I giovani sotto la lente, le due facce dell’adolescenza

Il fenomeno

A La domenica del Corriere si è discusso di educazione, delinquenza minorile e autogestione - Michele Bertini: «Di fronte all’illegalità non possiamo voltare la faccia» - Ilario Lodi: «Non sono costi, ma investimenti»

I giovani sotto la lente, le due facce dell’adolescenza
© CdT/ Chiara Zocchetti

I giovani sotto la lente, le due facce dell’adolescenza

© CdT/ Chiara Zocchetti

I giovani sotto la lente, le due facce dell’adolescenza
Fuori dagli studi di TeleTicino Ilario Lodi, Michele Bertini, Reto Medici e Giorgio Fonio. © CdT/ Chiara Zocchetti

I giovani sotto la lente, le due facce dell’adolescenza

Fuori dagli studi di TeleTicino Ilario Lodi, Michele Bertini, Reto Medici e Giorgio Fonio. © CdT/ Chiara Zocchetti

Qual è lo stato di salute della gioventù ticinese ai tempi della pandemia? I recenti fatti di cronaca legati ad una manifestazione a Molino Nuovo organizzata dai giovani autogestiti hanno fatto tornare al centro del dibattito, con le sue mille sfaccettature, la questione. Chiudere o no il centro autogestito di Lugano? Oppure, come affrontare il tema della nuove tecnologie tra i giovani e giovanissimi? Per riflettere su queste ed altre domande a La domenica del Corriere, ospiti di Gianni Righinetti, erano presenti il municipale di Lugano Michele Bertini, il magistrato dei minorenni Reto Medici, il vice presidente del PPD Giorgio Fonio e il direttore di Pro Juventute Svizzera italiana Ilario Lodi.

Molino sì o no?
Partendo dalla stretta attualità, ovvero la questione del centro autogestito di Lugano, Bertini ha innanzitutto chiarito che «il Municipio ha consolidato una maggioranza su un posizione un po’ più intransigente». Anche perché, ha fatto notare, «se multiamo i cittadini che lasciano la carta fuori dal cassonetto, che credibilità abbiamo se non facciamo niente di fronte a manifestazioni che sfociano in vie di fatto e imbrattamenti? Non possiamo dunque voltare la faccia». Fonio ha dal canto suo rimarcato che «ogni grande città ha un luogo di autogestione, che è anche uno spazio di aggregazione culturale». «Tuttavia - ha aggiunto - gli atteggiamenti che non rispettano la legge non possono essere tollerati». Anche Medici ha sottolineato da una parte l’importanza «di poter intervenire quando vengono commessi reati» e dall’altra «che in un Paese ci siano spazi di autonomia per i giovani che fungano da palestra per diventare cittadini», come ad esempio i centri giovanili. Lodi ha invece rimarcato la necessità di «non guardare a questi fenomeni solo dal punto di vista giuridico, bensì anche educativo».

Spesso si parla dei giovani solo quando fanno qualcosa di negativo, ma ve ne sono moltissimi che si impegnano nel volontariato, oppure a livello associativo, e dei quali si parla poco

Senza dimenticare, ha aggiunto Bertini, «che spesso si parla dei giovani solo quando fanno qualcosa di negativo, ma ve ne sono moltissimi, la maggioranza, che si impegnano nel volontariato, oppure a livello associativo o sportivo e dei quali si parla poco». Bertini ha inoltre esortato tutti a non guardare solo alle soluzioni a corto termine, «ai cerotti», ma anche a strategie di lungo termine: «La politica in questo senso ha molto da fare, ad esempio nel sostenere enti e associazioni che hanno la sensibilità giusta per dialogare con i giovani, oppure, più in generale, sostenendo la scuola». A questo proposito Lodi ha auspicato che «la voce ‘‘giovani’’ sia tolta dal piano dei costi e inserita nel piano degli investimenti» che andrebbero fatti più a livello regionale, cantonale o federale, e non comunale. Sollecitato da Righinetti riguardo agli effetti della pandemia sui giovani, Fonio ha fatto notare «il difficile momento per questa categoria, specialmente per chi ha una situazione familiare più fragile».

Una valida alternativa
Il magistrato dei minorenni, venendo poi alla questione degli stupefacenti, ha rimarcato che «in quasi tutte le inchieste notiamo che una buona parte degli autori ha fatto uso di droghe, alcool o medicinali». Ma cosa fare dunque per combattere questo fenomeno? ha chiesto il vicedirettore del Corriere del Ticino a Lodi. «Sicuramente proporre delle alternative più valide» all’uso di queste sostanze. E per fare ciò è che necessario «lavorare sul contesto lavorativo o familiare. Ma non dimentichiamo che i ragazzi di oggi sono sottoposti ad una notevole pressione, c’è molta più competitività».

Ci sono giovani non agganciabili, pericolosi per sé stessi e per gli altri

Infine, si è discusso riguardo alla proposta di creare un centro educativo chiuso per i giovani problematici anche nel nostro Cantone. E su questo punto praticamente tutti d’accordo con Medici, il quale ha evidenziato che «ci sono giovani non agganciabili, pericolosi per sé stessi e per gli altri» e le esperienze concrete fatte in questo senso ad esempio in Romandia hanno dimostrato di essere efficaci per aiutarli. Ma non dimentichiamo, ha concluso Lodi, «l’importanza di non frammentare l’esperienza di questi giovani, che spesso non sanno dare un nome a chi hanno davanti. In questi casi ci vuole qualcuno che si occupi di loro dall’inizio alla fine».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Il Corriere in tv
  • 1
  • 2
  • 3

    L’onda che spacca il Paese

    Teleticino

    La domenica del Corriere alla vigilia della nuove chiusure in tutta la Svizzera per sei settimane – Gianni Righinetti ospita Andreas Cerny, Fabio Regazzi, Norman Gobbi, Marco Chiesa, Bruno Balmelli e Giangiorgio Gargantini

  • 4

    Una realtà instabile

    teleticino

    Nel 2021 si riponeva tanta speranza, ma purtroppo ad oggi è la fotocopia del 2020 – A La domenica del Corriere Franco Denti, Massimo Suter, Marco Borradori e Lorenzo Pianezzi

  • 5

    La Lega divisa e l’anno che verrà

    la domenica del corriere

    Il Preventivo 2021 e le prospettive future, passando dell’ultimo strappo tra Michele Foletti e Boris Bignasca - Agustoni: «No all’aumento delle imposte» - Speziali: «Evitare che i conti finiscano in macerie» - Sirica: «Arriveranno nostre proposte»

  • 1
  • 1