La domenica del Corriere

La città, l’imprenditore e il politico

Dopo l’uscita del libro «meno trenta» Stefano Artioli si è confrontato per la prima volta con Marco Borradori - Un faccia a faccia tra frecciatine e tanti sorrisi e qualche intesa

La città, l’imprenditore e il politico
(Foto Reguzzi)

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La città, l’imprenditore e il politico

La città, l’imprenditore e il politico

La città, l’imprenditore e il politico

La città, l’imprenditore e il politico

Per capire che lo stato di salute di Lugano non sia più eccellente come ai tempi d’oro del settore bancario non serve scomodare un luminare della medicina. Ma se a tastare il polso della città ci metti un politico di lungo corso, come il sindaco Marco Borradori, e un imprenditore di successo, come l’immobiliarista Stefano Artioli, le loro diagnosi difficilmente concorderanno, almeno in partenza. Il referto di Artioli, protagonista assieme al sindaco dell’ultimo faccia a faccia stagionale del La domenica del Corriere, condotto da Gianni Righinetti ieri su Teleticino, è quello poco speranzoso anticipato nel suo libro fotografico «meno trenta», il primo di una trilogia, in cui si parla di «un organismo moribondo», fatto che non ha mancato di suscitare delle polemiche. «Non mi sono pentito d’averlo scritto, perché quando un imprenditore fa un’azione, la modera e la misura», ha esordito Artioli. «Non è un libro di critica, ma di riflessione, anche perché io non sono un competitor dei politici. Tutti loro, anche i municipali, cercano di essere dinamici, ma non è facile, perché ogni volta che viene fuori qualcosa c’è uno scontro e questo non serve al Paese». Tuttavia Borradori ha ribattuto che «finora del libro è stato sottolineato soprattutto l’aspetto della critica. È vero, siamo passati per una crisi tremenda della piazza finanziaria. Ma ne siamo usciti e siamo passati anche per un grande processo d’aggregazione che ci ha confermato nel ruolo di locomotiva del cantone».

«Un posto da bollino rosso»
Però Artioli non condivide l’ottimismo di Borradori e anzi ha rincarato la dose, sostenendo «che a Zurigo, dove ci sono i gruppi finanziari che hanno in mano la metà degli immobili di Lugano, ci hanno messo un bollino rosso addosso. Se non torniamo a stimolare gli investimenti, ci saranno il crollo dell’edilizia e del commercio».

«Non siamo dei moribondi»
Tuttavia questi sono giorni decisivi, come abbiamo riportato venerdì, per il Polo sportivo e degli eventi e Borradori non ha mancato di rivendicarlo in trasmissione. «Uno che scrive un libro può usare le metafore, ma basta vedere quali sono gli investimenti che vogliamo fare per capire che l’aggettivo moribondo non si attaglia a Lugano, anche se sappiamo che c’è qualche ritardo», ha replicato il sindaco. Ritardi che spesso vengono addebitati ai ricorsi, specialmente a quelli di associazioni a tutela del territorio vicine ai politici di sinistra, che Artioli ha punzecchiato. «Ricordiamoci che Zurigo, Cantone e Città, sono governate dai socialisti. Io li conosco e sono più borghesi di me: vanno in giro col Porsche e hanno la ditta. Vorrei loro al posto della sinistra ticinese», ha ironizzato l’imprenditore. «Per avere i permessi per costruire un grattacielo a Zurigo mi sono serviti 8 mesi. Qui ci vorrebbero anni».

«Perché non entri in politica?»
«È vero che il privato si muove senza i lacci che a volte soffocano il pubblico, ma ci sono delle leggi, come quella sugli appalti, a cui dobbiamo sottostare», ha contrattaccato Borradori solleticato sul tema da Righinetti. Poi il sindaco ha chiesto ad Artioli, seppure senza toni polemici, «perché non entri in politica? Servirebbero persone che conoscono la realtà dei fatti e che lavorano toccando proprio la terra». Pronta la replica: «Lui (Borradori ndr) è abituato alla litigiosità. Io non ho delle ideologie, io lavoro su dei progetti concreti», ha affermato Artioli, secondo cui «l’imprenditore che si mette in politica viene visto con diffidenza. Gli si rimprovera che secondo lui è tutto facile, siccome ha i soldi. Il vero politico è quello come Borradori, che vive la Città, che ascolta tutti. L’imprenditore invece di solito sta più sulle sue. Io posso piuttosto aiutare i politici, collaborare con loro, e questo è un bene per il Paese. Che la si smetta di descriverci come quelli affamati di guadagnare», ha concluso Artioli.

Chiudendo con Borradori, alla domanda secca di Righinetti se intende ricandidarsi alla guida della Città, il sindaco ha sostenuto che «il modello migliore è quello dei saggissimi grigionesi: tre legislature e poi togliere il disturbo. Io sono un fuori quota assoluto, ma se fosse qui ancora il Nano potrebbe confermare che dopo 12 anni in Governo gli chiesi di cercare un altro, che non trovò». Comunque al timone di Lugano Borradori è alla seconda legislatura e, ha rassicurato, anche per la terza verosimilmente sarà della partita. Se sarà quella della tanto auspicata svolta, si vedrà.

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Ecco la puntata andata in onda ieri.
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