Elezioni federali

A sinistra del PS si sogna con Greta

La lista unica formata da Verdi, PC, Forum alternativo e POP sarà svelata il 12 giugno – Gysin in pole per gli Stati - Franco Cavalli: «Marina Carobbio come candidata unica d’area non è una buona tattica» - IL VIDEO PUNTATA

A sinistra del PS si sogna con Greta
Da sinistra Franco Cavalli, Gianni Righinetti e Sergio Morisoli. (Foto Putzu)

A sinistra del PS si sogna con Greta

Da sinistra Franco Cavalli, Gianni Righinetti e Sergio Morisoli. (Foto Putzu)

MELIDE - Mancano ancora diverse settimane al 12 agosto, scadenza in Ticino per la presentazione delle liste in corsa alle elezioni federali. Tra i partiti c’è però grande fermento: in attesa del Congresso di metà giugno, sin qui solo il PS ha svelato le sue carte. Ma a sinistra è tempo di grandi manovre anche sul fronte più radicale, come emerso durante l’ultima puntata de «La domenica del Corriere». Ospite di Gianni Righinetti su Teleticino, il fondatore del Forum alternativo Franco Cavalli ha anticipato alcune mosse strategiche sull’asse rosso-verde. «Siamo alle battute finali: resta solo da definire il nome e l’ultima pennellata alle candidature. Il lancio della lista con Verdi, PC e POP è previsto il 12 giugno, quando è in programma una convention “all’americana”, diciamo così». Stando a nostre informazioni Cavalli – già consigliere nazionale per il PS tra il 1995 e il 2007 – potrebbe essere della partita per la Camera bassa. Ma la formazione che per il Nazionale procederà a una congiunzione tecnica con la lista del PS intende piazzare un profilo forte anche per il Consiglio degli Stati. «Marina Carobbio come candidata unica d’area? Non sono sicuro sia una buona tattica» ha rilevato Cavalli, contrapponendosi all’auspicio del presidente socialista Igor Righini. «In un momento che è favorevole per la sinistra – ha spiegato – in noi prevale l’opinione che un secondo candidato potrebbe trascinare maggiormente tutta l’area progressista». Non solo, Cavalli si è spinto oltre: «Siamo nell’anno delle donne; meglio quindi puntare su una candidata. È proprio questo uno degli ultimi tasselli da definire». Un tassello che di nome fa Greta e di cognome Gysin. L’ex deputata ecologista sarebbe pronta al grande ritorno sulla scena politica. Ma se per il Nazionale non vi sono problemi, l’unica incognita per la candidatura di Gysin agli Stati potrebbe riguardare il suo domicilio (in passato spostato a Zurigo). Fosse ancora così, per legge l’eletto domiciliato fuori cantone deve portare il domicilio in Ticino entro tre mesi dalla proclamazione dei risultati.

«Ma questa lista fa paura alla destra?» ha chiesto Righinetti al secondo ospite, il capogruppo dell’UDC in Gran Consiglio Sergio Morisoli: «Non fa paura, anzi può essere utile. La lista con il Forum alternativo di Cavalli non ruba voti noi. Obbliga per invece il PS, partito di Governo, a ridefinirsi e a farsi un esame di coscienza circa la missione della sinistra nelle istituzioni». Detto ciò Morisoli ha ammesso: «Il sistema elettorale alle federali è molto attrattivo per la sinistra. Un aspetto, questo che non ci mette al sicuro». A destra, ha concluso, «si tratta di capire se l’accordo fatto con la Lega terrà. Resto dell’idea che una candidatura unica agli Stati sia da preferire, ma l’intesa raggiunta dai vertici di UDC e Lega prevede altrimenti. Molto dipenderà dai concorrenti, ma per ora non ho avvertito subbugli».

Il fenomeno Thunberg, Kering e lo sviluppo economico

Da Greta Gysin a Greta Thunberg. A «La domenica del Corriere» non si è discusso solo di elezioni federali, ma anche di ambiente e sviluppo economica. «Greta Thunberg è un fenomeno, che come altri appare e prima o poi disappare» ha indicato Morisoli. Per poi aggiungere: «Il suo ideale è profondo, va condiviso ed è da ammirare. Mi fa più paura cosa sta attorno a lei; qualcosa che rischia di non capire vista la sua giovane età. Lo sfruttamento dei media e di alcune organizzazioni sta deviando gli sforzi sulla protesta, togliendoli agli studi e ai progetti degli specialisti che da decenni mirano proprio a migliorare l’ambiente». Di diverso avviso Cavalli: «Greta ha scatenato qualcosa che tra i giovani era già presente. Un po’ come nel ’68, è un movimento dal quale non si torna più indietro, non un fuoco di paglia. Corrisponde a un sentimento che anima i giovani e che forse le persone più anziani faticano a capire».

«Ma quanto è urgente la svolta ambientale?» ha rilanciato Righinetti. «La politica deve dare risposte intelligenti, magari educando meglio e senza millantare soluzioni miracolose nel giro di qualche anno. C’è tempo per fare le cose giuste e cambiare quelle sbagliate, in modo onesto» ha affermato Morisoli. Più drastico Cavalli: «Di tempo non ne resta moltissimo: il riscaldamento climatico corre e lo stesso fa l’inquinamento. È urgente cambiare direzione. Pensiamo alla realtà locale : l’aeroporto di Lugano, e i suoi voli interni inquinanti, vanno davvero salvati ?».

Un interrogativo, questo, che ha portato sotto i riflettori la realtà ticinese e in particolare l’annunciato trasferimento verso l’Italia del gruppo Kering. «Chi si occupa di economia – ha evidenziato Morisoli – non può essere sorpreso. I fenomeni economici non sono duraturi e radicati in un posto. Se c’è un nomadismo crescente di lavoratori allo stesso modo ve n’è uno di posti di lavoro che delocalizzano. E non è sempre facile impattare i due movimenti». Sulla scelta di puntare sul settore della moda in Ticino Morisoli ha invece precisato: «Il comparto della moda è nato e cresciuto per molte ragioni. Sarebbe stato peccato non accoglierlo. Con la stessa consapevolezza dobbiamo però anche ricordare che non siamo una monocultura economica e presentiamo una economia diversificata». Una visione, questa, messa in dubbio da Cavalli: «Io sono per un’economia guidata parzialmente e non in mano al libero mercato, che genera grandi disparità. La moda è aleatoria per definizione, e a mio avviso è stato un errore puntare su un settore che da 30 anni è una priorità in Italia. Era dunque logico che tornasse verso la madre Italia». In prospettiva Cavalli ha quindi aggiunto: «Dobbiamo investire in altri campi: il Ticino investe solo l’1% del PIL nella ricerca, mentre Basilea e Zurigo il 5-6%. Insomma: invece di regalare 50 milioni di imposte super ricchi, il Cantone punti forte sulla ricerca, un ambito solido e che crea indotto, penso ad esempio alla farmaceutica».

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