La domenica del Corriere

Quando la politica è donna

Confronto tra Laura Riget e Roberta Soldati dopo il risultato storico in Gran Consiglio - La socialista: «Femminista convinta» – La democentrista: «Scioperare non è la soluzione»

Quando la politica è donna
Foto Chiara Zocchetti

Quando la politica è donna

Foto Chiara Zocchetti

MELIDE - A ben guardare, sono molti gli elementi che accomunano le deputate Laura Riget (PS) e Roberta Soldati (UDC): entrambe donne appassionate di politica, entrambe elette lo scorso 7 aprile per la prima volta in Gran Consiglio, entrambe preparate sui dossier ed entrambe contrarie alle quote rosa. Appena però si inizia a parlare dei temi che scaldano la scena politica, le due deputate sono più divise delle contrade del Palio di Siena. Un assaggio si è avuto a La domenica del Corriere dove, ospiti di Gianni Righinetti, le politiche si sono date battaglia praticamente su tutto: dagli oggetti in votazione il 19 maggio, allo sciopero delle donne di metà giugno, passando poi per la Legge federale sulla parità. Unica eccezione le quote rosa, bocciate da entrambe ma con motivi diversi. «Sono contraria perché non rappresentano la soluzione per combattere la disparità fra i sessi - ha affermato Soldati - allo stesso modo, ritengo che lo sciopero del 14 giugno lasci il tempo che trova: il giorno dopo non ci sveglieremo con una mentalità diversa. Per il cambiamento serve lavorare sul lungo periodo, sulle nuove generazioni. Ecco perché non vi parteciperò». A sfilare per le strade del cantone ci sarà invece sicuramente Riget che ha precisato di «non veder l’ora di scendere in piazza: è giunto il momento di dire basta alle disparità e lo sciopero è l’unico mezzo che resta, non solo in questo settore, quando altre misure meno drastiche hanno fallito». E sollecitata da Righinetti la deputata più giovane del Parlamento non ha avuto esitazioni: «Sì, sono una femminista convinta». Ma cosa ne pensano le deputate della lettera inviata dal direttore del DECS Manuele Bertoli alle direzioni delle scuole, anticipata dal Corriere del Ticino (vedi edizione del 19 aprile), nella quale si chiede di «valutare benevolmente le assenze delle allieve» intenzionate a partecipare alla manifestazione? Promosso a pieni voti da Riget, Soldati è stata schietta: «Bertoli è andato un po’ lungo, non doveva fare simili dichiarazioni».

Sgravi, dannosi o indispensabili?

Se il 14 giugno Riget e Soldati non si incontreranno in piazza quel che è certo è che, per contro, le due deputate trascorreranno insieme diverse ore nell’aula del Gran Consiglio. E lanciando uno sguardo alla legislatura appena avviata, la deputata democentrista ha auspicato «maggior coraggio da parte del Consiglio di Stato per quel che concerne gli sgravi a favore del ceto medio. Perché la verità è che oggi questa categoria sta soffrendo e se non facciamo nulla un domani si trasformerà in ceto basso». «Non sono d’accordo», ha rilanciato la socialista per la quale sarebbe auspicabile un giro di vite in materia di tassazione per gli alti redditi: «È tempo di aumentare le tasse a questi contribuenti in modo da poter poi avere una migliore redistribuzione della ricchezza. E basta con la storia che rischiamo di perderli per altri lidi: le persone benestanti scelgono il nostro paese non solo per le condizioni fiscali ma anche per la sicurezza e stabilità politica come pure per le condizioni quadro». Un’affermazione questa che ha fatto sobbalzare Soldati: «Mi spiace ma non è affatto così: le condizioni quadro non fanno la differenza per le persone facoltose. Ad incidere è la pressione fiscale e questi contribuenti non hanno alcuna difficoltà a spostarsi in altri paesi più attrattivi».

Opposizione di destra e sinistra

Infine, sempre in merito ai lavori parlamentari la deputata democentrista ha assicurato che il gruppo «continuerà a fare opposizione propositiva e costruttiva come in questi ultimi anni». Ma ad avere una verve più d’opposizione sarà anche il PS che intende profilarsi maggiormente «rispetto al passato, quando magari questo aspetto è andato perso» ha dichiarato Riget per la quale «siamo sì un partito di Governo con un rappresentante, ma anche d’opposizione alla maggioranza borghese. In tal senso dobbiamo renderci conto che non è un problema criticare il proprio consigliere di Stato: Bertoli si trova in un Governo collegiale ed è normale che talvolta debba allinearsi ai colleghi. Ma questo non significa che il PS, come gruppo parlamentare, debba essere sempre sulla stessa linea».

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