«Dopo il lockdown tanti clienti hanno riscoperto il Ticino»

la domenica del corriere

Il bilancio del 2020 e le aspettative dei commercianti - Carlo Coen: «Sugli affitti i locatari siano più lungimiranti» - Andrea Gehri: «Dopo l’estate i padroncini si sono riversati nel nostro cantone» – Massimo Suter: «La clientele ha capito che i prezzi sono adeguati alla qualità»

«Dopo il lockdown tanti clienti hanno riscoperto il Ticino»
© CdT/ Chiara Zocchetti

«Dopo il lockdown tanti clienti hanno riscoperto il Ticino»

© CdT/ Chiara Zocchetti

Dal lockdown sono passati ormai più di otto mesi e, con alle porte un dicembre cruciale per far quadrare i conti, commercianti, ristoratori e agenzie di viaggio hanno tracciato il bilancio di un anno segnato dalla pandemia e da diversi cambiamenti dovuti principalmente al lockdown della scorsa primavera. Uno su tutti, la chiusura delle frontiere e le ripercussioni sulla clientela, locale o da oltrefrontiera. Ed è proprio della situazione passate e futura dei commercianti del nostro cantone che si è discusso nel corso della puntata de «La domenica del Corriere», andata in onda alle 19.05 su TeleTicino. Ospiti di Gianni Righinetti, la portavoce di Hotelplan Ticino Gaby Malacrida, l’imprenditore Andrea Gehri, il presidente di GastroTicino Massimo Suter e, in collegamento Skype, la presidente di Federcommercio Lorenza Sommaruga, la presidente della Società commercianti Bellinzona Claudia Pagliari e il presidente della Società commercianti del Mendrisiotto Carlo Coen.

Tornando alla chiusura delle frontiere, le conseguenze si sono rivelate un problema o un’opportunità?, ha chiesto Righinetti ai propri ospiti. Per quanto riguarda la questione dei padroncini, Gehri ha confermato che il problema non si è risolto: «È stato mitigato durante la prima ondata. In estate abbiamo lavorato quasi normalmente, ma pian piano i padroncini si sono riversati in Ticino come prima e più di prima, complice una situazione lavorativa italiana tragica». Passando invece al settore della ristorazione, Suter ha riconosciuto che ci sono stati tanti clienti che hanno riscoperto la ristorazione ticinese. «Abbasserà i prezzi?», lo ha sollecitato Righinetti. «In mancanza di liquidità sarebbe un autogol. I ticinesi hanno capito che i prezzi sono adeguati alla qualità offerta», è stata la risposta del presidente di GastroTicino. Passando infine al settore dei commerci, nel Mendrisiotto – ha spiegato Coen – «abbiamo puntato sulla clientela ticinese. Abbiamo capito che quella italiana è altalenante». «La clientela italiana manca da anni nelle città ticinesi», gli ha fatto eco Sommaruga. Complice la pandemia, «quella rimasta fedele non si è più vista quest’anno».

Le pagelle

A giocare un ruolo centrale nella gestione della pandemia sono stati il Governo e i suoi due presidenti: Christian Vitta prima e, dal 6 maggio, Norman Gobbi. Righinetti ha quindi chiesto ai suoi ospiti di descrivere il loro operato. Partendo da Vitta, Malacrida ha definito «esemplare» la sua comunicazione, per Gehri «ha gestito al meglio la situazione», secondo Suter è stato «estremamente pragmatico», Sommaruga si è sentita «sostenuta e protetta», per Pagliari «ha dovuto reinventare delle nuove regole», mentre per Coen «ha fatto il massimo che poteva». Qualche criticità in più è stata espressa sulla comunicazione durante la seconda ondata: «Bisogna comunicare quando si ha qualcosa da dire», ha ricordato Malacrida. «In alcuni casi l’agire del Governo ha creato confusione e nervosismo». «Probabilmente vista la situazione si sarebbe potuto fare meglio, ma anche il nostro approccio è diverso a prima», ha riconosciuto Gehri. «Qualsiasi informazione che non è chiara come qualche mese fa ci spaventa e confonde», ha osservato Sommaruga. Dal canto suo, Suter ha definito «sfortunato» l’attuale presidente dell’Esecutivo: «Deve fronteggiare una crisi già gestita in maniera ottima e lo si giudica come persona. Noi come categoria ci sentiamo ben rappresentati». Per Pagliari il Governo «ha fatto un bel lavoro ma le comunicazioni spesso si ripetono». A detta di Coen, infine, «del virus devono parlare solamente i virologi».

Gli affitti

Per i commercianti ticinesi è stato un colpo durissimo, tanto che lo sguardo è rivolto a Palazzo delle Orsoline nella speranza che si possa giungere a una soluzione perlomeno cantonale. Parliamo della decisione della scorsa settimana delle Camere federali di affossare il disegno di legge che puntava a sgravare gli esercizi commerciali dalle pigioni per il periodo durante il quale sono dovuti restare chiusi a causa del lockdown della scorsa primavera. Il «no» è stato una «seconda mazzata» per il settore, che mai come ora guarda con ottimismo (e apprensione) al periodo natalizio. «La misura era logica ma non poteva essere generalizzata visto che alcune realtà hanno sofferto di meno il lockdown», ha osservato Gehri. La risposta da Berna non è arrivata e la palla passa ora ai cantoni. «Speriamo di vedere uno spiraglio», ha ribadito Suter. «L’affitto fa parte dei costi fissi che bisogna sopportare e trovo logico e corretto che una parte fosse pagata dallo Stato che mi ha obbligato a una chiusura parziale». Nel frattempo, qualche locatario è nel frattempo venuto incontro ai negozianti. Alcuni, ricorda però Pagliari, «non hanno dato seguito alle richieste oppure hanno semplicemente rinviato i pagamenti». «A marzo avevo chiesto aiuto al cantone e credo che ci sia ancora un margine per ottenere delle agevolazioni relative ai due mesi di lockdown», ha osservato Sommaruga. Coen ha invitato gli affittuari essere più lungimiranti in quanto «venendo incontro ai commercianti, essi saranno in grado di pagare gli affitti anche in futuro». Toccati da questo problema sono anche i tour operator. «La situazione per le agenzie di viaggio è drammatica. In Ticino ci sono 80 agenzie, prevalentemente piccole-medie imprese, e gli unici aiuti sono stati la concessione del lavoro ridotto, ma non per il titolare», ha rammentato Malacrida. E con i conti da sistemare, concedersi una meritata vacanza è pura utopia.

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