Lo shock del silenzio

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KTM Freeride E-XC,l’enduro gentile

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Dove osano le biciclette

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Foto Chiara Zoccheti
Foto Chiara Zoccheti

Per i motociclisti di lungo corso guidare una moto elettrica è come per i gourmand più intemerati mangiare una carbonara vegana: lascia interdetti. Tuttavia, in tempi di mobilità sostenibile e di viva sensibilità ecologica sembra savio riflettere sulle declinazioni più felici dei veicoli a propulsione elettrica. Quando è davvero utile dare una scossa alle nostre passioni? Vi sono contesti motoristici in cui l’uso di mezzi a batteria sembra davvero blasfemo per i cultori e soprattutto privo di ragioni. Prendiamo la recentissima Harley-Davidson LiveWire: come definirla se non sacrilega? Un harleysta al solo sentirla passare vorrebbe scavarsi una fossa con il badile rovesciato di uno Shovelhead del 1978 da 1.340cc. Il fragore di un Big Twin, il piacere di mettere mano alla meccanica nel proprio garage, l’epica selvaggia di libertà, puzzo di benzina e olio motore vengono beffardamente svirilizzati dalla pruderie delle zero emissioni. E non importa quali straordinarie prestazioni possa generare, perché per un purista avranno l’efficienza di un elettrodomestico. Vi sono invece contesti in cui l’assenza di inquinamento atmosferico e acustico sembrano prerequisiti al quieto vivere e al genuino piacere della cavalcata. Per questo abbiamo scelto la KTM Freeride E-XC e abbiamo deciso di portarla sulle rive del Ceresio per capire quanto sia effettivamente sostenibile. Chi pratica enduro da una trentina d’anni è abituato a essere percepito con ostilità dall’ambiente circostante: urla, levate di rastrelli, inseguimenti di cani e fucilate al sale rappresentano il prezzo da pagare per baloccarsi con il chiasso e le nuvole di fumo bianco di una due tempi racing. Ma al di là delle reazioni dei villici, i motori a combustione interna terrorizzano la fauna dei boschi, squarciando l’armonia e l’incanto di interi ecosistemi. Ecco allora che un veicolo silenzioso e pulito può rappresentare il futuro, specie se attrezzato, come nel caso di questa prova, del migliore know-how KTM e di una ciclistica con sospensioni WP Xplor sia all’anteriore sia al posteriore. Il primo contatto è curioso. Intanto c’è la chiave, dettaglio inconsueto per una Exc. La giriamo e aspettiamo che il display centrale, che propone tre modalità di guida – eco, enduro e full power – ci dia l’ok, quindi mettiamo la prima. Ah no! Non c’è il cambio e non ci sono marce. Al posto della frizione troviamo il freno posteriore, come su una bicicletta. E della bicicletta la Freeride ha la leggerezza, tanto da far venir voglia di buttarsi giù da un percorso di downhill, dove peraltro sarebbe ammessa. Si maneggia con una facilità irrisoria, ma quando si accelera con decisione la propulsione in avanti del sincrono brushless da 24,5 cavalli è elettrizzante, quasi sconcertante, ben superiore a quella di una docile cavalletta da moto-alpinismo. In assenza di ruggiti dallo scarico, la coppia sprigionata – di 42 Nm, superiore a quella di un EXC-F 250, e subito disponibile – può anche far prendere male le misure e spesso ci si trova ad arrivare troppo veloci sull’ostacolo o sul paletto. The shock of silence! Provvidenzialmente le sospensioni sono di alto livello e i freni Formula non deludono, con una nota di merito per quello posteriore, che ha un ottimo mordente. La concorrenza specialistica, poi, è di micro-nicchia e non può certo contare sull’allure ready to race e sulle rassicurazioni post-vendita di un nome come KTM. Si segnala in particolare l’italiana Tacita T-Race Enduro, moto davvero ben costruita e dalle eccellenti prestazioni, eppure con un prezzo che si avvicina ai 25mila euro, dunque per veri amatori. Ma lasciamo le potenzialità da estremo di questa E-XC alle riviste dedicate all’off-road. Per questo test volevamo vivere l’enduro elettrico anche nel quotidiano, fra la gente. Andare con la moto a fare colazione, a prendere il giornale, in scampagnata, per capire come si comportava e come veniva percepita. Ebbene, fin dai primi metri si apprezza la perfetta posizione di guida - con una triangolazione sella-pedane-manubrio quasi confortevole per un pilota da un metro e 75 - l’assenza di vibrazioni e la stabilità dello chassis, anche se sull’asfalto è bene non esagerare con le pieghe a causa di pneumatici trialistici. L’autonomia è salita a un’ora e mezza – comunque inadeguata per qualunque idea di trasferta, eppure sufficiente per gustose escursioni - e il KTM PowerPack a ioni di litio si ricarica al 100% in soli 110 minuti. Il pacco batteria, posizionato sotto la sella, è veramente pratico da estrarre e permette oltre 700 ricariche a pieno regime. La presenza di chiave e bloccasterzo vi permetterà di parcheggiarla serenamente mentre sorseggiate un caffè, senza il timore che il primo «curioso» di passaggio possa metterla in moto e farci un giro, anche perché stiamo pur sempre parlando di un giocattolo che esce a listino per il 2022 a 11.335 euro. Il sibilo emesso dal propulsore a magnete permanente è discreto, con piacevoli scoppiettii di energia in rilascio, e le cromie della fun bike KTM sono vivacemente eleganti, con lampi di blu che danno una scarica di specificità ai tipici colori della casa austriaca. Ma se pensate di venire accolti dai georgici con latte appena munto e collane di papaveri, dai passanti urbani con gli occhi umidi di commozione e dalle forze dell’ordine con fischi di approvazione, avete sperato troppo. La cultura dell’elettrico non è ancora penetrata nei riflessi condizionati dell’immaginario collettivo e il veicolo, benché educatissimo, è ancora percepito come una moto. Magari non attirerete l’attenzione in mezzo alla campagna, ma già sul lungolago verrete inseguiti da più di una parolaccia e da qualche anziano giocatore di bocce che non accetta escursioni nei suoi sabbiosi feudi.

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