Filantropo e gentiluomo

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Pochi tycoon spendono i soldi come il turco Rahmi M. Koç, fondatore seriale di musei

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Si dice che il denaro, per quanto sia di aiuto in ciò che facciamo, non potrà mai acquistare alcune cose. Su quali siano queste cose si può discutere a lungo ma è certo che tra di esse vi è il buongusto, attitudine dello spirito che sta diventando sempre più rara. Chi non ha alcun problema di denaro, né di buongusto, è il magnate turco Rahmi M. Koç (la «ç» si pronuncia come in «cena»). Nato nel 1930 nella capitale Ankara, «Rahmi Bey» (come tutti lo chiamano in segno di rispetto) è celebre in tutto il mondo per il suo impero industriale, per il suo impegno filantropico e per il suo amore per la bellezza, si tratti di vecchie automobili o di miniature, di motori a vapore o tappeti rari. In favore di questa sua inclinazione parlano le sue magnifiche residenze e i musei che ha fondato e che tiene in vita attraverso diverse fondazioni a Istanbul, ad Ankara e ad Ayvalik, luoghi dove la cura per il dettaglio è maniacale, come lo è negli hotel della catena Divan di cui è proprietario, a partire dal Çukurhan, ricavato in uno storico caravanserraglio della cittadella di Ankara. Anche l’ufficio in cui ci riceve a Nakkaştepe, su una collina che domina la sponda asiatica del Bosforo, dove ha sede la holding Koç, è il miglior biglietto da visita per un businessman che desideri essere associato al bello.

Rahmi M. Koç ha iniziato a collezionare da bambino giocattoli che il padre gli portava in regalo dai viaggi di lavoro. Crescendo, ha iniziato ad accumulare gli oggetti più disparati, compresi pupazzi, bambole e figurini che recentemente ha deciso di destinare a una mostra che, salvo imprevisti legati alla pandemia di Covid-19, sarà inaugurata il prossimo 27 settembre al museo Rahmi M. Koç di Istanbul, il primo dei tre musei omonimi fondati dal magnate dal 1994 in avanti. Nel momento in cui Hub va in stampa, il conteggio delle bambole destinate alla mostra ammonta a 2.139, numero destinato probabilmente ad aumentare prima dell’inaugurazione.
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Ovunque, all’interno, si trovano opere e oggetti d’arte sapientemente esposti e bene amalgamati, mai ostentati. Sebbene abbia 90 anni (ben portati) e sia ormai «soltanto» presidente onorario della holding, Rahmi Bey fa ancora parte del Consiglio di amministrazione, tant’è che si presenta ogni giorno in ufficio per dire la sua, oltre che per rispondere alla corrispondenza e per seguire le case d’asta, per lui fonte inesauribile di oggetti da acquisire per accrescere le sue collezioni. Nel solo Museo Rahmi M. Koç di Istanbul, dedicato alla storia dell’industria e dei trasporti e ricavato in un cantiere navale d’epoca ottomana, gli oggetti in mostra sono più di sedicimila e sono sparpagliati su una superficie equiparabile a quella di piazza San Pietro a Roma. «Ho iniziato ad accumulare oggetti di antiquariato e industriali in età adulta - ci racconta il tycoon nel suo inglese impeccabile, appreso al college e perfezionato nel mondo degli affari -, ma il primo pezzo in assoluto è stato un treno elettrico della Märklin portatomi in regalo dalla Germania da mio padre Vehbi».

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Iniziatore nel 1926 delle attività imprenditoriali di famiglia, Vehbi Koç (1901-1996) ha passato il testimone a Rahmi, unico maschio di quattro figli, nel 1984, dopo una lunghissima gavetta all’estero e nella holding fondata nel 1963. Per quasi vent’anni, fino al 2003, Rahmi Bey è stato al timone di un gruppo che dà lavoro a più di centomila persone, che nel 2020 ha fatturato qualcosa come 26,2 miliardi di dollari e che controlla oltre cento aziende, tra cui Otosan e Tofaş (produttrici di autovetture Ford e Fiat, il core business del gruppo), Beko e Arçelik, produttori di beni durevoli, la catena di pasticcerie e hotel Divan e la banca Yapi Kredi (già partner di Unicredit). Molte aziende del gruppo sono quotate in Borsa a Istanbul. Dal 1975 al 2008 il gruppo Koç è stato proprietario anche di Migros Ticaret A.Ș., declinazione turca del colosso elvetico Migros.

