Berset e la sua amante: il duello Galfetti-Pasi

La domenica del Corriere

La mediatizzazione e l’intimità dei politici, il confronto tra i due noti avvocati ticinesi - Laura Riget: «Caso montato ad arte» - Sabrina Gendotti: «Ogni politico sa che la sua vita può finire sui media» - La replica su Teleticino alle 22

Berset e la sua amante: il duello Galfetti-Pasi

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Berset e la sua amante: il duello Galfetti-Pasi

Berset e la sua amante: il duello Galfetti-Pasi
La puntata de La domenica del Corriere e i suoi ospiti. © CDT/Chiara Zocchetti

Berset e la sua amante: il duello Galfetti-Pasi

La puntata de La domenica del Corriere e i suoi ospiti. © CDT/Chiara Zocchetti

È stato un botta e risposta senza tregua quello andato in onda a La domenica del Corriere. Titolo della puntata condotta da Gianni Righinetti «Vizi privati e pubbliche virtù», con al centro il caso del consigliere federale Alain Berset e della sua amante, tra uso e abuso dei mezzi dello Stato e la credibilità politica di Berset di fronte a quello che molti disegnano come uno scandalo politico. In studio quattro ospiti, Laura Riget (co-presidente PS), Sabrina Gendotti (parlamentare PPD) e due avvocati, Renzo Galfetti e Pierluigi Pasi (già procuratore capo federale e oggi esponente UDC). Galfetti e Pasi sono stati protagonisti di un duello sulla vicenda. A mente di Gendotti «c’è un evidente processo di mediatizzazione, ma essere sotto i riflettori fa parte delle cose, del compito del politico. E ogni politico deve tenere conto che la sua vita può finire sui media». Per Galfetti il caso Berset non è «la grande bellezza, dal film di Sorrentino che ha un vinto un Oscar, ma la grande sciocchezza. Tutto il caso è una immane sciocchezza. Risale al 2019 e si è chiuso nel settembre nel 2020. Parliamo di guardare dal buco della serratura cosa fanno i politici in camera da letto? Se ha un’amante o più non deve interessare nessuno, è un caso da parrucchiere. Si raccolgono cicche. L’uso dell’auto di servizio fa ridere i polli». Pronta la replica di Pasi «questo caso è evidentemente d’interesse pubblico e lo evidenzia il fatto che i suoi funzionari se ne sono interessati. Un consigliere federale sa che quando accetta in carica la sua sfera privata si riduce. Se ne deve adattare. Se non lo fa, mette a repentaglio la credibilità del Governo, non per il fatto o il voyeurismo. Sarebbe così anche se si fosse fumato una canna nell’auto dello Stato o avesse fatto il bagno nudo nella fontana di Ginevra. Se fossi stato in Berset avrei detto tutto subito, con trasparenza». Per Riget «è ovvio che è un caso politico montato ad arte per attaccare Berset e non è un caso che sia uscito sulla Weltwoche, giornale vicino all’UDC. Si vogliono discutere dettagli della vita privata solo per mettere in cattiva luce Berset in un momento molto critico per la nostra società. Ma non si parla di Ueli Maurer che indossa una maglietta di gruppi anti misure sulla COVID e anche protagonisti di manifestazioni illegali sfociate in violenze. Un modo di fare antisvizzero, mentre si spettacolarizza questioni private di Berset». Righinetti sulla questione ha interpellato anche Andrea Pilotti, politologo all’Università di Losanna. Con il caso Berset ora è praticamente tutto sdoganato? «Tutto sdoganato non direi. Il caso Berset mi porta a fare una considerazione. Come il ruolo del Parlamento sia cambiato nel tempo e come il Parlamento oggi abbia anche gli strumenti per esercitare un controllo sul Governo federale e i suoi membri. Fino a 25 anni era impensabile e fa sì che certi aspetti oggi diventino di dominio pubblico». Per poi aggiungere che «una parte del problema è legata anche ai politici stessi. Alcuni di loro hanno contribuito in un processo di mediatizzazione a superare il labile confine tra sfera pubblica e privata. E non tutti sanno gestire questi aspetti. Penso a molti politici che sulla stampa svizzero tedesca si presentano nei loro aspetti più intimi e privati, rendendoli di dominio pubblico».

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