Lo scontro via social scalda PLR e PPD

la domenica del corriere

Il dibattito si è infiammato sull’uso di Facebook per attaccare i rivali - Scintille anche sulla Commissione parlamentare d’inchiesta - Natalia Ferrara: «Chiederla è stata una vendetta per il caso Argo1» - Giorgio Fonio: «È falso» - La replica su TeleTicino alle 21.35

Lo scontro via social scalda PLR e PPD
La Domenica del Corriere - da sinistra - Nicola Corti, Natalia Ferrara, Gianni Righinetti, Giorgio Fonio e Andrea Censi ©CdT/ Chiara Zocchetti

Lo scontro via social scalda PLR e PPD

La Domenica del Corriere - da sinistra - Nicola Corti, Natalia Ferrara, Gianni Righinetti, Giorgio Fonio e Andrea Censi ©CdT/ Chiara Zocchetti

Da ormai diversi anni i social network, e Facebook in particolare, sono diventati una nuova freccia all’arco di ogni politico in ottica di campagna elettorale o regolamento dei conti. Parliamo di piattaforme con un vasto pubblico tramite le quali si riesce a diffondere un messaggio e ad ampliarne la portata con un semplice clic. Ma c’è un ma. Questa semplicità, questa immediatezza consente anche di sferrare attacchi diretti, spesso oltre le righe, ai propri avversari diretti. E tutto questo, potenzialmente, sotto lo sguardo virtuale di migliaia e migliaia di persone. Il tema è tornato di stretta attualità con le bordate via social dopo la decisione del Gran Consiglio di non istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) sul caso dell’ex funzionario condannato per coazione. Proprio di questo, del confronto da dietro una tastiera, si è discusso nel corso della puntata de «La domenica del Corriere». Ospiti di Gianni Righinetti i deputati Natalia Ferrara (PLR), Giorgio Fonio (PPD), Nicola Corti (PS) e Andrea Censi (Lega).

Un tema molto sentito

Righinetti ha immediatamente sollecitato i suoi ospiti riproponendo uno dei post del presidente del PPD Fiorenzo Dadò il quale, postando una foto in cui Cristina Maderni si congratulava con la collega Natalia Ferrara per il voto finale, aveva commentato così: «Donne liberali radicali in un momento di giubilo per l’avvenuta insabbiatura». Poche righe sopra, il presidente del PPD aveva definito quanto accaduto come l’«insabbiamento in diretta dello scandalo degli abusi sessuali nell’amministrazione cantonale». La prima a prendere la parola è stata proprio Ferrara, la quale ha spiegato che non si è trattato di un’esultanza: «Il dibattito è stato lungo e strumentalizzato: si sono citati funzionari nemmeno oggetto di procedimenti penali e si è parlato di reati, la pedofilia, che non c’entravano nulla con la fattispecie. Si è dimostrato che la CPI sarebbe andata oltre le sue competenze». Inutile dire che il dibattito si è subito infiammato, abbandonando per un momento il fil rouge dell’uso dei social per concentrarsi sulla decisione delle scorse settimane e sulle reazioni immediatamente successive al voto. «Si è trattato di un’esultanza vergognosa, una delle scene peggiori mai viste in aula», ha ribattuto Fonio. «Un’esultanza inadeguata e un post votazione indegno», ha rincarato Censi. «Il tema vero non è stato minimamente toccato da chi sosteneva la CPI. Siamo tutti perdenti», ha dal canto suo ribattuto Corti. «Siamo indegni di trattare con i nostri modi un problema simile». Le scintille tra Ferrara e Fonio sono continuate dopo la stoccata di Ferrara, ovvero che la richiesta di una CPI «è stata una vendetta per il caso Argo1». Affermazione rispedita al mittente dal deputato popolare democratico. Insomma, un bel principio di incendio spento da Righinetti, che ha riportato la calma tra i presenti e il discorso sul tema dei social e del loro uso politico.

Responsabilità individuale

Tra i social network maggiormente utilizzati per veicolare un messaggio politico troviamo appunto Facebook. Uno strumento che Censi ha ammesso di usare anche «per qualche provocazione, ma sempre per lanciare un tema ampio e politico». «La responsabilità dei contenuti e dei modi è di chi pubblica», ha sottolineato Corti. Dal canto suo, Ferrara ha confermato di non utilizzare molto i social ma di essere spesso tirata in causa da post offensivi. Vedi il caso della CPI. Parlando di comunicazione sopra le righe, il discorso si è spostato sul «Mattino della Domenica», domenicale che ha spesso usato toni provocatori. «Toni che spesso hanno permesso di attirare l’attenzione su temi importanti», ha rimarcato Censi. Immediata la stoccata di Corti: «Mi viene in mente quel detto che recita: la chiesa è una setta che ce l’ha fatta. Adesso che il Mattino ha avuto successo, i leghisti si offendono se sono oggetto di questi toni». «Quello che postiamo diventa vero anche se non lo è», ha ammonito Ferrara. «Sui social viene spesso raccontato un mondo che non c’è». Facile dunque che qualcuno ne approfitti per esprimere un’opinione che in presenza verrebbe forse soppesata meglio.

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