L’idea del passaporto vaccinale fa storcere il naso ai politici

la domenica del corriere

La proposta del certificato sanitario non fa breccia tra i partiti ticinesi, che la ritengono una misura «discriminatoria» - Consenso invece per gli aiuti ai casi di rigore in vista del voto di oggi in Parlamento

L’idea del passaporto vaccinale fa storcere il naso ai politici
© CdT/ Chiara Zocchetti

L’idea del passaporto vaccinale fa storcere il naso ai politici

© CdT/ Chiara Zocchetti

L’ipotesi di un passaporto vaccinale, dopo aver diviso i leader dell’Unione europea, fatica a farsi largo anche tra i politici ticinesi. Del tema si è parlato questa sera a «La domenica del Corriere», nella puntata andata in onda su Teleticino. Ospiti della trasmissione condotta dal vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti sono stati il presidente del PLR Alessandro Speziali e quello del PPD Fiorenzo Dadò, il capogruppo dei Verdi Nicola Schoenenberger, quello del PS Ivo Durisch e il deputato della Lega Michele Guerra.

La proposta di un documento che attesti l’avvenuta somministrazione del vaccino per poter viaggiare o partecipare alle manifestazioni è stata definita «spropositata» da Dadò, secondo cui «si creerebbero dei cittadini di serie A e di serie B». Dello stesso avviso anche Speziali: «È prematuro e credo dovrebbe essere l’ultima ratio, malgrado capisco che possa essere un lasciapassare all’estero». «Si scontra con alcuni diritti fondamentali sanciti dalla Confederazione», ha fatto notare Durisch, aggiungendo che «il vaccino deve consentirci di riprenderci la libertà, non creare un’ulteriore barriera tra le persone». «A fronte delle limitazioni attuali, quello del passaporto vaccinale – che già è in atto in molti Paesi – mi sembra un obbligo minore», ha invece osservato Nicola Schoenenberger. Un punto, questo, che non ha mancato di scaldare gli animi.

«Ho viaggiato moltissimo – ha replicato Dadò - e non è vero che in molti posti ci sono le vaccinazioni obbligatorie. Non è ammissibile che per andare al ristorante io debba dimostrare di essermi vaccinato contro un virus che, per quanto preoccupante, non è l’ebola». Pronta è arrivata la risposta di Schoenenberger: «Non vedo quale sia il problema di avere strumenti che possano accelerare la fine della pandemia. Anche io ho viaggiato e spesso è richiesto il passaporto con la vaccinazione. Non va letta come una limitazione, ma come un modo per proteggere sé stessi e gli altri». Da parte sua Guerra ha spiegato che «piuttosto che guardare a cose ancora lontane nel tempo, bisognerebbe concentrarsi su ciò che possiamo fare oggi: un’implementazione dei test rapidi, anche per i frontalieri, in modo da contrastare meglio la pandemia».

La frontiera divide

Sul tema dei controlli alle frontiere, sollecitato da Gianni Righinetti il presidente del PLR ha ritenuto «giustificata» la richiesta inoltrata a Berna dal Governo ticinese. «Se dobbiamo contenere i contagi, dobbiamo anche ridurre i movimenti. Tuttavia, non possiamo adottare misure che complichino la vita ai frontalieri che sorreggono non solo i nostri settori economici, ma soprattutto la sanità», ha detto Speziali. Secondo Durisch inasprire le misure al confine sarebbe una mossa «simbolica», ma dal ridotto impatto sulla mobilità. «L’obbligo del telelavoro - ha spiegato - è sufficiente per ridurre gli spostamenti. I negozi e i ristoranti chiusi, del resto, scoraggiano il turismo di giornata».

Il telelavoro incontra l’appoggio anche del leghista Guerra, «ma sarebbe una misura non necessaria se implementassimo i test rapidi». L’impressione di Schoenenberger è invece «che si sfrutti il coronavirus per rendere la vita difficile ai frontalieri». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Dadò, che ha lanciato una stoccata all’indirizzo leghista: «Se vogliamo aumentare i tamponi la misura dovrebbe valere per tutti, non solo per chi ha un permesso G. Non si infettano certo più di noi».

Mano tesa alle aziende

Se il passaporto vaccinale crea qualche mal di pancia, sul tema degli aiuti per i casi di rigore il fronte dei sì è compatto. «È una misura importante per sostenere le attività che hanno dovuto chiudere, e spero che il dossier faccia l’unanimità in aula», ha sottolineato Durisch. «Si tratta di un pacchetto di aiuti coraggioso, ma allentare i cordoni della borsa in maniera incondizionata rischia di tradursi in un boomerang», ha precisato da parte sua Speziali. L’invito alla prudenza è stato ribadito anche da Guerra, secondo cui «abbiamo anche il dovere di evitare che il peso della pandemia ricada tra qualche anno sulle spalle di un cittadino già tartassato». Da qui l’esigenza di «stringere la cinghia per le voci di spesa non prioritarie, come il centro di Dialettologia». Pungolato da Righinetti, Guerra ha poi precisato: «Non si tratta di chiudere gli uffici ma di spalmare piccoli risparmi su tutti i Dipartimenti». «Le risorse ci sono, quindi dobbiamo scongiurare l’aumento della disoccupazione e la catastrofe economica», ha osservato da parte sua Dadò. Sul fronte dei risparmi, Speziali ha fatto notare che un primo passo potrebbe essere quello di «smettere di aumentare i vincoli edilizi e la burocrazia, semplificando anche la vita al cittadino». Infine, Schoenenberger ha posto l’accento sulle rendite ponte: «Otto milioni per gli indipendenti mi sembrano pochi in confronto a quelli destinati alle aziende».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Il Corriere in tv
  • 1
  • 1