La scuola che è stata e quella «che verrà»

La domenica del Corriere

Si torna a discutere del superamento dei livelli alle Medie - D’Ettorre: «Necessario ragionare su tutto il sistema» - Sergi: «Vedrei bene degli Stati generali» Camponovo: «Non è una soluzione magica» - Bertoli: «Un’ipotesi entro la fine dell’anno»

La scuola che è stata e quella «che verrà»
Dalla regia di Teleticino, i protagonisti della puntata.

La scuola che è stata e quella «che verrà»

Dalla regia di Teleticino, i protagonisti della puntata.

Il mondo della scuola, anche in un momento particolare come quello che stiamo vivendo, è un «cantiere» sempre aperto. A due anni dalla bocciatura in votazione popolare del progetto «La scuola che verrà», il direttore del DECS Manuele Bertoli ha recentemente rilanciato il tema del superamento del sistema dei livelli alla scuola media. «Si tratta di un problema irrisolto a cui bisogna trovare delle soluzioni. Da anni le ricerche in questo campo ci segnalano che questa divisione è problematica. Dobbiamo dunque trovare qualcosa di meglio per sostituire il sistema». È quanto ha affermato lo stesso Bertoli, ospite di Gianni Righinetti a «La domenica del Corriere» insieme all’insegnante e coordinatore dell’MPS Giuseppe Sergi, al presidente dell’OCST Docenti Gianluca D’Ettorre e al presidente del Movimento della scuola Fabio Camponovo.

Come coinvolgere

Riguardo al superamento dei livelli, il dibattito si è subito infiammato. Ma Camponovo, D’Ettorre e Sergi erano quasi tutti d’accordo, perlomeno su due punti: per fare un cambiamento simile occorre un ripensamento globale dell’insegnamento e il coinvolgimento degli attori della scuola, in particolare dei docenti. «La questione dei livelli - ha rimarcato D’Ettore - si inserisce in un discorso molto più ampio. È necessario ragionare sul sistema nel suo insieme». Camponovo, pur appoggiando l’idea di ripensare il sistema, ha evidenziato che «non bisogna immaginare che cambiarlo possa magicamente risolvere tutti i problemi. Per questo è necessario ripensare tutto il ciclo d’orientamento degli allievi». Ancora più forte la proposta di Sergi: «Vedrei bene se il Consiglio di Stato facesse degli ‘‘Stati generali’’ su questo tema, soprattutto per coinvolgere i docenti. Il progetto ‘‘La scuola che verrà’’ è fallito anche perché, in sostanza, non era sostenuto dai docenti stessi».

Ma sul tema del coinvolgimento degli attori della scuola, che spesso ha fatto discutere in passato, Bertoli non ha nascosto di «averne piene le tasche». «Il Dipartimento - ha rimarcato - ha il diritto di fare una prima proposta di riforma, sulla quale poi discutere con tutti. Come avviene in tutto il mondo. Solo da noi si vogliono gli ‘‘Stati generali’’ ancora prima di presentare un progetto». Ma quando arriverà un proposta concreta? Ha chiesto Righinetti al consigliere di Stato. «Penso - ha precisato Bertoli - che arriveremo entro la fine di quest’anno civile o l’inizio del prossimo con un’ ipotesi di lavoro».

Le mascherine

Ad animare il dibattito è stata anche la tanto discussa possibilità di introdurre l’obbligo della mascherina anche alle scuole medie. Una possibilità ben vista, ad esempio, da Camponovo: «Constato con un po’ di tristezza che spesso si agisce in maniera reattiva e non proattiva. Non si capisce perché è stato introdotto l’obbligo per tutti (sopra i 12 anni) nei supermercati, mentre alle Medie questa misura non è attuata». Pronta la risposta di Bertoli, che ad ogni modo non scarta la possibilità di introdurre l’obbligo in futuro: «Proprio oggi (ndr. la puntata è stata registrata venerdì pomeriggio) parlavo con il collega consigliere di Stato del Vallese - cantone con una situazione attualmente molto difficile - e anche loro hanno deciso di non introdurre l’obbligo della mascherina, sostanzialmente per il nostro stesso motivo: nella scuola si registrano pochi casi, e portati dall’esterno. La scuola non è un vettore del virus».

Ma a lanciare una proposta ancora più «incisiva» ci ha pensato Sergi, secondo il quale «si potrebbe pensare di prolungare le vacanze di una settimana». L’MPS ha infatti recentemente proposto un lockdown di due settimane. Ma su questo punto, Bertoli si è detto scettico: «Credo che prima di chiudere le scuole occorra pensarci bene. L’unico Paese che sta facendo un nuovo lockdown è l’Irlanda, e malgrado il confinamento non hanno chiuso le scuole. È un segnale molto importante». Senza dimenticare, ha aggiunto, che durante il lockdown «la chiusura delle scuole è stata possibile anche perché molti genitori erano anch’essi a casa. Prolungare oggi le vacanze sarebbe complicato da questo punto di vista».

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