Clima e fisco, stesso problema ma ricette diverse

La domenica del Corriere

Faccia a faccia tra i candidati agli Stati Greta Gysin e Giovanni Merlini - L’ecologista: «Il Ticino non mi ha dimenticata» - Il consigliere nazionale PLR: «Tassare i biglietti aerei come ecoincentivo» - IL VIDEO

Clima e fisco, stesso problema ma ricette diverse
Foto Chiara Zocchetti

Clima e fisco, stesso problema ma ricette diverse

Foto Chiara Zocchetti

L’obiettivo è lo stesso, ma i motivi che spingono Greta Gysin (Verdi) e Giovanni Merlini (PLR) a dare il massimo per tentare il colpaccio al Consiglio degli Stati divergono. Da un lato, la candidata ecologista punta a «riportare una donna progressista nella Camera alta». Dall’altro, Merlini è sceso in campo per difendere il seggio lasciato libero da Fabio Abate e mantenere così un rappresentante liberale radicale ticinese agli Stati. E nella corsa verso il 20 ottobre, il consigliere nazionale uscente si gioca tutto presentandosi unicamente per la Camera dei cantoni. «È stata una scelta che ho preso liberamente», ha spiegato Merlini, ospite assieme a Gysin di Gianni Righinetti a La domenica del Corriere. «Assieme alla direzione sono stati soppesati i vantaggi e gli svantaggi di una candidatura unica e siamo giunti alla conclusione che una scelta di chiarezza è più appagante che una scelta di opportunismo. Insomma, l’elettore ha il diritto di sapere cosa vuole fare un candidato. E ora le cose sono chiare».

Per contro, il ritorno di Gysin sulla scena politica cantonale e la scelta di una doppia candidatura con Marina Carobbio (PS), non ha mancato di creare qualche frizione. «Ci sono state delle discussioni – ha riconosciuto l’ecologista – non ne abbiamo fatto mistero. Ma ne abbiamo discusso serenamente anche con la dirigenza del PS e siamo giunti alla conclusione che un ticket di donne per gli Stati rappresentasse una vera opportunità di cambiamento rispetto alla Deputazione attuale». Allo stesso tempo, Gysin ha precisato come «la nuova svolta dei Verdi era la conditio sine qua non affinché tornassi. Ci troviamo però anche in un momento decisivo per una svolta climatica e voglio fare la mia parte. E il Ticino non mi ha dimenticato». Un’attenzione all’ambiente rivendicata anche dal PLR: «Vorrei ricordare che la revisione della Legge sul CO2 è stata bocciata dagli estremi in Consiglio nazionale, non dal centro», ha affermato Merlini che si è altresì detto pronto a seguire gli Stati in merito all’introduzione di una tassa sui biglietti aerei, «ma a patto che favorisca la trasparenza e la verità dei costi. Quando una persona prende l’aereo deve sapere cosa costa all’ambiente questa sua scelta comportamentale. Ma dev’essere vista come un ecoincentivo, non deve trasformarsi in un doppione». «Sono contenta che il PLR sia stato folgorato sulla via di Damasco – ha ribattuto Gysin – ma basta che questa svolta verde non si riveli una promessa vuota». Per poi aggiungere: «Se la politica avesse fatto i suoi compiti non ci ritroveremmo a cinque minuti dalla mezzanotte a dover applicare un pacchetto di misure forse impopolari ma necessarie. Perché gli studi parlano chiaro: se non facciamo nulla nel 2080 a Lugano ci sarà lo stesso clima di Granada».

E se il consigliere nazionale uscente si è detto concorde sulla necessità di agire, «c’è una differenza tra l’approccio fondamentalista che vuole più divieti e uno più moderno che punta sugli ecoincentivi – ha detto Merlini – non dimentichiamo che in Svizzera il parco immobiliare è responsabile di quasi la metà delle emissioni. È qui che si può intervenire, incentivando il comportamento virtuoso di chi, ad esempio, sceglie di installare una termopompa. Non c’è bisogno di rivoluzionare la vita dei cittadini». Sollecitato da Righinetti sull’accelerata Verde che, secondo un il terzo barometri elettorale SSR, vedrebbe gli ecologisti sorpassare il PPD diventando virtualmente la quarta forza politica a livello nazionale, Merlini non si scompone. «Il sondaggio conferma una tendenza già emersa, ora bisognerà vedere i risultati definitivi. Il mio unico timore è che se avanzano i Verdi e la Sinistra a crescere sarà anche la polarizzazione della politica svizzera. Da un parte avremo un UDC sempre più nazionalista e isolazionista mentre, dall’altra, una Sinistra sempre più statalista. Il rischio è che le riforme che già fanno fatica ad avanzare si bloccheranno del tutto con una conseguente paralisi». Ma non è solo la ricetta per contrastare l’emergenza climatica che vede i due candidati in disaccordo.

Anche sul fronte della fiscalità, Gysin e Merlini la pensano in maniera opposta. Per la candidata dei Verdi «la politica fiscale è importante ma vi sono problemi maggiori che toccano i cittadini e che andrebbero affrontati dalla politica con la stessa solerzia con la quale si parla di sgravi». E proprio a questo proposito, Gysin ha criticato la scelta del Consiglio di Stato di proporre, quale contropartita al pacchetto di sgravi fiscali presentato a luglio, una serie di misure a favore della scuola e della socialità per circa 30 milioni. «Questi accordi non mi piacciono per nulla perché sono poco trasparenti – ha affermato la candidata – è un vero ricatto al cittadino che non può esprimersi sui due temi separatamente. Invece che proporre sgravi a pioggia si dovrebbe avere il coraggio di attuare una politica più coraggiosa e moderna, valorizzando ad esempio le imprese che si impegnano per l’ambiente o che pagano salari dignitosi. Insomma, usiamo sì gli sgravi ma per promuovere un’economia virtuosa». «Ma la popolazione ha dimostrato più volte in votazione di accettare questi pacchetti – ha ribattuto Merlini – e molti cantoni stanno seguendo questa via. Il Ticino non può permettersi di perdere d’attrattiva in un confronto intercantonale. In questo senso, dopo l’approvazione a livello svizzero della Riforma fiscale il Cantone si è mosso e presentato un pacchetto ben congegnato che presenta sia la riduzione dell’aliquota per le aziende, sia del moltiplicatore cantonale. Misura questa che va a beneficio anche delle persone fisiche. Ma alla sinistra sembra non andare mai bene nulla e la verità è che trovano sempre qualche motivo per opporsi agli sgravi. Ma vorrei ricordare che se diminuisce il gettito fiscale poi a mancare sono anche i mezzi per portare avanti una politica sociale».

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