Politica e coronavirus, «scelte poco convincenti»

La domenica del Corriere

Sabrina Aldi, Sabrina Gendotti, Angelica Lepori Sergi, Roberta Passardi, Laura Riget e Roberta Soldati si sono confrontate sulle decisioni prese durante la pandemia da parte della politica ticinese

Politica e coronavirus, «scelte poco convincenti»
©CDT/Gabriele Putzu

Politica e coronavirus, «scelte poco convincenti»

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Norman Gobbi e Matteo Cocchi «autoritari» o «insensibili»? Come ha preso la politica la decisione del Governo, la scorsa primavera, di decretare lo stato di necessità? E ancora, cosa ne pensano i partiti del «pasticcio comunicativo» di due domeniche fa, quando il Governo ha annunciato e poi corretto delle misure per il settore della cultura? Domande alle quali verrà data risposta nella sessione parlamentare di domani, che vede all’ordine del giorno l’attesa discussione generale sul tema del coronavirus. Misure e decisioni, quelle del Governo, che non fanno l’unanimità e un assaggio di quella che sarà la discussone tra le mura del Mercato coperto di Mendrisio lo abbiamo avuto nel corso della puntata esclusivamente al femminile de La domenica del Corriere. Ospiti del vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti, le deputate Sabrina Aldi (Lega), Sabrina Gendotti (PPD), Angelica Lepori Sergi (MPS), Roberta Passardi (PLR), Laura Riget (PS) e Roberta Soldati (UDC). Le prime bordate sono arrivate proprio da Lepori Sergi, secondo cui «questa discussione arriva in ritardo, così come tutte le decisioni prese per contenere il virus», ha osservato la deputata dell’MPS. Ma se da un lato l’opposizione alla sinistra dello scacchiere politico annuncia battaglia, l’auspicio della stragrande maggioranza delle deputate è che la discussione sia costruttiva e rassicurante per i cittadini.

L’antipasto

La discussione moderata da Righinetti si è concentrata anche sulle decisioni prese dal Consiglio di Stato durante la prima ondata, ovvero decretare lo stato di necessità, e durante la seconda, con particolare attenzione a due aspetti molto discussi: le misure che hanno toccato il settore della cultura e il cambio di orario per le Scuole medie superiori. Ma andiamo con ordine e partiamo proprio dallo stato di necessità, che sarà oggetto anche del dibattito parlamentare di oggi al Mercato coperto di Mendrisio, unitamente alla proposta di un sostegno d’urgenza. «In primavera il Governo ha agito correttamente e il sistema sanitario ha retto. Ora la situazione è diversa e sappiamo cosa ci aspetta e un secondo stato di necessità non si giustifica più», ha osservato Gendotti. Come già precisato nel relativo rapporto della Gestione, dunque, il Parlamento non dovrà essere nuovamente messo da parte. E in questo senso Soldati ha rammentato l’iniziativa parlamentare democentrista che chiede di regolamentare lo stato di necessità, con un ruolo più attivo del Parlamento stesso. Passando al «pasticcio comunicativo» di due domeniche fa, Riget ha ammesso che il Governo, in quel caso, «non è stato impeccabile» e questo «è molto pericoloso: i cittadini devono avere fiducia nelle istituzioni». Righinetti ha poi sollecitato le sue ospiti sul discusso cambio di orario per i Licei e la Scuola cantonale di commercio per sgravare i trasporti pubblici. «Ogni misura fa discutere», ha osservato Aldi. «A mio avviso si poteva intervenire prima». La decisione del DECS è stata approvata anche da Passardi, la quale ha rammentato che «una ricetta precisa non c’è». Dal canto suo, Gendotti ha ricordato che quella dell’affollamento dei mezzi di trasporto è «una problematica di cui si parla da anni». Perplessa Soldati, la quale ha parlato di «fare dittatoriale» e ha ricordato «la necessità di coinvolgere anche i trasporti pubblici». «È una misura paradigmatica dell’agire del Consiglio di Stato», ha tagliato corto Lepori Sergi. Come detto, il dibattito è stato l’antipasto di quella che sarà la discussione parlamentare, ma lasciando per il momento da parte le schermaglie politiche, Righinetti è passato a un tema più leggero chiedendo alle ospiti di descrivere con un aggettivo due dei volti più noti della gestione della crisi sanitaria: il comandante dello Stato maggiore cantonale di condotta Matteo Cocchi e il presidente del Governo Norman Gobbi. Partiamo proprio da Cocchi: «autoritario» per Aldi, «direttivo» per Passardi, «autoritario e qualche volta fuori luogo», secondo Lepori Sergi, «fermo» per Gendotti, «impegnato in un ruolo non facile» per Soldati e «insensibile e autoritario» secondo Riget. Visioni contrastanti ci sono state anche per il presidente del Consiglio di Stato: «Fermo e deciso» per Aldi, mentre per Passardi «ogni tanto ha dimenticato il senso delle istituzioni». Secondo Lepori Sergi era «impreparato», per Gendotti «impulsivo», per Soldati «fermo» mentre secondo Riget «non è sempre stato adatto al ruolo».

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