«Il presidente va retribuito»

la domenica del corriere

Primo confronto tra i candidati alla guida del PLR – A Teleticino si è discusso anche di potenziali alleanze con un occhio attento al PPD – Non sono mancati un ritratto degli ultimi cinque numeri uno e qualche critica all’uscente Bixio Caprara

 «Il presidente va retribuito»
© CdT/ Chiara Zocchetti

«Il presidente va retribuito»

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In casa liberale radicale la corsa alla presidenza è ufficialmente iniziata e i tre candidati si apprestano a incrociare simbolicamente le lame in quello che sarà un mese di campagna elettorale a tutti gli effetti. Su un punto, però, Natalia Ferrara, Emilio Martinenghi e Alessandro Speziali si sono già detti d’accordo: per poter guidare il PLR, al futuro presidente potrebbe venir corrisposto un salario. «Senza, avremmo solo presidenti ricchi, oppure che non si prendono il tempo sufficiente», ha osservato Ferrara, ospite di Gianni Righinetti insieme a Martinenghi e Speziali a «La domenica del Corriere», in onda ogni domenica alle 19 su Teleticino. «La Commissione cerca ci ha chiesto una disponibilità pari a un impiego 30%, se ci aggiungiamo un altro 20% di Gran Consiglio vuol dire che per metà del tempo non si può lavorare». Dunque, un emolumento s’impone. La sua posizione è stata condivisa anche da Martinenghi il quale, pur non avendo sollecitato una retribuzione («ma non deve essere un canale preferenziale»), ha riconosciuto che tutti «devono avere la possibilità di fare questo lavoro». «Ho giocato subito a carte scoperte. Sono una persona normale, padre di due figli. Visto che diminuirei la mia percentuale lavorativa all’80%, il restante 20% mi serve per far quadrare i conti, non per guadagnare di più» ha spiegato Speziali.

Accordi e collaborazioni

In apertura di dibattito, Righinetti ha sollecitato i suoi ospiti su una questione aperta che torna d’attualità con la sessione di Gran Consiglio: la congiunzione delle liste e, dunque, di riflesso, la collaborazione con le altre forze politiche. Tra le quali spicca il PPD, partito con cui alle ultime elezioni federali era stata imbastita un’alleanza che aveva generato malumore. Insomma: c’è margine di manovra dopo questa esperienza tutt’altro che positiva? «La possibilità c’è», ha replicato Martinenghi. Ma con una premessa: «Prima si trova l’intesa sui temi, poi si va d’accordo politicamente. Personalmente ho fatto fatica a capire le ragioni tattiche e strategiche di questa congiunzione». «Il valore della politica e del paese è così alto che faccio astrazione delle persone», ha sottolineato Speziali, che si è detto disponibile a sedersi al tavolo con il PPD per fissare delle priorità sulla formazione, oppure con l’UDC per un discorso sulla salute delle finanze pubbliche. Ma con una premessa: «In questo momento un progetto deve partire da un’idea liberale, ovvero dalla concezione di paese che fissa le priorità e tira in porta». Anche per Ferrara «quello che conta è un’alleanza vera sui temi». Trovare o meno un accordo, «dipende dalla caratura delle persone. Per esempio, Marina Masoni si sedeva regolarmente a discutere con Pietro Martinelli pur pensandola diversamente su molti temi». Immediata la replica di Righinetti: «Lei si vede a sedersi con Matteo Pronzini?». «Pronzini non è Martinelli e non lo sarà mai», ha ribattuto la deputata.

Sfortunato e organizzatore

Lasciando per un momento il discorso delle strategie future, la discussione si è concentrata sul passato e sui cinque presidenti liberali radicali della storia recente (Fulvio Pelli, Giovanni Merlini, Walter Gianora, Rocco Cattaneo e, appunto, Caprara). Ciascuno con il suo carattere e le proprie peculiarità e per questo Righinetti ha chiesto ai presenti di descrivere ognuno di loro con un aggettivo. «Pelli “strategico”, Merlini “intimamente liberale”, Gianora “autentico”, Cattaneo “creativo”. A Caprara riconosco che la dote organizzativa non gli manca», è stato il ritratto tracciato da Speziali. Per Martinenghi, invece, «Caprara è un uomo di squadra, Cattaneo un competitore, Gianora una persona autentica, Merlini molto impegnato e Pelli “autorevole”». Dopo aver rimarcato l’assenza di una donna nel passato del PLR, Ferrara ha definito «sfortunato» l’attuale numero uno del partito, riconoscendo la determinazione di Cattaneo, la modestia di Gianora, la riflessività di Merlini. «Fulvio Pelli? Una volta presidente, sempre presidente», ha aggiunto. Inutile girarci attorno, alla fine della presidenza di un partito, i bilanci sono spesso impietosi e si concentrano in particolare sulle sconfitte. Da qui la richiesta di rivolgere una critica all’uscente. «Ha sposato il concetto di allenatore, a me piace più quello di leadership», ha replicato Speziali. «Tendenzialmente è una persona riflessiva, ma nel momento storico in cui eravamo serviva più coraggio e un indole più calma come la sua ha fatto si che le cose non funzionassero», ha rimarcato Ferrara, la quale avrebbe auspicato un PLR «senza paura di sporcarsi le mani».

Raddoppio possibile

Nell’agenda politica del nuovo presidente una data marcata in rosso sarà quella delle cantonali del 2023. Con l’obiettivo di recuperare quel secondo seggio perso a scapito della Lega? «La mia ambizione è di far lavorare il partito in modo sereno senza la priorità di fare numeri o rincorrere i seggi. Questi sono risultati che arrivano con il lavoro», è la visione di Martinenghi. Speziali ha invece ricordato che «è stata proprio la Lega a mettere il dito in una piaga che abbiamo a lungo sottaciuto e quindi siamo corresponsabili del suo successo. Per batterla dobbiamo trovare un consenso con altre forze politiche». Ferrara, ormai abituata all’etichetta di «anti-leghista» ha affermato: «Fare politica passa dalla forza che si ha. Due consiglieri di Stato su cinque possono fare la differenza se si vuole portare avanti delle riforme». Riforme che, a suo dire, sono in ritardo: «Norman Gobbi è stato eletto 10 anni fa ma quelle della giustizia e della polizia non sono arrivate».

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