«È un atto di forza del DECS». La replica: «Infantile agire per ripicca»

LA DOMENICA DEL CORRIERE

Nel corso della puntata si è discusso di abolizione dei livelli in terza Media – Speziali: «Non si sperimenta sulle persone» – Bertoli: «Chi crede sia una farsa non sarà mai convinto del contrario»

«È un atto di forza del DECS». La replica: «Infantile agire per ripicca»
© CdT/ Chiara Zocchetti

«È un atto di forza del DECS». La replica: «Infantile agire per ripicca»

© CdT/ Chiara Zocchetti

«Livello e livelli alle Medie». Questo il titolo della puntata de La domenica del Corriere che ha preso le mosse dal dibattito che si sta facendo acceso su un tema che divide gli attori della scuola, docenti e allievi, ma pure la politica. Da quando Manuele Bertoli è in Governo e alla testa dell’istituzione scuola (dal 2011) ogni sua mossa non manca di animare dibattito e discussioni anche accese. Dopo il fallimento de «La scuola che verrà», ora al centro ci sono i livelli, o meglio, il cosiddetto «superamento dei livelli». A difendere la soluzione proposta dal DECS e in consultazione fino al prossimo 23 dicembre sono state due donne, due parlamentari, Tamara Merlo (Più donne) e Daniela Pugno Ghirlanda (socialista e già docente). Sull’altro fronte il presidente del PLR Alessandro Speziali e il capogruppo UDC Sergio Morisoli. A fare da sfondo alla puntata condotta dal vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti è stata l’intervista al direttore del DECS Manuele Bertoli che ha sottolineato come «il fatto che i livelli A e B pongano dei problemi è dimostrato da anni con degli studi. Sono più le difficoltà che pongono rispetto alle soluzioni che portano. Non si tratta di abolirli, ma di sostituirli con altro, che permetta di lasciare alle spalle la divisione delle classi, la separazione strutturale. Noi insistiamo di procedere con una differenziazione pedagogica. All’interno della stessa classe, magari divisa in due con il sistema dei laboratori e il docente possa dare agli allievi ciò di cui hanno bisogno, personalizzando l’insegnamento attorno ad un unico programma». Pugno Ghirlanda ha messo l’accento sull’esperienza di 35 anni d’insegnamento: «Ho testato i laboratori di italiano per una decina di anni ed è stata un’esperienza molto positiva. Tutti gli allievi hanno mostrato progressi, anche quelli che fanno più fatica. In piccoli gruppi poi capita che i problemi disciplinari diminuiscono vertiginosamente».

«Non sono tutti uguali»

Di diverso avviso Morisoli secondo cui «la rotta fissata con La scuola che verrà non è cambiata. Anche questo sotto progetto di quel progetto monstre pone lo stesso paradigma dell’inclusione. Va bene che i livelli non vanno più bene, ma per chi facciamo la scuola? Qual è il punto d’arrivo? Gli allievi non sono uguali anche dopo molti anni di scuola, siamo tutti diversi, per fortuna. L’obiettivo non è l’equità d’arrivo, ma l’equità di partenza. Non si tiene mai conto di quanto c’è fuori dalla scuola. A mente di Merlo «la scuola non vuole che tutti siano uguali, ma li deve trattare in maniera uguale, anche perché per i ragazzi è un periodo delicato ed è delicato inquadrarli tanto presto in livelli A e B. Serve una scuola che aiuti ragazzi e ragazzi adulti in grado di affrontare la vita». Dal canto suo Speziali «la questione non è abbattere i livelli e tornare ai laboratori solo in terza media, senza affrontare la quarta. Non è una riforma, è un progetto monco che fa acqua. Dobbiamo adattarci alle peculiarità, le capacità e gli interessi del ragazzo. Permettiamo alla scuola di essere più orientativa e la quarta media è pure importante in questo senso. Questa idea sul tavolo non permette di agire nella direzione giusta. Per questo noi diciamo no». C’è chi rimprovera quindi a Bertoli di aver riciclato «La scuola che verrà». Bertoli il no a quel progetto «ha lasciato aperti diversi temi da risolvere. Alcune cose sono già state risolte, quella dei livelli è ancora sul tavolo». A Merlo e Pugno Ghirlanda va bene così perché muoversi così «è concretezza e realismo», ma Speziali e Morisoli ribattono che «non si fanno sperimentazioni sulle persone. Si fanno cose che hanno capo e coda. Quanto c’è sul tavolo è un’assurdità colossale perché esclude la quarta media».

I soldi e la politica

Intanto c’è una consultazione, ma che taluni credono sia una farsa, dato che l’importo per il progetto (390.000 franchi) è già nel Preventivo 2022. Per Bertoli «chi crede sia una farsa non sarà mai convincibile del contrario, il nostro sistema prevede la consultazione. La base finanziaria serve per permettere (se il modello verrà accolto) di procedere. Altrimenti si blocca tutto». «Il problema sta nel manico – ha ribattuto Morisoli – nella Legge sulla scuola, e avanzeremo proposte per cambiarla. Oggi il DECS ha troppa libertà e neppure il Governo la può bloccare. I soldi è solo uno specchietto per allodole. Il DECS ha senz’altro i soldi per finanziare il progetto. Fare come fatto è una prova di forza». Pugno Ghirlanda, però la consultazione non è vincolante. Siete coinvolti ma non ascoltati. Non è frustrante? «No, non lo è. Ben vengano le consultazioni, specie il parere di chi lavora nel campo».

La consultazione

Ma Bertoli sembra essere sempre un po’ nel mirino, siamo sempre al «tutti contro tutti»: «La scuola non può essere ridotta a una querelle tra partiti. Chi pensa a picche e ripicche affronta in maniera infantile la cosa. Io la scuola l’ho finita da un pezzo, non è un mio problema, ma delle ragazze e di ragazzi di oggi. Il tema merita di essere spoliticizzato». Che ne dice Speziali? «Bertoli è intelligente e cristallino nelle sue posizioni. Non si tratta di dare vita a uno svilente confronto partitico, ma di trovare una soluzione. Vedremo cosa produrrà la consultazione». Dal canto suo Merlo ha concluso affermando che «il punto non è essere pro o contro Bertoli. È una questione di scuola omogenea o eterogenea».

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