«Il sindaco un po’ si spoglia dei panni del suo partito»

La domenica del Corriere

Giro d’orizzonte in vista delle elezioni comunali - Borradori: «Ultima legislatura? Non confermo e non smentisco» - Scherrer: «Ho l’entusiasmo per altri tre anni a pieno ritmo» - Branda: «Mi concentro su questa campagna»

«Il sindaco un po’ si spoglia dei panni del suo partito»
Da sinistra in studio Marco Borradori, sindaco di Lugano, Gianni Righinetti, Mario Branda, sindaco di Bellinzona. Sugli schermi: Alain Scherrer, sindaco di Locarno, Bruno Arrigorni, sindaco di Chiasso e Samuele Cavadini, sindaco di Mendrisio. (FOTO CHIARA ZOCCHETTI)

«Il sindaco un po’ si spoglia dei panni del suo partito»

Da sinistra in studio Marco Borradori, sindaco di Lugano, Gianni Righinetti, Mario Branda, sindaco di Bellinzona. Sugli schermi: Alain Scherrer, sindaco di Locarno, Bruno Arrigorni, sindaco di Chiasso e Samuele Cavadini, sindaco di Mendrisio. (FOTO CHIARA ZOCCHETTI)

A Lugano la Lega riuscirà a difendere i tre seggi in Municipio? A Mendrisio, i liberali radicali riusciranno a mantenere il sindacato strappato poco meno di tre anni fa al PPD? E ancora: a Chiasso il PLR resisterà all’assalto leghista? A Locarno, rimarrà lo status quo? Infine, sarà davvero l’ultima legislatura dei sindaci di Lugano e Bellinzona? Alle prossime elezioni comunali, rimandate di un anno causa coronavirus, mancano ancora una manciata di settimane ma gli interrogativi che tengono banco tra le varie forze politiche, impegnate a pianificare la strategia di una campagna anch’essa condizionata dagli effetti della pandemia, sono già tanti. Ed è proprio ad alcuni di questi che si è cercato di rispondere nel corso della puntata de «La domenica del Corriere» andata in onda ieri sera su Teleticino. Ospiti del vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti i sindaci dei cinque maggiori centri del cantone: Bruno Arrigoni (Chiasso), Samuele Cavadini (Mendrisio), Marco Borradori (Lugano), Mario Branda (Bellinzona) e Alain Scherrer (Locarno). Non ce ne vogliano i rispettivi partiti se abbiamo omesso la loro appartenenza politica: d’altronde, si sa, il sindaco ha sì un ruolo politico ma allo stesso tempo molto meno partitico.

Un ruolo importante

Ma qual è, allora, il vero ruolo del sindaco? È veramente slegato dal suo partito? È più un punto di riferimento o un parafulmine? E, soprattutto, cosa lo spinge a ricoprire questa carica?, ha chiesto Righinetti ai suoi ospiti. «Un pochino ti spogli dei panni del tuo partito», ha confermato Borradori. «Devi entrare in contatto e dialogare con tutti e dare delle risposte alle persone non ha colore partitico». Nessun dubbio per Scherrer: «L’ascolto dei nostri cittadini e la comprensione ci indicano la rotta da seguire. Il nostro è il ruolo più bello in ambito politico proprio per il contato con le persone». Dal canto suo Branda ha riconosciuto che l’incarico che si assume è quello di essere il sindaco di tutta la città». «Sia all’interno dell’Esecutivo sia tra la popolazione mi sono trovato a mio agio», ha osservato Cavadini. «In Municipio si tende a cercare il consenso e abbiamo trovato un buon collante pur essendoci rinnovati per quattro settimi». Bruno Arrigoni ha ricordato che quello del sindaco «è un ruolo che ti prende tutto il giorno», ma il fatto che la gente «ti fermi per strada per chiedere un consiglio o per parlare è qualcosa di positivo».

Parola agli elettori

Inutile negarlo: lo sguardo di tutti e cinque gli uscenti è rivolto al 18 aprile. Il giorno della verità, anche se gli effetti del virus potrebbero ripercuotersi anche sullo spoglio delle schede, come peraltro ammesso dal presidente del Governo Norman Gobbi in Parlamento. Insomma, per attendere i risultati bisognerà probabilmente attendere, allungando così i tempi di una campagna elettorale più lenta, distaccata e, forse, più social. Esigenze della pandemia, appunto. Ma tutti e cinque gli ospiti ritengono che la popolazione seguirà con interesse i temi che verranno dibattuti, anche se in forme diverse. Ma che scenario si aspettano gli uscenti? Il «cadreghino» trema?, li ha punzecchiati Righinetti. Nessuno dei suoi ospiti si è sbottonato molto, rimettendosi al giudizio degli elettori. Scherrer ha ammesso che «la concorrenza con tante persone valide è stimolante». E sul futuro: «Ho l’entusiasmo per fare ancora tre anni a pieno ritmo, poi vedremo». Dal canto suo Arrigoni ha ribadito di credere nel lavoro e nell’impegno: «I risultati arriveranno». Sul possibile «sorpasso» leghista, invece, «saranno i cittadini a decidere». A Mendrisio, la missione di Cavadini è riconfermare il sindacato. Certo, «la situazione è difficile da interpretare e le elezioni potrebbero chiarire meglio le idee per quanto riguarda gli equilibri politici». Nella capitale, uno degli interrogativi in casa PS riguarda il futuro di Branda: sarà davvero l’ultima legislatura, magari in vista della corsa all’Esecutivo cantonale per il dopo-Manuele Bertoli? «Mi concentro su questa campagna elettorale, quello che accadrà dopo lo vedremo», ha glissato. Un interrogativo simile, ma in casa della Lega, vale anche per Borradori: sarà il suo ultimo triennio alla guida di Lugano, come già ventilato dal diretto interessato? «Per questo sono stato rimproverato da più di una persona (ride, ndr), diciamo che non confermo e non smentisco». Infine, una battuta sul ritorno sulla scena politica di Filippo Lombardi: «La sua entrata in Municipio è possibile e probabile. D’altronde, Lugano è terra effervescente».

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