La guerra del pass COVID-19 che divide società e politica

LA DOMENICA DEL CORRIERE

Il dibattito in vista della votazione del 28 novembre - Storni: «La legge non esclude nessuno» – Marchesi: «Modo di agire incostituzionale» - Romano: «Torniamo in carreggiata» - Morandi: «Diciamo no a misure coercitive»

La guerra del pass COVID-19 che divide società e politica
© CdT/Gabriele Putzu

La guerra del pass COVID-19 che divide società e politica

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Le vacanze scolastiche sono ormai alle spalle e si scaldano i motori in vista dell’appuntamento con le urne del prossimo 28 novembre. A La domenica del Corriere è andato in scena il confronto sul principale argomento in votazione a livello federale, la Legge COVID-19. Il vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti ha moderato il dibattito su «La guerra del green pass». La legge disciplina diversi aspetti della pandemia, ma in sostanza la partita si gioca tutta sul certificato. Siamo un po’ al «dentro» o «fuori» su una questione che accende gli animi della piazza e della politica. E vero confronto è stato anche su Teleticino tra i favorevoli alla modifica legislativa, il consigliere nazionale del PPD Marco Romano e quello del PS Bruno Storni, e chi questa modifica legislativa e il pass li vuole affossare, il consigliere nazionale dell’UDC Piero Marchesi e il portavoce degli Amici della Costituzione Sergio Morandi.

I cittadini si erano già espressi il 13 giugno scorso dicendo sì (nella misura del 70%) alla prima forma della legge COVID-19. Perché le cose a fine mese dovrebbero andare diversamente?, ha chiesto Righinetti. A dare fuoco alle polveri è stato Morandi: «Andrà diversamente perché ora abbiamo dati chiari, ad esempio sui decessi. L’età media di chi è deceduto è stata di 86 anni contro un’aspettativa di vita di 83,7 anni. Se osserviamo i decessi tra 0 e 40 anni i deceduti per COVID sono stati 65, da 40-70 anni sono stati 1.000. A fronte di 11.000 decessi. Tutto questo a livello nazionale». Un’affermazione che ha fatto reagire in prima battuta Romano: «Non ci sarà mai una legge che si basa sul numero dei decessi, calibrare così il sistema sanitario ci renderebbe un povero Paese. Significherebbe che su certe malattie non ci dovremmo neppure chinare vista la bassa incidenza statistica. Altri sono i criteri, quello che è la pandemia lo vediamo tutti molto bene. Il ragionamento appena sentito lo trovo offensivo». Storni ha rincarato la dose guardando Morandi: «Il suo calcolo è sbagliato, cinico e assurdo. C’è ancora gente che muore, non è vero che è tutto a posto. E sottolineo che quelle adottate dalla Svizzera sono le misure più liberali in Europa. Ricordo che un anno fa voi eravate contro le mascherine».

«Basta lavarsi le mani»

Dal canto suo Marchesi ha sottolineato che «il COVID pass è un obbligo indiretto della vaccinazione. E questo modo di agire è anticostituzionale e va ribadito con determinazione». «Macché - ha ribattuto Storni - qui non si esclude nessuno. Questa è strumentalizzazione fatta e finita. Sono stato a un concerto ed era pieno grazie al fatto che c’era il controllo con il COVID pass». Morandi crede che potremmo vivere normalmente senza alcuna misura? «È la prima volta nella storia che per tutelare poche persone si adottato misure tanto estreme. Io credo che ci vorrebbe informazione e responsabilizzazione accompagnata dal buonsenso. Ad esempio a me hanno insegnato da piccolo a lavarmi le mani. Usare il disinfettante non è necessario». Righinetti ha però sottolineato di avere imparato da grande ad usare la mascherina, non è per caso utile? e Morandi ha risposto così: «Le faccio un altro esempio, a casa mia non si entra con le scarpe, alla giapponese. E se sono malato, per rispetto degli altri mi metto la mascherina, ma non servono misure coercitive per tutti. Insegniamo alle persone a curare il sistema immunitario, sarebbe già sufficiente».

«Torniamo in carreggiata, stiamo parlando di una legge puntuale e un referendum dopo che solo pochi mesi fa si era votato» ha sottolineato Romano. Che poi a Morandi ha fatto presente «che una legge è generale e astratta. È liberale uno Stato che decide a priori di isolare qualcuno? Con il COVID non basta lavarsi le mani, questo lo dobbiamo dire in maniera chiara. Occorre essere oggettivi e la richiesta dei referendisti è illiberale e irresponsabile».

«Non è contro il Governo»

Marchesi, questa legge è un referendum sul Consiglio federale e Alain Berset? «No, assolutamente non è così. Ricordo che l’UDC ha chiesto da subito misure alla Confederazione. Il livello di immunità è molto alto, il 90% è immunizzato tra vaccinati e chi ha sviluppato gli anticorpi. Non c’è più la necessità di un pass, se non per motivi di viaggio». Ma un no alla legge, ha ricordato Righinetti, dal prossimo marzo non ne verranno più rilasciati. Va bene così? «Fino a marzo ci sarebbe. Vogliamo decidere la strategia dopo la crisi. Non ci sono più ragioni per imporre». E sull’UDC, primo partito nazionale, che sostiene chi scende in piazza, urla e grida? «L’UDC non urla o grida in piazza. Usiamo la democrazia diretta».

A telecamere spente

Ad un certo punto Morandi ha fatto reagire il fronte opposto, sostenendo che «quando i microfoni e le telecamere si spengono gli esperti dicono che i giovani non dovrebbero essere vaccinati. Ma non faccio nomi». «È grave affermare che a telecamere spente qualcuno dice. La comunità scientifica a grandissima maggioranza dice cose diverse e lo fa a telecamere accese».

«Non c’è un piano B»

Come detto, con un no il pass decadrebbe e la Svizzera sarebbe un’isola senza pass. «Non sarà così, quando la politica vuole trovare soluzioni urgenti le trova. In Svizzera è storicamente così» ha affermato Marchesi. «Fare credere questo alla popolazione è illusorio, non è così, non c’è un piano B per il certificato e farlo credere non è onesto» ha aggiunto Romano. «Noi non ci opponiamo al pass per viaggiare, sono convinto che se cadrà la revisione della legge, una soluzione ci sarà», ha rincarato Marchesi. «Voi sostenete chi va in piazza», ha rilanciato Storni. Immediata la controreplica di Marchesi: «Io sono vaccinato e sosteniamo il vaccino. Non giochiamo su queste cose, Storni. Il COVID pass fa passare un messaggio pericoloso. Ricordiamo che anche chi è vaccinato può trasmettere la malattia ed è un dato di fatto che il certificato è un po’ lo strumento che fa calare l’attenzione. Questo pass non aiuta a far calare la malattia. È negativo il messaggio insito in questo strumento: categorizza la società e fa vivere una falsa sicurezza e calare la prudenza».

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