Riforma della scuola, lo spiraglio di un’intesa

La domenica del Corriere

Fabio Käppali e Manuele Bertoli si sono confrontati sullo spinoso tema della formazione - Riguardo al tanto discusso numero massimo di allievi per classe il direttore del DECS afferma: «Non è un dogma, possibili soluzioni alternative»

Riforma della scuola, lo spiraglio di un’intesa
Il parlamentare Fabio Käppeli e il consigliere di Stato Manuele Bertoli.  © CdT/Gabriele Putzu

Riforma della scuola, lo spiraglio di un’intesa

Il parlamentare Fabio Käppeli e il consigliere di Stato Manuele Bertoli.  © CdT/Gabriele Putzu

La scuola è un cantiere sempre aperto. La società evolve e con lei anche tutto il mondo della formazione. E se tutti oggi sono concordi nel dire che alla scuola ticinese serve una riforma, ben più difficile è trovare un’intesa su come impostarla. Ospiti di Gianni Righinetti a La domenica del Corriere, il direttore del DECS Manuele Bertoli e il deputato Fabio Käppeli (PLR, membro della Commissione formazione e cultura) si sono confrontati a tutto campo sullo spinoso tema della scuola. A cominciare proprio dalla riforma proposta dal consigliere di Stato sulla quale, proprio durante la trasmissione, Bertoli e Käppeli sembra abbiano individuato lo spiraglio per un’intesa.

La soglia
Il cambiamento principale previsto dalla riforma riguarda infatti la riduzione del numero massimo di allievi alle elementari e alle medie da 25 a 22. Una riduzione che, come spiegato dal granconsigliere liberale radicale, non è ben vista da tutti: «Anche alcuni Comuni favorevoli alla riforma, da noi ascoltati in Commissione, hanno chiesto maggiore flessibilità. Da parte nostra c’è apertura nel diminuire il numero massimo di allievi, ma mettiamo attenzione anche alle richieste dei Comuni, che sarebbero confrontati con investimenti molto importanti e problemi logistici legati all’aumento delle sezioni. Il PLR propone dunque di dare la possibilità ai Comuni di stare sopra il numero massimo, oppure di prevedere il docente d’appoggio». E proprio su questo punto Bertoli ha mostrato un’apertura: «Potrebbe essere una buona soluzione per situazioni puntuali. Ma abbiamo bisogno di una decisione di principio sul numero massimo di allievi. Non è un dogma, ed è possibile trovare una soluzione flessibile e alternativa nella misura in cui ci sono buone motivazioni. Al posto di avere un numero massimo di allievi più piccolo, le scuole avrebbero l’obbligatorietà di avere più docenti. Potrebbe essere un buon compromesso».

Obblighi non benvenuti
Durante la trasmissione è poi stato affrontato il tema delle tecnologie, smartphone in primis, e l’eventuale divieto d’utilizzo dei telefonini a scuola, attualmente oggetto di una mozione pendente in Commissione. Entrambi gli ospiti si sono però detti concordi che la soluzione al problema non sta nei divieti assoluti. «Di divieti efficaci a scuola ne ho visti ben pochi», ha affermato Käppeli, con il consigliere di Stato Bertoli a fargli eco: «Con i ragazzi bisogna lavorare sulla fiducia e sull’educazione. Il sistema poliziesco a scuola non ha mai funzionato».

Prima il tedesco
Un altro tema caldo legato al mondo della formazione riguarda la proposta, targata sempre PLR, di anticipare l’insegnamento del tedesco. Käppeli ha rimarcato la necessità di questo intervento: «Il livello attuale delle competenze è insufficiente, soprattutto se rapportato al vantaggio competitivo che potrebbe portare ai nostri ragazzi che vogliono entrare nel mondo del lavoro». La conoscenza del tedesco nel mercato del lavoro, ha evidenziato infine il deputato, «è anche ciò che può differenziarci dai frontalieri».

Ma su questa proposta Bertoli ha sottolineato che «bisogna insistere su altri strumenti, anche perché per potenziare l’insegnamento del tedesco, bisognerebbe diminuire le ore in altre materie». Per questo motivo il consigliere di Stato ha spiegato che, probabilmente entro carnevale, il Dipartimento «presenterà un messaggio per potenziare gli scambi linguistici. Un’esperienza di vita che può fare la differenza per i ragazzi».

Sostegno all'accordo

Manuele Bertoli si è espresso riguardo alla raccolta firme non riuscita dal fronte rossoverde per portare il popolo a votare sulla riforma fiscale. Un pacchetto fiscale che è stato sostenuto da Bertoli nell’ambito dell’accordo politico del quale fa parte anche il pacchetto sulla scuola. Il direttore del DECS ha affermato: «È un peccato che se un partito sceglie una strada, quella strada si interrompa per non aver raggiunto l’obiettivo delle 7.000 firme». Detto ciò, Bertoli ha però confermato il suo sostegno all’accordo politico trovato in Governo. E ora spera che vada in porto il pacchetto di misure a favore della scuola.

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