La Lega divisa e l’anno che verrà

la domenica del corriere

Il Preventivo 2021 e le prospettive future, passando dell’ultimo strappo tra Michele Foletti e Boris Bignasca - Agustoni: «No all’aumento delle imposte» - Speziali: «Evitare che i conti finiscano in macerie» - Sirica: «Arriveranno nostre proposte»

La Lega divisa e l’anno che verrà
© CdT/Chiara Zocchetti

La Lega divisa e l’anno che verrà

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A differenza del 2017, sorprese e ribaltoni parlamentari, non ce ne sono stati: il Gran Consiglio ha approvato il Preventivo 2021 (che, per la cronaca, registra un disavanzo di 230,7 milioni di franchi) scongiurando la gestione provvisoria. Ma a tenere banco e a porre interrogativi sulla tenuta di una forte maggioranza c’è la nuova spaccatura all’interno della Lega. La divergenza di opinioni tra l’ala più barricadera e quella più istituzionale del movimento è sfociata nelle dimissioni di Michele Foletti da capogruppo e da membro della Commissione gestione e finanze. Un dissidio che rischia di gettare diverse incognite sulla tenuta di quel «patto di Paese» che sulla carta dovrebbe consentire al Governo di affrontare i prossimi sei mesi con il sostegno delle loro forze politiche di riferimento.

L’araba fenice

«Abbiamo avuto delle divisioni ma quando c’è da tirare in porta lo facciamo». Parola del deputato leghista Michele Guerra, che proprio in Gestione ha firmato il rapporto di compromesso sottoscritto anche dal collega Foletti, poi sfiduciato dal gruppo. Al di là delle rassicurazioni sulla tenuta interna del movimento («i litigi non sono una novità ma alla fine la Lega risorge come la fenice dalle ceneri», ha ribadito Guerra) il punto chiave sul quale si è concentrata la prima parte de «La domenica del Corriere», trasmissione andata in onda ieri su Teleticino e moderata da Gianni Righinetti, è uno: cosa è successo all’interno del gruppo? «Bisogna premettere che il nostro gruppo in seno alla Gestione ha avanzato una serie di misure di risparmio e risanamento. Queste misure sono state respinte dalla maggioranza commissionale e con un grande lavoro di tessitura io e Foletti siamo riusciti a far inserire nel preventivo un obbligo per il Governo di effettuare dei risparmi. Era il massimo che si potesse fare», ha spiegato Guerra. Tuttavia, «il gruppo si è detto insoddisfatto e ha deciso di lanciare un segnale forte facendo appello pubblico al Governo affinché le misure siano effettivamente incisive». In sostanza ha voltato le spalle a Foletti-Guerra sposando la linea di Boris Bignasca. In sede di votazione, la Lega ha fatto un passo indietro non sostenendo i conti «ma sarà pienamente della partita. Tra qualche mese ci siederemo al tavolo e avanzeremo le nostre richieste». Ma in tutto questo, è stata la domanda di Righinetti al deputato, Guerra da che parte sta? «Se devo sostenere Foletti lo sostengo , ma è anche vero che ho appoggiato degli emendamenti, quelli presentati dalla Lega, perché ritengo servisse uno sforzo maggiore».

Tra proposte e controproposte

La crepa in casa leghista non è passata inosservata all’interno delle altre forze politiche, ma per il momento è stata espressa soddisfazione principalmente per l’approvazione del preventivo. «Se il Parlamento lo avesse bocciato l’operatività dello Stato sarebbe caduta», ha rammentato il presidente del PLR Alessandro Speziali. «Nei prossimi mesi tutti porteranno le proprie ricette e dovremo vedere di trovare, se non un patto di Paese, almeno un’alleanza per evitare che i conti finiscano in macerie». Da parte socialista, ha spiegato il copresidente del PS Fabrizio Sirica, il gruppo ha ritenuto «fondamentale fare un lavoro di cucitura. Siamo stati responsabili per scelta e nei prossimi mesi presenteremo delle nostre proposte. La lettura della Lega è stata instabile e inaffidabile». «La Lega ha fatto le sue valutazioni», ha osservato il capogruppo del PPD Maurizio Agustoni. Da parte dei popolari democratici, «la priorità andrà alla tenuta economica del cantone. L’equilibrio dei conti è un principio importante ma l’anno prossimo la grande priorità sarà sostenere l’economia, le imprese e le persone, scongiurando l’aumento delle imposte». Ma questo, come detto, sarà musica del 2021.

Botta e risposta sulla Procura

Nel corso della puntata non è mancato uno sguardo ai punti salienti, pandemia esclusa, di questo 2020. Il tema caldo degli ultimi mesi, ça va sans dire, è stato quello dello scossone in Magistratura, culminato con la riconferma da parte del plenum di tutti i procuratori pubblici uscenti. Per Sirica e per la deputata di Più Donne Tamara Merlo ora è giunto il momento di premere il tasto reset: «È importante guardare avanti e fare delle proposte per migliorare la situazione», ha sottolineato la deputata. Inoltre, e questo parere è stato condiviso anche dalla collega dei Verdi Samantha Bourgoin, ci sono state delle carenze gestionali che non sono emerse. «Non ci fosse stata grave fuga di notizie sono convinto che il Parlamento (e io per primo) avrebbe seguito il Consiglio della magistratura», ha invece affermato Guerra. «I 5 pp sono stati dati in pasto ai media e sono passati dall’essere non idonei a vittime di un sistema che non funziona più». «Lei sta dicendo che se non ci fosse stata la fuga di notizie avrebbe votato differentemente?», ha ribattuto Righinetti. «No ho detto che questo ha delegittimato l’intero sistema e come forma di protesta il Parlamento li ha rieletti». «Lei avrebbe votato diversamente se avesse ricevuto il dossier normalmente?», lo ha incalzato il vicedirettore del Corriere del Ticino. «Se avessi ricevuto un dossier chiaro e pulito lo avrei seguito. Qui è stata fatta una gran pasticciata».

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