Musica con vista

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Gli studi di registrazione sono diventati resort di lusso e di ispirazione

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L’evocativa sala di registrazione per pianoforte con veduta della natura imbiancata, presso i Powerplay Studios a Maur, vicino a Zurigo (foto Rene Tanner)

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L’evocativa sala di registrazione per pianoforte con veduta della natura imbiancata, presso i Powerplay Studios a Maur, vicino a Zurigo (foto Rene Tanner)

Al centro di uno studio di registrazione, sono avvolto da un paesaggio acustico creato all’unisono dalla mia mente e dalle mie mani. Sto disegnando suoni dal profondo di me stesso. La persona nella stanza accanto li fissa trasfigurati nel cangiante mosaico digitale che le appare sullo schermo. Ecco l’ultimo riff, poi la chiusa della canzone. Riapro gli occhi, le mani sono indolenzite, lancio al tecnico del banco di regia un’occhiata interrogativa e lui di rimando, in cuffia, mi dice: «Questa era proprio perfetta». Respiro. Ritrovo il mio corpo di sempre, di quando non sono posseduto dalla musica. Depongo il basso sul suo supporto, in mezzo a molti altri, e sciolgo i muscoli. Un’ultima occhiata dubbiosa al tecnico; sorridendomi, alza il pollice. È ok, è fatta. Adesso gli tocca rifinire con puntiglio certosino la mia musica, prima che venga presentata al mondo. Esco dalla sala di registrazione, cammino lungo il corridoio che mi porta alla terrazza esterna e alla piscina. Mi fermo e respiro il profumo del mare, il ritmo delle onde giù in basso sostituisce nelle mie orecchie quello della batteria elettronica. Lo studio di registrazione si trova su un’isola e fornisce tutto quello di cui un musicista ha bisogno: magistrale know-how tecnico, ampie collezioni di strumenti musicali, panorami che sono innanzitutto spazi mentali e quindi artistici, solitudine, compagnia, ampi spazi per il riposo, per il divertimento e per la rêverie. Di fatto, gli studi di registrazione sono diventati sofisticati resort che uniscono un lusso a sette stelle a un’alta ingegneria del suono. Un mondo a parte di quel mondo a parte che sono i musicisti di professione. E da qui iniziamo il nostro viaggio, metà musica e metà business, fra i migliori studi d’Europa. «Ho aperto nel 2009, realizzando il mio sogno di costruire uno studio di registrazione professionale», ci racconta Kostas Kalimeris, proprietario dei Black Rock Studios a Santorini. «Cercavo un posto dove creare e registrare musica. Un amico con i contatti giusti mi ha indicato questo luogo e a me è parso subito un messaggio inviatomi dagli Dei. Ora è una villa al servizio di chi cerca ispirazione. L’esclusività stessa della location è funzionale a una produzione musicale che fa della perfezione - richiesta dal mercato digitale - il principale atout. Ospitiamo due tipi di artisti: quelli in cerca di ispirazione e quelli che vogliono lavorare senza distrazioni su un progetto preciso. Anche i produttori che vogliono ‘isolare’ i propri artisti in luoghi discosti e un po’ esotici si rivolgono volentieri a noi. In generale qui si viene perché c’è una buona energia, lo testimonia l’album pubblicato da Joe Bonamassa nel 2010. Si intitola Black Rock proprio per via delle belle giornate che il musicista ha passato qui». Il trend degli studi residenziali è di fatto iniziato nei primi anni Duemila, quando la richiesta di studi di registrazione che fornissero anche hospitality a sette stelle si intensificò senza mai più indebolirsi. Nemmeno con l’arrivo della pandemia. Negli ultimi anni, dalle residenze di campagna riconvertite fino agli studi realizzati da zero in location eccentriche come una foresta tropicale, è stato tutto un fiorire di studios che puntano con decisione a fornire ambienti esclusivi che isolino dal mondo - e magari anche dai vizi - e che lascino libera l’ispirazione. È il caso degli storici Powerplay Studios a Maur, vicino a Zurigo: «Siamo situati in una posizione idilliaca con vista sul Greifensee», spiega il responsabile Cyrill Camenzind ad Hub. «Da noi trovi la migliore tecnologia e un know-how d’alto livello, il tutto lontano dallo stress della città. I nostri ambienti sono stati rinnovati dall’epoca in cui, proprio tra queste pareti, nacque The Final Countdown degli Europe, ma il fascino ‘rock ‘n’ roll’ è sempre presente. La musica trasuda dalle pareti e ci sono oggetti ispiratori in ogni angolo, dal jukebox alla collezione di chitarre e amplificatori vintage». Non per nulla, tra chi