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Faccia a faccia tra due litiganti all’opposizione

A «La domenica del Corriere» scintille e duello su più fronti tra Piero Marchesi e Matteo Pronzini - Il presidente dell’UDC: «Mi provoca tanti sentimenti, ma non la paura» - Il deputato dell’MPS: «Siamo un sassolino nell’ingranaggio e ci temete»

Faccia a faccia tra due litiganti all’opposizione
Da sinistra Piero Marchesi, Gianni Righinetti e Matteo Pronzini. (Foto Reguzzi)

Faccia a faccia tra due litiganti all’opposizione

Da sinistra Piero Marchesi, Gianni Righinetti e Matteo Pronzini. (Foto Reguzzi)

Faccia a faccia tra due litiganti all’opposizione
Prima della puntata i sorrisi, ma poi è stato duello acceso. (Foto Reguzzi)

Faccia a faccia tra due litiganti all’opposizione

Prima della puntata i sorrisi, ma poi è stato duello acceso. (Foto Reguzzi)

MELIDE – Siedono su fronti opposti in Gran Consiglio, ma entrambi ritengono il mercato del lavoro la priorità della legislatura. Hanno vinto le scorse le scorse elezioni, non hanno rappresentanti in Governo; tuttavia l’opposizione che promettono pubblicamente presenta toni e finalità differenti. Non sorprende dunque che Piero Marchesi e Matteo Pronzini, ospiti di Gianni Righinetti a «La domenica del Corriere» su TeleTicino, abbiano duellato praticamente su ogni dossier messo sul tavolo.

Il deputato e presidente dell’UDC da un lato e il granconsigliere dell’MPS dall’altro si sono scontrati su sanità, meccanismi parlamentari, temi cantonali e federali. A preparare il terreno della disputa è stato il fresco riavvicinamento tra EOC e Cardiocentro, in vista dell’integrazione dell’ospedale del cuore a fine 2020. «Sono stato promotore dell’iniziativa popolare in un momento in cui le trattative stavano prendendo una brutta piega» ha rilevato Marchesi. Per poi tuttavia aggiungere: «Se le parti dovessero soddisfare le rispettive rivendicazioni ci sta che l’iniziativa venga ritirata». Per Pronzini, tuttavia, la musica non cambierà fintanto che «i metodi di gestione promossi dall’attuale CdA dell’EOC continueranno a seguire logiche dell’industria privata, come l’economicità e il profitto». «Occhio però all’esplosione dei costi, che incide sui premi di cassa malati, e che può derivare anche da un sistema di cure offerto senza criterio su tutto il territorio» ha ammonito Marchesi. Tanto basta per farsi accusare da Pronzini di non tutelare i bisogni di tutti i cittadini, anche in periferia, facendo gli interessi degli assicuratori e dei privati. «È vero? Si sente un cassamalataro come dice Pronzini?» ha rilanciato Righinetti al democentrista. Gli animi si sono così accesi. «In Ticino e a Berna si è politici di milizia ed è normale essere anche attivi nell’economia privata» ha replicato Marchesi: «Lo stesso avviene con i numerosi sindacalisti attivi in Parlamento che difendono le proprie posizioni». «Noi difendiamo i salariati» si è subito inserito Pronzini. «No voi difendete i sindacati e non a caso non ho mai sentito un vostro membro difendere la preferenza indigenza, poiché vi priverebbe dei preziosi contributi di numerosi frontalieri che sono vostri affiliati» ha ribattuto a sua volta Marchesi. «Avete firmato ad esempio l’iniziativa contro la libera circolazione?» ha domandato dunque Righinetti a Pronzini. «No, poiché non intendiamo mettere in contrapposizione i salariati. Il nemico sono i padroni che li sfruttano».

E a proposito di avversari. La seduta costitutiva del Gran Consiglio ha visto l’MPS (con gli altri piccoli partiti), estromesso dalle commissioni. Lecito domandarsi se chi ha detto no abbia avuto paura. «Pronzini mi provoca tanti sentimenti, ma sicuramente non la paura» ha indicato Marchesi. «La rivendicazione di un posto nelle commissioni – ha aggiunto – è giunta da forze politiche che prima delle elezioni non hanno condiviso alcun programma: che rappresentatività avrebbero avuto dunque?». Pronzini non si è scomposto: «Prendiamo atto che non si vuole ampliare il discorso democratico e che i gruppi temono la presenza di un sassolino nell’ingranaggio. Alle elezioni la sinistra radicale ha vinto e l’MPS, passando da 1 a 3 deputati, farà un’opposizione ancor più marcata. È quello per cui siamo stati votati». E l’UDC, alleato con la Lega e con i suoi due consiglieri di Stato, ha vinto ed è stata votata per ricoprire quale ruolo? Riuscirà a restare all’opposizione come in passato o vivrà all’ombra dei leghisti in Governo? Marchesi ha voluto sgombrare il campo dai dubbi: «L’UDC ha fatto e continuerà a fare opposizione costruttiva. Ve lo garantisco. Se i rappresentanti della Lega in Consiglio di Stato dovessero proporre temi non in linea con il nostro programma troveranno la nostra ferma contrarietà». D’altronde, ha proseguito il presidente democentrista, «le regole del gioco messe nero su bianco nell’ambito dell’accordo elettorale sono chiare in questo senso».

Di certo a ritenere scomodi i propri vicini di banco sono i deputati dell’MPS. «Il PS? Continueremo a non fare affidamento sui socialisti, vista la loro posizione filogovernativa su questioni centrali come le Officine o la RFFA» ha affermato Pronzini. Il tutto lanciando il guanto di sfida per le federali: «Sarebbe stato scorretto nei confronti della popolazione allearci a un partito di Governo. Al contrario, insieme a Verdi e Partito comunista era realistico pensare di ottenere un seggio al Nazionale, presentando anche un nostro candidato agli Stati». La direzione presa da Verdi, PC e ForumAlternativo dice però congiunzione con il PS. A destra, invece, per ora tutto tace. «Fino a prova contraria – ha evidenziato Marchesi – fa testo l’intesa trovata con la Lega. Ognuno presenterà la propria lista, che congiungeremo, e un candidato agli Stati, lasciando spazio al migliore al ballottaggio. E sì, è ipotizzabile che il nostro uomo sia Marco Chiesa».

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