CO2, obiettivi condivisi ma non le «tasse virtuose»

la domenica del corriere

Nel corso della puntata si è dibattuto di ecologia - Greta Gysin: «Non è qualcosa che va a pesare sull’economia» - Fabio Regazzi: «Divento diffidente quando lo Stato si mette a fare Robin Hood»

CO2, obiettivi condivisi ma non le «tasse virtuose»
© CdT/ Chiara Zocchetti

CO2, obiettivi condivisi ma non le «tasse virtuose»

© CdT/ Chiara Zocchetti

Gli obiettivi della revisione della legge sul CO2 sono «chiari e condivisi». A non fare l’unanimità sono invece i mezzi scelti per percorrere questa via. Una divergenza di opinioni tra favorevoli e contrari al testo - contestato da un referendum che ha raccolto oltre 110 mila firme e sul quale ci esprimeremo in votazione popolare il prossimo 13 giugno – che è emersa in modo molto chiaro anche nel corso della puntata de La domenica del Corriere andata in onda ieri sera su Teleticino. Ospiti del vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti quattro consiglieri nazionali: per il fronte dei favorevoli Greta Gysin (Verdi) e Bruno Storni (PS), per i contrari Piero Marchesi (UDC) e Fabio Regazzi (PPD).

«Porterà dei benefici»

A non convincere sono gli strumenti messi in campo per raggiungere l’obiettivo. In particolare, quelli finanziari, sotto forma di tasse e rincari. «Uno studio dell’università di Yale conferma che la Svizzera è tra i Paesi migliori al mondo nel rispetto dell’ambiente», ha osservato Marchesi. «Possiamo fare di più con il quadro giuridico attuale, senza approvare un aggiornamento legislativo che oltre a non produrre effetti concreti sulla produzione di CO2 introduce costi supplementari per cittadini e aziende». Pronta la replica di Gysin, secondo cui è «profondamente» sbagliato far creder che questa legga vada a scapito dell’economia. «Se così fosse Economiesuisse e il PLR non la sosterrebbero», ha ribattuto. «La verità è che chi vuole veramente dare degli stimoli all’economia approva questa revisione. Se non applichiamo le misure per contenere il riscaldamento globale i costi per tutti i cittadini saranno ben più elevati di quelli che dovremmo pagare in caso di sì alle urne». Restando in tema di economia, Righinetti ha chiesto a Regazzi, che è anche presidente dell’Associazione svizzera arti e mestieri (USAM), se non condivide il sostegno alla nuova legge espresso da Economiesuisse. «L’economia potrà anche trarre beneficio da questa revisione e dal fondo per il clima, ma il denaro verrà preso dalle tasche dei cittadini, i quali finanzieranno questo fondo con tasse antisociali», ha replicato il consigliere nazionale PPD. «Il rincaro sul prezzo della benzina, ad esempio, colpisce particolarmente chi abita nelle regioni periferiche. Non dimentichiamo neppure le PMI che già fanno fatica a far quadrare i conti in piena pandemia». Regazzi ha inoltre ricordato che «la Svizzera contribuisce alle emissioni globali nella misura dello 0,1%. Domani mattina le può azzerare ma non cambierebbe niente. Non dico che non bisogna farlo, ma con questa revisione si è andati ben oltre l’accettabile». Pronta la replica di Storni: «È vero, siamo piccoli, ma il problema è globale. A livello di riduzione delle emissioni di CO2, noi non siamo certo i primi della classe. Anzi, ci posizioniamo al 14.esimo posto». Per quanto concerne invece i costi per le famiglie, il consigliere nazionale socialista ha ricordato che «gran parte di questi ritorna loro» in quanto «il fondo contribuirà a ridurre i premi di cassa malati».

«Un mostro burocratico»

Basterà dunque questa «tassa virtuosa» a mettere tutti d’accordo? Nemmeno per sogno. «Di tasse virtuose ne conosco ben poche», ha ribattuto Marchesi. «Non c’è nessuna causalità tra questo prelievo e la riduzione dei premi». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Regazzi: «Quando lo Stato si mette a fare Robin Hood divento diffidente. Spiegatemi perché si prelevano dei soldi per finanziare un fondo che è un mostro burocratico per poi dire “non preoccuparti te li ridiamo”. Non è meglio lasciarli direttamente nelle tasche dei cittadini? Stiamo dando troppo potere all’Amministrazione federale». Insomma, le tasse per incoraggiare un comportamento più ecologico (per esempio sostituendo i riscaldamenti a nafta) proprio non piacciono a parte della politica. Ma sono davvero l’unica via per «imporre» l’ecologia?, ha chiesto Righinetti all’esponente ecologista in Consiglio nazionale. «Da decenni sappiamo del legame tra le emissioni di gas serra e il cambiamento climatico, ma negli ultimi 70 anni non si è fatto abbastanza. Ora ci è rimasto poco tempo: se dobbiamo ridurre emissioni a zero dobbiamo rivedere in fretta tutta una serie di comportamenti». Il cittadino, ha sottolineato, «non pagherà di più»: ci sono sì delle tasse, delle spese, ma «si incentivano i comportamento virtuosi riducendo i consumi».

Auto ibride ed elettriche

Il dibattito si è animato anche sul tema delle automobili ibride ed 100% elettriche. Le immatricolazioni in Ticino nel 2020 sono salite ancora, attestandosi a 2.888 e, rispettivamente, 906. «Ciò dimostra che non sono necessarie nuove tasse per essere più virtuosi», è stata la lettura di Marchesi. «Mi rallegro per questa evoluzione che sta avvenendo senza una legge sul CO2. Presumo sia dettata dal senso di responsabilità», gli ha fatto eco Regazzi. «Lo sviluppo tecnologico da solo non basta», ha ammonito invece Gysin. «Se si va verso una mobilità rispettosa dell’ambiente ne guadagniamo tutti». Dal canto suo, Storni ha voluto precisare che con questa revisione non si va verso un divieto tecnologico (per esempio dei vetusti impianti a nafta): «Il passaggio alla termopompa viene sussidiato. Un fondo c’è già e avrà più mezzi».

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