Il futuro è già qui

HUB EXCLUSIVE

La strategia del Gruppo globale del caffè tra sostenibilità e continui investimenti

Il futuro è già qui
Giuseppe Lavazza CdT

Il futuro è già qui

Giuseppe Lavazza CdT

Il futuro è già qui

Il futuro è già qui

«Chissà dove si trova» mi domando mentre l’addetto stampa mette in pausa per attivare il ponte telefonico. In Brasile? In Cina? In una dimora di campagna in Piemonte? Risponde. Ci salutiamo. La sua voce è percorsa - e lo sarà per tutti i sessanta minuti precisi dell’intervista - da un tranquillo e quasi divertito entusiasmo. Ci scambiamo qualche battuta, poi la prima domanda e la prima risposta e a stretto giro arriva, per me, l’illuminazione.

Dove si trova? Giuseppe Lavazza - classe 1965, vicepresidente dell’omonimo Gruppo globale del caffè - si trova nel futuro. Credo mi stia rispondendo dal 2025, forse dal 2030. Sensazione giornalisticamente rarissima, netta e stupefacente. Non ce ne sono molti di imprenditori così: a questi livelli lo sguardo abbraccia molte più cose su scala globale di quanto possa fare quello di una persona comune. «Vede - spiega Giuseppe Lavazza - con la pandemia abbiamo saltato un ciclo. I problemi che come Gruppo stiamo affrontando in questi mesi sono quelli che avremmo affrontato tra cinque o dieci anni.

Il futuro è già qui

C’è mancata la terra da sotto i piedi mentre stavamo correndo molto veloci. Per non cadere, abbiamo dovuto accelerare ancora più». Parentesi informativa: nel 2019, con 2,2 miliardi di euro di ricavi e 127,4 milioni di utile netto, Lavazza ha registrato rispettivamente +18% e +45% sull’anno precendente. Sì, stavano correndo veloci. «La crisi economica da Covid-19 - prosegue Giuseppe Lavazza - ha fatto emergere tensioni e limiti che non sapevamo di avere. È stata una cartina tornasole, una sollecitazione improvvisa. Oggi ci stiamo rendendo conto di come sia importante agire con largo anticipo per non subire gli eventi e di quanto sia indispensabile difendere principi e valori che davamo per scontati e che invece si stanno rivelando fondamentali per costruire una convivenza mondiale sempre più civile.

Il futuro è già qui

Abbiamo assistito negli ultimi mesi alla tentazione, da parte di molte nazioni, di ripiegarsi su se stesse: è un segnale di allarme. Le persone non possono vivere in un alveare. C’è bisogno di un mondo aperto, in grado di creare collegamenti, contatti, scambi». Da questo punto in poi dell’intervista la voce di Giuseppe Lavazza assume una sfumatura particolare: le parole e le idee diventano più ferme e precise, la visione del presente e del domani più lucida.

Dall’analisi si passa alla strategia, dalla strategia all’execution. Al Gruppo Lavazza, la volontà di tutti gli azionisti è di continuare nel piano di investimenti programmato. «Stavamo iniziando a traguardare il futuro. Quindi proseguiremo» dichiara Giuseppe Lavazza, e aggiunge: «La pandemia è stata uno stop impressionante: questa è la prima cosa da dire con estrema chiarezza. È stata una sciagura che dobbiamo considerare negativa nella sua totalità.

Non dobbiamo permetterle di riportarci indietro e dobbiamo comprimerla nel più breve tempo possibile. Essa è priva di qualsiasi aspetto positivo o di qualsiasi comunicazione che possa solleticare la nostalgia. Una regressione economica, una descrescita messa a programma culturale o politico, non porterebbero a niente o solo a disuguaglianze. Questi temi un po’ idealistici vanno ripensati alla luce di quanto è successo. Essi, lo stiamo capendo in modo retroattivo, si portavano dietro conseguenze che nel lungo termine rischiavano di essere esattamente quelle che purtroppo abbiamo vissuto negli ultimi mesi».

Il futuro è già qui

È il grande tema di questi anni: la tensione tra le forze che guardano indietro e quelle che «strappano» in avanti. «La sostenibilità è il driver su cui tutti ci stiamo impegnando per approdare a soluzioni che consentano di transitare da un certo tipo di strutturazione economica e industriale a un altro tipo di modello di sviluppo. Occorre creare una transizione rapida ma non distruttiva. C’è un trend che va incoraggiato: economia e finanza sono già orientate in questa direzione. Bisogna dar tempo alla domanda affinché si consolidi senza ideologizzarsi». Senza ideologizzarsi: due parole che rendono bene la sfida per il Gruppo Lavazza e per chi, semplicemente, non vede l’ora di bersi un buon caffè in un bar affollato di persone indaffarate e felici.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Hub
  • 1

    Hi-end elvetico fra artigianalità e alta tecnologia

    HUB

    Benvenuti nel tempio del piacere. Tra metalli nobili, chassis in alluminio torniti dal pieno, sapienza artigianale e componenti iperselezionati. Avrete la sensazione di una performance dal vivo dove ogni dettaglio è presente con una perentorietà mozzafiato. In Svizzera si può allestire, dalla testina per i vinili al diffusore, una catena audio completa: convertitori, amplificatori e anche speciali depuratori per la corrente elettrica. Ecco lo Swiss sound, la Bibbia del bon son dove la riproduzione artificiale diventa esperienza sonora e orgoglio identitari. «Made in Switzerland» è un vanto anche per l’audio, come per l’orologeria di lusso.

  • 2

    The excellence of Swiss innovation and design

    HUB

    Welcome to the temple of pleasure. Among noble metals, an aluminIum chassis spun from solid craftsmanship and hyper-selected components. You will have the feeling of a live performance where every detail is present with breathtaking firmness. In Switzerland, a complete audio chain can be set up, from the vinyl head to the loudspeaker: converters, amplifiers and even special purifiers for electricity. Welcome to the world of Swiss sound.

  • 3
  • 4
  • 5
  • 1
  • 1