Frontalieri in crescita, soluzioni a confronto

La domenica del Corriere

L’aumento di dipendenti con un permesso G e i possibili correttivi per combattere la concorrenza sleale accendono il dibattito tra politici, sindacati ed economia

Frontalieri in crescita, soluzioni a confronto
© CdT/Gabriele Putzu

Frontalieri in crescita, soluzioni a confronto

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I frontalieri aumentano ancora, toccando quota 70.115 e, di pari passo, crescono le discussioni e le preoccupazioni. Il tema è stato al centro della puntata della Domenica del Corriere andata in onda questa sera su Teleticino. Ospiti del vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, il segretario regionale di UNIA Giangiorgio Gargantini, il consigliere nazionale UDC Piero Marchesi, il sindacalista dell’OCST Andrea Puglia e con l’economista Amalia Mirante.

Le responsabilità
Negli ultimi 16 anni, i lavoratori con un permesso G sono raddoppiati, «ma si è anche osservato uno spostamento dalle attività manifatturiere al settore terziario. In particolare nel commercio al dettaglio, ma anche negli studi di architettura e ingegneria. Tutto questo in un momento in cui il mercato del lavoro ticinese è sofferente», ha esordito Mirante. «L’esplosione del numero di frontalieri in settori in cui non c’è carenza di addetti significa che è in atto una sostituzione della manodopera residente. Se non si mettono limiti, il fenomeno continuerà», ha risposto Quadri. Secondo Gargantini, però, «il problema non sono i lavoratori, ma il padronato che offre posti di lavoro con salari troppo bassi». Una posizione condivisa anche da Marchesi, che ha però fatto notare che «quando un datore di lavoro ha la possibilità di risparmiare con gli stipendi ne approfitta». La risposta, secondo il consigliere nazionale UDC, poteva essere l’abolizione della libera circolazione delle persone», ma l’iniziativa è stata bocciata dal popolo lo scorso settembre. Marchesi non ha poi risparmiato un attacco ai sindacati, rei di «ostacolare ogni iniziativa che miri a reintrodurre una sorta di preferenza indigena». Le ricette leghiste e democentriste, secondo Puglia, non sarebbero però efficaci: «Occorre regolamentare meglio il mercato del lavoro con contratti collettivi che non possano essere aggirati, oppure introducendo sgravi fiscali per le aziende che assumono i residenti». Il punto, gli ha fatto eco Gargantini, «è limitare lo sfruttamento e combattere la speculazione, non il lavoratore che ne è vittima».

Una circolazione non libera
«Fatta così, non è vera libera circolazione. Andiamo semplicemente a comprare la manodopera dove costa meno», ha evidenziato da parte sua Amalia Mirante, secondo la quale «il Ticino paga un prezzo altissimo: Berna dunque potrebbe pensare di portare qualche posto di lavoro altamente qualificato degli uffici federali anche a Lugano, Bellinzona o Locarno». Pungolato da Righinetti, Quadri ha evidenziato che «il problema dei frontalieri è reale, non viene usato a fini elettorali dalla destra». L’unica soluzione, secondo il consigliere nazionale leghista «è porre fine alla libera circolazione, perlomeno in questa modalità». «Non si tratta di colpevolizzare i frontalieri - ha poi aggiunto rispondendo a Gargantini - ma il sistema attuale ha generato una guerra tra poveri da cui il ticinese esce perdente».

E se i lavoratori sottopagati sono tanti, i dati indicano che i più sfruttati sono quelli più qualificati: «Bisogna generare una concorrenza leale, che farebbe bene a tutti, frontalieri e residenti». Un’ipotesi, questa, che secondo Marchesi è «irrealizzabile», perché non si possono «mettere a confronto lavoratori che vengono da Paesi diversi, con un costo della vita non paragonabile». «Il nostro cantone - ha aggiunto - sta vivendo un progressivo spopolamento e i nostri giovani si spostano in Svizzera interna e non tornano più». Rivolgendosi ai sindacalisti, il consigliere nazionale ha ammonito: «Bisogna fare una scelta di campo, non si possono difendere in modo identico due categorie di lavoratori che vengono da Paesi diversi, con un costo della vita non paragonabile».

Test a tappeto
Passando dal tema del lavoro a quello della salute, Quadri ha spiegato che «per ridurre i contagi da coronavirus serve ridurre la mobilità, anche quella transfrontaliera», auspicando «l’introduzione delle misure al confine per limitare il flusso di persone». In questo senso, ha lamentato, «quando si tratta di prendere decisioni che toccano i rapporti internazionali, il coraggio del Consiglio federale viene a mancare». Tutti d’accordo, invece, sulla possibilità di aumentare i test per i lavoratori. «Ma andrebbero controllati tutti i dipendenti, perché testare solo una parte di loro non avrebbe senso», è stato chiarito. Non solo: «Decidere di testare i frontalieri in dogana creerebbe delle tensioni politiche con l’Italia», ha spiegato Puglia. Pronta è arrivata la risposta di Marchesi, secondo cui «non possiamo fare attenzione a ogni azione che possa infastidire l’Italia. Dobbiamo tutelare i nostri interessi».

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