La luce in fondo al tunnel tra euforia e strette di mano

Coronavirus

Come sarà cambiata la nostra società quando l’incubo del virus sarà scomparso? Il confronto a La domenica del Corriere tra Graziano Martignoni, Christian Vitta e Massimo Suter

La luce in fondo al tunnel tra euforia e strette di mano
© CdT/ Chiara Zocchetti

La luce in fondo al tunnel tra euforia e strette di mano

© CdT/ Chiara Zocchetti

È ormai passato oltre un anno dall’inizio della pandemia e sicuramente è ancora presto per parlare di ottimismo. Tuttavia, grazie alla campagna di vaccinazione che avanza, oggi è possibile perlomeno intravedere la luce in fondo al tunnel.

Ma come sarà cambiata la nostra società quando finalmente l’incubo del virus sarà scomparso? Per provare a rispondere a questa domanda, ospiti del vicedirettore Gianni Righinetti, ieri sera a La domenica del Corriere erano presenti Graziano Martignoni (psichiatra e psicoterapeuta), Christian Vitta (direttore DFE) e Massimo Suter (presidente Gastroticino).

Questa stanchezza è diventata una sindrome non solo individuale, ma anche collettiva

E se per qualcuno si inizia a intravedere la luce in fondo al tunnel, secondo Suter di quel tunnel «non vediamo nemmeno le pareti»: «Sì, è un’affermazione pessimista, ma realista. Non ci rendiamo nemmeno conto dove andiamo a cozzare con tutte le regole e regolette che ci vengono imposte. L’estate si avvicina e la voglia di ricominciare è sempre più presente. Ma questa voglia è condita di molti dubbi: i mesi di chiusura si sommano e con essi anche i problemi». Pure Vitta ha voluto sottolineare la sofferenza psicologica subentrata in questa seconda fase della pandemia, causata anche dal fatto che «il tunnel è più lungo di quanto inizialmente ci si aspettava». Dal canto suo Martignoni ha voluto guardare oltre al tunnel, «quando occorrerà andare a vedere i disastri che questo anno di pandemia ha portato. Danni non solo economici, ma pure psicologici». «Questa stanchezza - ha aggiunto lo psichiatra - è diventata una sindrome non solo individuale, ma anche collettiva. E uscire da questa crisi vuole anche dire mettere sul tavolo tutte le cose che vanno riparate». E secondo Suter «la conta dei danni sarà sicuramente peggiore di quella che ipotizziamo in questo momento». Per Vitta, invece, «una volta che si potrà tornare a una certa normalità, inizialmente ci sarà una certa euforia dal punto di vista economico che genererà consumi»: «L’estate sarà la prima cartina tornasole. Prevedo un’estate importante da questo punto di vista». Dopodiché, ha aggiunto il consigliere di Stato, «bisognerà poi vedere cosa succederà dopo questa fase di euforia. Quella sarà la vera partita, e in questo contesto il Ticino dovrà giocare bene le sue carte».

Rispetto allo scorso anno anche la Svizzera tedesca ha imparato a conoscere il virus

Guardando invece al futuro più prossimo, nella seconda parte di trasmissione Righinetti ha sollecitato gli ospiti sulla festività più imminente: la Pasqua, un momento fondamentale in particolare per il settore turistico del nostro cantone. In questo senso a preoccupare alcuni è l’arrivo di molti turisti svizzero tedeschi. Su questo tema il direttore del DFE ha voluto evidenziare una differenza rispetto alla prima ondata della pandemia, quando addirittura il Governo aveva chiesto agli svizzero tedeschi di non recarsi in Ticino: «Rispetto allo scorso anno anche la Svizzera tedesca ha imparato a conoscere il virus. Se nella primavera del 2020 hanno sottovalutato la situazione, oggi certe abitudini le hanno interiorizzate pure loro».

Allora perché non prevediamo un passaporto vaccinale anche per recarsi in Ticino

A questo punto, Martignoni ha voluto lanciare una provocazione: «Bisogna essere onesti. Dal punto di vista sanitario il problema c’è. E allora perché non prevediamo un passaporto vaccinale anche per recarsi in Ticino? Quando poi buona parte della popolazione sarà vaccinata, potranno venire tutti gli svizzero tedeschi del mondo». Una provocazione che ovviamente non è piaciuta a Suter. «Onestamente temo di più il ticinese che lo svizzero tedesco. Il turista non va visto come un nemico, ma come un’opportunità. Oggi, purtroppo, nel nostro cantone il turista viene ancora demonizzato. È un approccio fondamentalmente sbagliato. E spero che il visitatore svizzero tedesco non capisca questa nostra avversione nei suoi confronti».

Sul finale di trasmissione si è poi discusso delle abitudini sociali, come una semplice stretta di mano, che sono state stravolte dal virus. Su questo punto, tutti d’accordo: un’altra grande sfida del futuro sarà quella di tornare a darsi la mano. «Il contatto fisico - ha chiosato Martignoni - è una dimensione assolutamente necessaria per la vita».

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