the «ç» is pronounced as a «coach»).

  • 5

    Filantropo e gentiluomo

    HUB INTERVISTA

    Pochi tycoon spendono i soldi come il turco Rahmi M. Koç, fondatore seriale di musei

  • 1
  • 1