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I rapporti tra la famiglia Koç e la Svizzera, però, non si fermano qui. «Mio padre Vehbi - ci racconta il magnate - vedeva la Svizzera come una gigantesca corporation situata in un grande parco verde. Personalmente adoravo recarmi a Zurigo per motivi di affari, anche perché mi diletto a parlare un po’ di tedesco; fare shopping a Ginevra, poi, era una delizia, mentre ora la città mi sembra un po’ troppo cambiata». Pur facendo base in Turchia, Rahmi Koç trascorre diversi mesi all’estero. Quando può si reca nelle sue proprietà in Provenza, a Lesbo e a Miami, dove possiede uno storico cantiere navale. Ama molto il mare e possiede diverse barche, la più grande delle quali è un ketch di 52 metri, di nome Nazenin 5, costruito nel cantiere RMK Marine di Tuzla, il cui acronimo corrisponde alle iniziali del tycoon. A bordo di una barca precedente, Nazenin 4, Rahmi Koç ha circumnavigato il globo con il suo equipaggio nei primi anni del millennio, dopo avere ceduto il testimone del Gruppo al figlio primogenito, ma senza mai perdere di vista gli affari e il collezionismo.

/ Ossessione blu
/ Ossessione blu

Ama anche gli sport invernali, Rahmi Koç. Ha praticato lo sci anche in età avanzata, finché un infortunio peggiore degli altri, a una spalla, non lo ha invitato a dedicarsi ad attività più sicure. La Svizzera, neanche a dirlo, è stata protagonista in questo suo svago. «Sciare a Zermatt e a St. Moritz - ci racconta sul filo della nostalgia - era un obbligo. A St. Moritz soggiornavo al Badrutt’s Palace Hotel, che prima di essere un albergo rappresentava per me un vero modo di essere. L’eleganza, lo stile, la qualità della vita, il cibo e il lusso che offrivano erano unici. Una sera cenavi in black tie durante una sfilata di moda; le altre ti godevi cene di alto livello in abiti eleganti. Il servizio era impeccabile. Anche il più semplice messaggio vergato a mano veniva portato da fattorini in guanti bianchi, su vassoi d’argento; la mancia, ovviamente, era un must.

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Andrea Badrutt si occupava personalmente di me e degli altri ospiti. Ricordo una curiosa disputa su come si dovesse presentare il burro: Andrea voleva che venisse servito a riccioli sul ghiaccio, mentre in famiglia preferivano panetti di burro confezionati. Piccole curiosità che ti portano ad apprezzare l’attenzione per il dettaglio». Altri ricordi meno piacevoli che affiorano alla mente di Rahmi Koç sono quelli che riguardano il figlio Mustafa, mancato nel 2016, all’età di 55 anni, per infarto. A lui, nel 2003, il magnate aveva passato la presidenza del Gruppo, poi raccolta dal secondogenito Omer, tuttora in carica (un terzo figlio, Ali, è presidente del Fenerbahçe, nota squadra di calcio di Istanbul). «Mio figlio maggiore, il defunto Mustafa, è stato un alunno del Lyceum Alpinum di Zuoz che, un po’ come il Badrutt andava oltre l’hotel, era ben più di una scuola: ti forniva la migliore istruzione e al tempo stesso ti preparava in tutto e per tutto alla tua vita futura». Quel che riserverà il futuro immediato a Rahmi M. Koç è scontato. La pandemia da Covid-19 ha rallentato le attività, ma lui – che ha contratto e sconfitto due volte il virus – continua imperterrito nella sua missione filantropica: accumulare nuovi oggetti da collezione, se necessario restaurandoli in modo filologico. Alimentato dal più esuberante dei combustibili, la passione, il tycoon punta deciso al traguardo dei 91 anni il prossimo ottobre. Prima, però - restrizioni permettendo - , troverà il tempo per inaugurare a Istanbul una mostra a lungo attesa che avrà per protagoniste circa 2.200 bambole storiche di ceramica, di legno e di pezza: oggetti che, in buona parte, ha accumulato lui stesso nel corso del tempo. L’appuntamento è per fine settembre, in un museo che, certo non per caso, porta già il suo nome.

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    They say that money, however helpful it may be, will never be enough to buy some things. On what these things are one can discuss at length but it’ s certain that among them there is good taste, an attitude that is becoming more and more rare. Someone who has no issues with money or good taste is the Turkish tycoon Rahmi M. Koç (the «ç» is pronounced as a «coach»).

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