Conti e taglio alla spesa sgretolano l’intesa politica

la domenica del corriere

Il pareggio anima e fa discutere i partiti – Caverzasio: «È una proposta benvenuta» – Sirica: «Il Governo è stato sorpassato» – Agustoni: «Non paghino i Comuni» – Gianella: «Dal PS il solito mantra sugli sgravi»

Conti e taglio alla spesa sgretolano l’intesa politica
© CdT/Gabriele Putzu

Conti e taglio alla spesa sgretolano l’intesa politica

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Fissare il termine del 2025 per raggiungere il pareggio dei conti e mettere nero su bianco che l’obiettivo andrà raggiunto «esclusivamente» con misure di contenimento della spesa. C’è chi tira dritto, specie UDC e Lega, chi si oppone, come il PS e chi pensa a smussare gli angoli, specie al centro, con il PLR che ora si trova concentrato a farne una questione di avverbi, con la proposta di sostituire «esclusivamente» con «prioritariamente». La questione, che finirà domani sui banchi del Gran Consiglio, è stata messa a centro della puntata de La domenica del Corriere con il vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti che ha messo a confronto Daniele Caverzasio (Lega), Fabrizio Sirica (PS), Alessandra Gianella (PLR) e Maurizio Agustoni (PPD), ma intervistando pure Paolo Pamini (UDC) e Ivo Durisch (PS). Dalle proposte per l’immediato alla campagna elettorale, la politica si trova ormai «Sull’autoscontro senza regole» (questo il titolo della puntata), tra sorpassi senza preavviso e tamponamenti improvvisi. Dalla voce dei protagonisti si è capito che ci attendono mesi di discussioni, anche accese, al punto che nessuno parla ormai più della grande illusione che risponde al nome «Patto di paese».

Destra, sinistra e centro

Per la capogruppo PLR Gianella «stiamo parlando dei soldi dei cittadini, che vanno spesi bene. Noi diciamo che vanno sanate le finanze, contenendo la spesa ma, soprattutto, senza aumentare le imposte ai cittadini. Ecco, questo noi proprio non lo vogliamo assolutamente». E il PPD da che parte sta? A rispondere è stato il capogruppo del Agustoni: «Mentre Lega e PLR hanno firmato l’iniziativa di Sergio Morisoli con presidente e capogruppo, noi abbiamo discusso della questione. Condividiamo in maniera generale che l’equilibrio di bilancio va perseguito, ma non vanno fatti ribaltamenti sui Comuni che, a loro volta, non farebbero altri che addebitarli ai cittadini. E pure noi non vogliamo più imposte. C’è una questione di cui non si parla in ambito di risanamento. Guai a fare pagare alle categorie più fragili l’eventuale riduzione delle prestazioni che fanno seguito a un risanamento. I fragili vanno tutelati e aspetteremo in aula l’adesione di questo principio da parte di Lega e PLR». Il co-presidente socialista Sirica si è detto «basito per questa mossa che parte da una proposta meramente ideologica che ingabbia la politica e la polarizza. È scorretto per la forma dato che l’idea è stata lanciata con la discussione sul consuntivo. Poi la forma diventa subito sostanza e vediamo ora che pasticcio si sta facendo». PS che, se tutto andrà in porto, anche per bocca del capogruppo Durisch, si è detto pronto a lanciare il referendum. Per Sirica «è stato sorpassato il Consiglio di Stato e si vanno a modificare leggi per lanciare un messaggio meramente politico. Potevate semplicemente fare un comunicato stampa. Questa impostazione ci esclude a priori dalla discussione».

Il pareggio non è uno sfizio

A mente di Caverzasio «la pandemia ha dimostrato che avere conti sani non è uno sfizio, ma permette di intervenire in caso di necessità, anche impellente e drammatica. Senza questa premessa tutto diventa complicato. Non possiamo fare finta che si potrà andare sempre avanti così. Con questa situazione sarà difficile garantire gli standard odierni. Il problema in Ticino è che si va avanti con la solita frase, quel “si è sempre fatto così”. La proposta lanciata dall’UDC e da noi sostenuta ben venga sia stata fatta. Forse sarà declamatoria, ma molto meglio che un asettico comunicato stampa. Non dobbiamo neppure mentire ai ticinesi, quello proposto è un principio, poi andranno fatte proposte concrete, e su queste ci confronteremo». Agustoni ha poi sottolineato che il Governo non ha proposto nulla: «In sostanza ci ha detto che non aveva tempo di fare proposte, limitandosi a responsabilizzare il Parlamento e presentare un Piano finanziario aggiornato. Così non si fa».

Sgravi e debito pubblico

Intanto c’è una situazione che si fa sempre più pesante, con il debito pubblico sempre più importante: nel 2025 è destinato a superare la soglia dei 3 miliardi di franchi: questo preoccupa ha chiesto Righinetti ai suoi quattro ospiti. «Il problema sono gli sgravi fiscali» ha sentenziato Sirica «e a preoccuparmi è l’assenza di una visione». Dal canto suo Gianella ha sottolineato che c’è una differenza tra ciò che è investimento dalla gestione corrente: «Quello del PS sugli sgravi è il solito mantra che gli sgravi sono cattivi. Ma ricordo che i socialisti hanno fallito un referendum contro gli sgravi. Segno, forse, che tanto cattivi non sono».

Le idee e i milioni

Tutti ormai guardano alle elezioni del 2023 (anche se nessuno lo ammette). Sul tavolo ci sono alcune proposte. Detto degli sgravi liberali radicali per gli alti redditi, ci sono i progetti del PS, 24 proposte che valgono 227 milioni di franchi e il PPD che già nella prima parte della pandemia, ma pure nei mesi successivi, ha detto che occorre dare una mano ai cittadini, occorre investire. E la Lega cosa ne dice? Per ora non ha avanzato proposte concrete, segno che, prima o poi, verrà rispolverato il decalogo ormai vecchio di 10 e più anni ha chiesto Righinetti. Tra l’ironico e l’autoironico Caverzasio ha sottolineato che «se facessimo il libro delle proposte dei partiti, questo avrebbe 1.000 e più pagine. Il punto d’arrivo è sempre il punto di partenza. Noi possiamo sviluppare idee e slogan, ma conta ciò che intende fare il Governo, qual è il suo obiettivo. Deve dire qualcosa il comandante della nave. Posso anche credere al nostro decalogo, ma siamo in 18 su 90. Possiamo proporre da destra, da sinistra e al centro. Tira di qua, tira di là, la nave non si sposta e, magari, prima o poi, affonderà».

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