Ero ben giovane, avevo una Fiat Panda 30 raffreddata ad aria, di colore rosso, e ogni volta che il lavoro me lo permetteva macinavo non pochi chilometri per raggiungere la campagna gardesana. Lì, tutto era pagano ai miei occhi: la vendemmia; i campi di grano dove s’intersecavano, quasi invisibili, i sentieri che l’automobilina percorreva come inghiottita tra le spighe; i cipressi sulla cresta delle basse colline, tra le cui ombrosità pareva rifugiarsi lo spirito di Catullo; persino la torre di Solferino, con il ricordo di Henry Dunant; e naturalmente le anse inattese del Mincio, e le ninfee. La giovinezza, per rubar parole al poeta, altro non è che «la grande estate delle cose umane» e ognuno di noi l’ha vissuta - l’ha incendiata - in un luogo che porta nel cuore. Fu in quegli anni che conobbi, a Pozzolengo, il regista Franco Piavoli, inesausto amante del proprio territorio. Poi la giovinezza finì... Poche settimane fa, nottetempo, riguardando il suo «Al primo soffio di vento» per contrastare la spirale di burocrazia dentro cui il mondo pare scivolare senza resistenza, mi dissi che di Piavoli, oggi 88 anni, si doveva assolutamente parlare su Hub. Cosa che accade in questo numero, dove per profonda affinità elettiva proponiamo anche un’altra storia «glocal» di amore per il paesaggio: quella che si sta svolgendo in Val Calanca. Lo facciamo a modo nostro, cioè sperimentando: dopo un breve articolo introduttivo, troverete un apologo dove Lugano e la Calanca non vengono mai menzionate, ma ci sono, eccome se ci sono. Buona lettura.

I was a young man with a red air-cooled Panda 30 and, whenever I could, I would drive many kilometers to reach the countryside around Lake Garda. There, everything looked holy to my eyes: the grape harvest; the wheat fields where paths intertwined, as if invisible; the corn fields through which my small car drove; the cypresses on the crest of the low hills, among whose shadows the spirit of Catullus appeared to take refuge; even the tower of Solferino, with the memory of Henry Dunant; and of course the unexpected bends of the river Mincio, and the water lilies. Youth is nothing more than «the great summer of human things» and each one of us has experienced it - and burned through it - in a place that we carry in our hearts. It was during those times that I first met with film director Franco Piavoli, a passionate lover of his homeland. Fast forward to the present when, one evening of a few weeks back, I was watching «Atthe first breath of wind» (2002) to escape from today’s spiraling bureaucratic society. I told myself that Piavoli, who is now 88 years old, really should be featured in Hub. Which is what you’ll find in this issue, where out of a profound sense of elective affinity we also inserted another «glocal» story of love for the landscape: that which is taking place in Val Calanca. Following an introductory article, you’ll find a metaphorical story where Lugano and Calanca are not mentioned at all, but they are there, of course. Good reading.

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