ha apprezzato i Powerplay, troviamo nomi quali Lenny Kravitz, Lady Gaga e il compianto Prince. Quest’ultimo ha registrato qui per quasi due settimane. «Si godeva la pace e la tranquillità - racconta Camenzind - e poteva passeggiare da solo in riva al lago senza che nessuno si girasse a guardarlo, tantomeno i contadini della zona. In una grande città americana l’avrebbero mangiato vivo». Insomma, sovente la creatività pop è come tutte le altre: nasce più da un certo tipo di raccoglimento artistico che dalla confusione esistenziale e mentale fuori controllo. E ancor di più oggi. «Il settore degli studi di registrazione residenziali è in forte crescita», ci racconta Stijn Verdonckt, responsabile dei Daft Recording Studios in Belgio, una struttura che può ospitare fino a quaranta persone. «Questo perché l’odierno mercato della musica digitale si basa sui volumi: più questi sono importanti, più si guadagna. Esempio: per un milione di ascolti stream di un brano, Spotify paga circa 3.800 franchi all’avente diritto (autore, produttore o etichetta). Nel mondo dell’hip-hop una band emergente raggiunge facilmente quota cinque milioni di ascolti, quelle più consolidate i 500 milioni di ascolti stream. Con il digitale si è assistito alla nascita di una miriade di piccoli studi che, però, non possono offrire molto in termini di qualità del prodotto finale. Perché di questo stiamo parlando. Oggi il pubblico resta sedotto da brani realizzati con accorgimenti iper-professionali. E così, vediamo notevoli investimenti nelle produzioni al fine di ottenere i prodotti ‘giusti’ per un mercato che cerca perfezione formale e levigatezza di suono. È qui che la produzione diventa affare di pochi. Al Daft siamo molto ottimisti, riteniamo che il mercato raddoppierà nei prossimi anni». Già, perché nonostante la proliferazione dell’home recording - dove la qualità del software consente prestazioni più che dignitose anche al neofita dilettante - resta vero che chi lavora (e guadagna) ai massimi livelli non può accontentarsi né andare al risparmio. È il motivo per cui l’eredità dei gloriosi Seventies, con le dimore di campagna inglesi in cui rifugiarsi per dare alla luce futuri pezzi di storia pop, è ora raccolta in pieno dalla rete mondiale dei residential studios. Tra questi, uno dei primi e ancora dei più importanti è Real World Studios, realizzato da quel visionario di Peter Gabriel nella metà degli anni Ottanta. «L’idea di Gabriel per lo studio era semplice e chiara», ci spiega il responsabile Tim Oliver. «Doveva essere vicino all’acqua corrente, la visione sul paesaggio esterno doveva esser parte integrante dello studio interno, e infine doveva esserci abbastanza spazio per far lavorare nella stessa stanza artisti e tecnici mantenendo tra tutti il contatto visivo. Idea radicale che è diventata pratica comune». I RWS sono un ottimo esempio di commistione tra layout tecnico e comfort sensoriale avvolgente. Combinazione apprezzata da clienti regolari come Van Morrison, Tom Jones, Elbow e Harry Styles. Da qui, negli anni, sono passati anche Kanye West, Jay-Z, Beyoncé, Kylie, Alicia Keys, New Order e Mumford & Sons. Per tutti questi e per altre migliaia di loro colleghi, gli studi residenziali sono indispensabili oasi creative. Certo, qualche «passatempo» è permesso ma l’epoca maledetta del rock è finita. «Solo una volta ho avuto un artista troppo festaiolo», ci ha raccontato Kalimeris. «In generale vengono artisti con chiari obiettivi da raggiungere e che sentono la responsabilità verso i propri fan». Parliamo di star come Justin Bieber, gli One Republic, che qui hanno registrato Counting Stars, i Bring Me The Horizon, Skrillex e Björk». Dalle sale classiche dove si arrangiavano le idee del musicista, si è insomma arrivati a studios residenziali lussuosi e levigati che facilitano l’accesso all’empireo delle classifiche digitali.

Rock ‘n roll e filosofia

I grandi filosofi come Eraclito, Platone, Schopenhauer e Nietzsche e le grandi rockstar come Hendrix, i Doors, i Queen e i Nirvana, hanno molte più cose in comune di quelle che si possa immaginare. Le due categorie, infatti, sono accomunate dallo sforzo di conoscere e approfondire il reale, e talvolta di «ampliare il fronte del possibile». «L’arte di sfasciare le chitarre» (Arcana edizioni, 2021, 108 pp.) del giovane filosofo italiano Stefano Scrima è un libro per gli amanti del rock che vogliono approfondirne la filosofia, ma anche per amanti della filosofia che già sapevano di quanto questa fosse rock.

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