Christian Vitta e Marco Chiesa protagonisti di un botta e risposta sui frontalieri

TeleTicino

A «La domenica del Corriere» duello fra i due - Il Consigliere di stato: «La disdetta è sul tavolo» - Il democentrista: «Serve un fallo a centrocampo» - IL VIDEO

Christian Vitta e Marco Chiesa protagonisti di un botta e risposta sui frontalieri
Gli ospiti della puntata Christian Vitta e Marco Chiesa.  © CdT/Putzu

Christian Vitta e Marco Chiesa protagonisti di un botta e risposta sui frontalieri

Gli ospiti della puntata Christian Vitta e Marco Chiesa.  © CdT/Putzu

Christian Vitta e Marco Chiesa protagonisti di un botta e risposta sui frontalieri

Christian Vitta e Marco Chiesa protagonisti di un botta e risposta sui frontalieri

Non sono passati giorni, non mesi, bensì anni da quando quello che avrebbe dovuto essere il nuovo Accordo sull’imposizione fiscale dei frontalieri era stato parafato dai negoziatori incaricati da Berna e Roma. Da parte italiana il testo sembra essere finito nel dimenticatoio, ma la scorsa settimana è tornato d’attualità con la decisione del Consiglio di Stato di commissionare uno studio all’Università di Lucerna per valutare le conseguenze di un’eventuale disdetta delle regole in vigore ormai dal 1974. Nella puntata de «La domenica del Corriere» si è discusso proprio di fiscalità, di frontalieri e di blocco dei ristorni. Ospiti di Gianni Righinetti, il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia e presidente del Governo Christian Vitta e il consigliere agli Stati dell’UDC Marco Chiesa.

Il primo blocco dei ristorni

In apertura, dopo aver ripercorso la lunga e tortuosa strada dell’«accordo del disaccordo», Righinetti ha riportato i suoi ospiti a quel fatidico 30 giugno 2011, data in cui il Consiglio di Stato decise a maggioranza e per la prima volta di bloccare metà dei ristorni dovuti a Roma viste le reticenze da parte italiana. Vitta, allora capogruppo PLR in Gran Consiglio ha ricordato l’«emotività» e la «tensione» di quei giorni. «La decisione era stata presa per cercare di dare una mossa alle trattative» che si erano ormai arenate. Dal canto suo Chiesa, allora granconsigliere, ha evidenziato che con questa mossa il Ticino «ha smesso di tenere un basso profilo». Righinetti ha quindi rammentato a Vitta la reazione contrariata dell’allora consigliera di Stato liberale radicale Laura Sadis e la posizione «sibillina» del PLR sul tema: «C’era insoddisfazione per l’atteggiamento dell’Italia, ma allo stesso tempo un accordo internazionale in essere che anndava rispettato». In seguito le trattative ripresero e i ristorni furono sbloccati, ma Chiesa ha voluto ricordare come Berna fosse sempre convinta di poter percorrere una via agevole nel dialogo con Roma: «Noi siamo sempre stati zelanti, ma l’Italia è stata furba. Ai nostri negoziatori questa dinamica non era nota e sono stati fatti degli errori pacchiani». Il resto è storia recente: nel 2015 si è arrivati alla «finta svolta». Il nuovo accordo viene parafato ma quello che manca è sempre lo sprint finale. Sollecitato da Righinetti, il presidente dell’Esecutivo ha rimarcato come il nuovo accordo, che prevede un aumento della pressione fiscale sui frontalieri, sia «difficile da gestire da parte italiana visto che scontenterebbe 60.000 frontalieri-elettori».

Metafore calcistiche

La pazienza del Governo ticinese ha finito per esaurirsi e la scorsa settimana è stato commissionato il già citato lo studio giuridico. «La firma resta la nostra priorità, ma se non dovesse arrivare l’opzione di una disdetta è sul tavolo», ha confermato Vitta. Righinetti ha poi rammentato l’incontro al Forum economico di Davos tra il ministro dell’Economia italiano Roberto Gualtieri e il capo del Dipartimento federale degli affari esteri Ignazio Cassis, al termine del quale il consigliere federale ha affermato che «così com’è l’accordo non andrà avanti. La Svizzera è in attesa di comunicazioni». Insomma, per usare una metafora calcistica, la palla è nel campo dell’Italia. «L’impressione è che sia stata nascosta negli spogliatoi», ha ribattuto con pungente ironia Chiesa. «Sta a noi tirarla fuori. Serve un fallo a centrocampo, ovvero un blocco dei ristorni». Immediata la domanda di Righinetti a Vitta: sarebbe un rigore decisivo oppure un autogol? «Un blocco fine a sé stesso non ci porta lontano. Berna salderebbe il debito per poi trattenercelo più avanti. Dobbiamo capire dove vogliamo arrivare e trovare una soluzione concordata».

Loading the player...
©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Il Corriere in tv
  • 1
  • 1