Dubbi e spaccature sulla seconda ondata

la domenica del corriere

Politica, economia, sanità e sindacati a confronto - Marco Chiesa critica Alain Berset sulla campagna di vaccinazione e annuncia: «Mi incontrerò con lui, ha sollecitato un confronto» - Fabio Regazzi: «Rispetto al primo lockdown ora si sta pasticciando»

Dubbi e spaccature sulla seconda ondata
Gianni Righinetti con gli ospiti Bruno Balmelli, Fabio Regazzi, Andreas Cerny e Giangiorgio Gargantini. © CdT/Putzu

Dubbi e spaccature sulla seconda ondata

Gianni Righinetti con gli ospiti Bruno Balmelli, Fabio Regazzi, Andreas Cerny e Giangiorgio Gargantini. © CdT/Putzu

Da domani la Svizzera tornerà in lockdown. Un confinamento ben diverso da quello che il Ticino ha conosciuto la scorsa primavera, ma che suscita comunque un acceso dibattito tra la popolazione. Ma non solo. A confrontarsi sulle misure annunciate mercoledì da Berna ci sono tanti attori: in primis il mondo della politica. Basti pensare alle forti critiche espresse di recente dal presidente dell’UDC Marco Chiesa nei confronti del «ministro» della salute Alain Berset, sempre più nel mirino dei suoi «avversari» politici e non. Critiche che Chiesa ha ribadito con forza questa sera a La domenica del Corriere, dicendosi «molto deluso» dal suo operato. Annunciando che domani si incontrerà con Berset - in un incontro richiesto proprio da quest’ultimo - per discutere della seconda ondata.

Ma andiamo con ordine. Oltre alla politica, a discutere del virus c’è anche il mondo sanitario, senza dimenticare quello economico e quello sindacale. Delle visioni che a volte convergono e altre volte, invece, creano spaccature. Proprio alcuni dei rappresentanti di questi settori si sono confrontati questa sera, ospiti di Gianni Righinetti, a La domenica del Corriere. E anche qui, i punti di convergenza così come le spaccature non sono mancate.

Una prima contraddizione ha voluto evidenziarla il commerciante luganese Bruno Balmelli: «Non è facile accontentare tutti. Ma mi chiedo perché lasciamo aperte le piste da sci e chiudiamo i negozi e i servizi che servono per andare sulle piste». Un’opinione diversa sulle chiusure decise dal Governo federale è arrivata dal direttore dell’Epatocentro Ticino Andreas Cerny: «Sono contento che finalmente siano state prese delle misure. Ma resto preoccupato per la variante britannica che si sta facendo strada anche in Ticino». Molto più critico, invece, il consigliere nazionale e presidente dell’USAM Fabio Regazzi, secondo cui «se in primavera la gestione della crisi è stata buona, in questa seconda fase si sta un po’ pasticciando», ad esempio chiudendo i ristoranti «quando la statistica ci dice che non sono un luogo di contagio». Un’altra critica il consigliere nazionale ha voluto lanciarla all’indirizzo della task force: «Hanno assunto un ruolo troppo visibile. La scienza ha un ruolo importante, ma deve essere al servizio della politica e non il contrario». Per il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, intervenuto alla trasmissione via Skype, le recenti decisioni di Berna hanno mostrato un’altra spaccatura; quella tra il Consiglio federale e i Cantoni. «Le decisioni sono andate nella direzioni inversa da quella auspicata dalla maggioranza dei Cantoni» e «sono arrivate proprio nel momento in cui i contagi iniziano a scendere». Per il segretario regionale di UNIA Giangiorgio Gargantini questa diminuzione non va invece sottovalutata poiché dovuta «al lockdown tecnico dettato dalle vacanze». Il sindacalista ha pure evidenziato l’importanza di avere «una linea comune a livello federale» perché «non possono esserci 26 strategie differenti». Anzi, per Gargantini sarebbe stata utile una linea anche a livello europeo. Pure Cerny si è detto d’accordo su questo punto, sottolineando «la mancanza di collaborazione con la comunità europea», ma anche con «l’Organizzazione mondiale della sanità», le cui indicazioni sono spesso state «sottovalutate». La discussione in studio si è poi spostata sui vaccini. E su questo punto in particolare, il consigliere agli Stati Marco Chiesa, sollecitato da Righinetti, come detto ha voluto criticare l’operato di Alain Berset: «Sono molto deluso. Israele ha già vaccinato il 70% delle persone appartenenti ai gruppi a rischio, mentre noi siamo fermi a 66mila persone». E sulla figura del «ministro» della salute, Gobbi ha invece fatto un piccolo slalom istituzionale: «L’opinione personale può essere una... Ma quella da presidente del Consiglio di Stato è che il Governo federale è sovrano nel decidere a chi attribuire i dossier».

Infine, il dibattito si è concentrato sulle misure economiche per affrontare la crisi. Su questo fronte, per certi versi, quasi tutti d’accordo. Ora, per la Svizzera è il momento di mettere mano al portafoglio, e senza badare troppo a spese. «Siamo un Paese estremamente ricco, per fortuna. Non importa come, ma bisogna mettere i soldi sul tavolo», ha sottolineato Gargantini. Dello stesso avviso pure Balmelli: «L’unico modo è tirar fuori i quattrini. La situazione è insostenibile». Anche secondo Chiesa, il principio secondo cui «chi comanda (ndr, il Consiglio federale) deve pagare» va rispettato. «Ma non dimentichiamo che questi soldi andranno anche distribuiti. I Cantoni si dimostrino efficaci ed efficienti nel farlo».

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