Elezioni, salari e partiti: parlano due lupi di mare

La domenica del Corriere

Fulvio Pelli e Pietro Martinelli hanno commentato a La domenica del Corriere i principali fatti del 2019 - L’ex consigliere nazionale PLR: «Lo stipendio sociale è una misura da perdenti, giusto respingerlo» - Il socialista: «Per il dopo Righini vedrei bene una donna»

Elezioni, salari e partiti: parlano due lupi di mare
©CdT/Gabriele Putzu

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Il rinnovo dei poteri cantonali e federali, la parola fine sul caso Argo1 passando poi per la recente decisione del Gran Consiglio sul salario minimo. Si può dire quello che si vuole, ma non che il 2019 sia stato un anno monotono. Parola di due «lupi di mare della politica», ospiti di Gianni Righinetti a La domenica del Corriere: l’ex presidente nazionale del PLR Fulvio Pelli e Pietro Martinelli, già consigliere di Stato socialista. E riavvolgendo la pellicola fino a febbraio, quando sui banchi del Gran Consiglio è approdato il rapporto della Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) sulla vicenda Argo1, Pelli non ha avuto dubbi: «Questo caso poteva essere risolto in tre settimane, evitando di istituire una CPI. Uno strumento che ritengo costi tanto in termini di soldi, tempo e fatica senza però portare a risultati soddisfacenti». Dello stesso avviso Martinelli per il quale «l’intera fattispecie è nata da una colpevole distrazione che si è trasformata in una valanga. Forse, se si fosse detto subito che si voleva risparmiare, tutto si sarebbe sgonfiato e Paolo Beltraminelli sarebbe ancora in Governo».

Una conduzione a più teste?

Ad aver invece salvaguardato il proprio seggio è stato Manuele Bertoli che ha beneficiato del sostegno di una sinistra compatta. «Tuttavia - ha rimarcato Martinelli - credo che siamo ancora lontani dall’avere una strategia generale della sinistra. Le posizioni all’interno dell’area rimangono troppo divergenti». Una divergenza passata in secondo piano almeno per le elezioni federali quando il presidente del PS Igor Righini ha saputo serrare i ranghi della sinistra facendo eleggere Marina Carobbio agli Stati. «Righini è una brava persona che ha lavorato senza troppe arie unendo ciò che andava unito», ha affermato Pelli commentando la decisione del numero uno socialista di non sollecitare un nuovo mandato alla presidenza. «Certo che è un’astuzia andarsene ora: si viene ricordati sull’onda della vittoria ma non si dà più un apporto al partito». Sollecitato da Righinetti in merito a una possibile co-presidenza, Martinelli ha chiosato: «Di nomi non ne faccio, la memoria mi gioca brutti scherzi. Credo però che il PS non possa non eleggere una donna. E considerando che nel partito vi sono diversi giovani bravi vedrei bene un binomio di questo tipo».

L’intesa, i malumori e il futuro

In attesa di conoscere il volto (o i volti) che verrà scelto dal Congresso socialista a metà febbraio, anche in casa PLR l’attenzione sui vertici è alta. Ma per motivi diversi. Dopo la débâcle alle federali che ha visto il partito uscire dalla Camera alta i malumori legati alla congiunzione con il PPD non sono mancati. «Credo che in occasione del Congresso previsto dopo le comunali di aprile qualcosa succederà - ha affermato Pelli - ma va detto che l’idea di un’alleanza di centro è nata dal PPD per salvare il loro secondo seggio al Nazionale. In tal senso il PLR ha forse atteso troppo prima di dare una risposta a questa richiesta, con il rischio che un no ci avrebbe fatto passare come i cattivi. Detto questo sono convinto che in futuro il centro dovrà trovare un modo per collaborare». Intanto, a livello cantonale c’è un dossier che ha già visto PPD e PLR su fronti opposti: il salario minimo, approvato dai popolari democratici e bocciato dai liberali. «E giustamente - ha concluso Pelli - il PLR non può essere favorevole a una misura simile che è uno strumento “da perdenti’’ perché significa che non si crede nell’economia del sistema di mercato ma si preferisce imporre dei correttivi statali. Il salario minimo è una misura estremamente illiberale e nella quale non credo neppure nell’efficacia».

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