Le pensioni del Governo alla volata finale

Verso il 13 giugno

Sulla riforma del sistema previdenziale dei futuri membri dell’Esecutivo cantonale si sono scontrati Pronzini, Rossi, Caprara e Durisch

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Tra i tanti oggetti in votazione il 13 giugno ce n’è uno, in particolare, che scalda gli animi della politica ticinese ormai da moltissimo tempo: stiamo parlando della riforma del sistema pensionistico dei componenti del Governo cantonale, approvata lo scorso anno dal Gran Consiglio e contro cui il Movimento per il Socialsmo (MPS) ha lanciato un referendum.

Su questo tema si è concentrata l’ultima puntata della Domenica del Corriere nella quale - ospiti di Gianni Righinetti - erano presenti il deputato MPS Matteo Pronzini e l’economista Sergio Rossi (contrari alla nuova legge) e i deputati Bixio Caprara del PLR e Ivo Durisch del Partito Socialista (tra i favorevoli). Il tema, ovviamente, ha subito animato i due fronti opposti.

Pronzini ha innanzitutto rimarcato che «quanto fatto con questa nuova legge è un inganno» al popolo. E questo perché gli attuali consiglieri di Stato manterranno i loro privilegi, vedendosi inoltre lo stipendio (ndr. lordo, non netto) aumentato di 33 mila franchi. Un aumento definito «vergognoso» dal granconsigliere MPS.

Di parere completamente opposto il socialista Durisch, secondo cui, al contrario, con la riforma «si è finalmente voltato pagina, abolendo i vitalizi e affiliando i futuri consiglieri di Stato alla Cassa pensioni dello Stato». Inoltre, ha aggiunto, in futuro «lo Stato risparmierà 2,5 milioni per ogni nuovo consigliere di Stato».

Dal canto suo Rossi ha evidenziato il fatto che sia inopportuno portare avanti questa riforma in un contesto di grandi difficoltà economiche come quello che stiamo vivendo: «Il Cantone farebbe meglio a riflettere sulla strategia occupazionale e sulle prospettive per i giovani», anziché sulle pensioni dei consiglieri di Stato. Senza dimenticare, a proposito della nuova legge, che i rimborsi spese di 15 mila franchi resteranno in vigore. Dei rimborsi che secondo l’economista, specialmente in questo contesto di crisi, «non si giustificano».

Il granconsigliere liberale radicale Caprara ha invece sostenuto che la nuova legge «migliora in modo evidente la situazione attuale. E oltre a ciò, cifre alla mano, va a diminuire i costi per l’Ente pubblico». E sulle accuse che il nuovo sistema sia solo un favore dei partiti di Governo ai consiglieri di Stato, Caprara ha replicato che «il solo fatto che la proposta del Parlamento sia differente da quella del Governo è la prova che non c’è stata nessuna genuflessione» del Legislativo nei confronti dell’Esecutivo.

Il discorso si è poi spostato pure sull’attrattività della carica di consigliere di Stato. E anche su questo tema favorevoli e contrari si sono spaccati in due fronti. Da una parte Pronzini e Rossi a sostenere che chi sceglie questa carriera lo fa per un tornaconto personale, e dall’altra Durisch e Caprara a sottolineare le difficoltà (e rinunce) necessarie per fare il politico di milizia e attraversare tutto il percorso che porta a una carica di questo tipo.

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