Se il piccolo negozio va online può battere anche la pandemia

la domenica del corriere

Il Ticino potrebbe seguire l’esempio di Ginevra - Sebastien Aeschbach: «Il fatturato è aumentato del 5%» - Cristina Giotto: «Può far comprendere l’importanza di acquistare localmente piuttosto che in Italia»

Se il piccolo negozio va online può battere anche la pandemia
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Se il piccolo negozio va online può battere anche la pandemia

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La tendenza è in atto da ormai diversi mesi: la pandemia e i confinamenti per contenerla hanno dato una forte spinta al commercio elettronico, noto come e-commerce. Secondo le proiezioni di RetailX, a fine 2020 in Europa esso varrebbe 717 miliardi di euro, con un incremento del 12,7% rispetto al 2019, con un vero e proprio «boom» atteso per questo 2021. Anche in Svizzera, gli effetti della pandemia sull’economia hanno accelerato i cambiamenti in atto in ambito di e-commerce e per stare al passo è stato necessario giocare d’anticipo creando condizioni quadro favorevoli sia per gli acquirenti che, soprattutto, per i commercianti stessi. Tra i primi cantoni a muoversi c’è stato Ginevra, che già dal 2018 lavora a una piattaforma per promuovere gli acquisti locali. «Genève avenue» raggruppa ora 170 commercianti ha spiegato il suo co-fondatore Sébastien Aeschbach, intervenuto in diretta su Teleticino a La domenica del Corriere. «La nascita è stata accompagnata da entusiasmo e paura. Inizialmente i piccoli-medi commercianti non vedevano l’utilità delle vendite online ma la pandemia ha cambiato tutto». Il progetto, nato a Ginevra con il supporto del Cantone, è un vero e proprio portale di acquisti online che lo scorso anno ha contribuito alla vendita di oltre 50 mila articoli per una cifra d’affari che a Natale ha raggiunto quota 50 milioni. Questo concetto potrebbe trovare terreno fertile anche alle nostre latitudini. «In Ticino c’è una forte richiesta di vendita online», conferma Carlo Terreni, co-fondatore di NetComm Suisse, ospite in studio del vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti. «Da parte dei commercianti sta maturando un interesse che prima non c’era». Quello che ad oggi manca, spiega, «è un vero e proprio collettore per far decollare un progetto su larga scala anche a Sud delle Alpi».

Un progetto locale

Il Ticino, a oggi, si è mosso in questa direzione con un progetto simile a livello più locale: chilometrozero.ch. Nato tra marzo e aprile 2020 a Lugano, ha coinvolto in seconda battuta anche Chiasso, Mendrisio, Bellinzona e Locarno e i primi risultati – ha confermato Pietro Poretti, responsabile della Divisione sviluppo economico della Città in riva al Ceresio – sono stati interessanti. «Non parliamo, per ora, di una vera e propria piattaforma di e-commerce (chi acquista viene contattato dal negoziante per il ritiro) bensì di una vetrina per quelle attività costrette ad abbassare le serrande in tempo di pandemia». Insomma, le basi ci sono ma – ha ricordato la presidente di Federcommercio Lorenza Sommaruga – per i piccoli commercianti risulta «complicato e oneroso» attuare l’e-commerce. Tuttavia, se venissero correttamente assistiti, «l’online ci consentirà di mantenere posti di lavoro e fatturato».

«La tecnologia esiste», ha ricordato la direttrice di ATED Cristina Giotto. «L’anno scorso abbiamo identificato una piattaforma, attualmente in stand-by in un cassetto, ma prima di tutto serve la formazione». Formazione, ma non solo: l’e-commerce è un fenomeno che, ha ricordato il sindacalista dell’OCST Paolo Locatelli, dev’essere «accompagnato e sorvegliato». Basti pensare ai riorientamenti professionali che «potrebbero portare a una massiccia riduzione di personale». L’auspicio del sindacato, ha aggiunto, è che l’evoluzione «sia accompagnata da misure accessorie, quali la formazione del personale che perde il posto di lavoro a va appunto riorientato professionalmente alla vendita online». A riprova della validità della svolta elettronica vi è l’impatto dell’e-commerce sul fatturato dei commercianti ginevrini. «Parliamo di un aumento del 3-5% – ha spiegato Aeschbach – In questo modo è possibile salvare una parte della cifra d’affari persa durante la pandemia».

Prodotti più cari?

Una delle maggiori questioni aperte legate all’e-commerce è legata al prezzo: i prodotti acquistati online sono più o meno cari?, ha chiesto Righinetti al co-fondatore di «Gèneve Avenue». «È un dibattito enorme, il cliente crede che i prodotti online siano meno cari ma dipende dalla loro tipologia. Le scarpe non lo sono ma i prodotti elettronici hanno una differenza di prezzo a favore dell’e-commerce», ha spiegato Aeschbach.

Una barriera da abbattere

È ancora presto per dire se i tempi per la nascita di un «Marketplace Ticino» sono maturi, ma l’idea di una grande piattaforma piace sempre di più. Aeschbach stesso sarebbe più che disposto a portare la sua esperienza anche a Sud delle Alpi («In due settimane una piattaforma ‘vuota’ sarebbe pronta in Ticino», spiega) e gli addetti ai lavori sono concordi sui benefici per il cantone. «Non sarà la panacea, ma supportata adeguatamente creerebbe un circolo virtuoso», osserva Giotto. «Potremmo finalmente abbattere la barriera tra Sopra- e Sottoceneri: se facciamo squadra, facendo capire l’importanza di acquistare localmente, a nessuno verrà più in mente di andare a fare la spesa in Italia. Saremo in grado di pubblicizzare piccole chicche e dar voce a persone con idee visionarie». Il tema è seguito con interesse anche dalle autorità cantonali e comunali. Ma molto andrà fatto per incentivare e sostenere i commerci stessi. «La Svizzera è al primo posto di una classifica delle Nazioni Unite dei Paesi in cui l’e-commerce si sviluppa di più in termini di clientela, ma le aziende che offrono questo servizio sono ancora poche», rimarca Poretti.

Un sostegno pubblico?

Nel Canton Ginevra il progetto è decollato anche grazie al sostegno del Cantone. Interpellato da Righinetti, Aeschbach ha spiegato che inizialmente sono stati i commercianti stessi a prendere l’iniziativa. L’aiuto del Cantone, nella misura di 50 mila franchi, «ha dato credibilità al progetto». A sua volta sollecitato sulla questione, il direttore della Divisione dell’economia, Stefano Rizzi, ha fatto sapere per iscritto che il Cantone «è disposto a sostenere finanziariamente eventuali nuovi progetti digitali a favore dei commercianti e delle piccole imprese».

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