Se Natale non per tutti fa rima con festa

Società

In Ticino sono sempre di più le persone che vivono in una situazione di indigenza - Se n’è parlato a La Domenica del Corriere con Fra Martino Dotta e Marco Chiesa - IL VIDEO

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© CdT/Gabriele Putzu

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Per molti questi sono giorni di maratone tra gli scaffali dei negozi alla ricerca del regalo perfetto, di brindisi con i colleghi e cene in famiglia. Per molti, ma non per tutti. Anche in Ticino sono infatti sempre di più le persone che per arrivare alla fine del mese devono ricorrere agli aiuti dello Stato o di associazioni benefiche. Basta pensare che, da luglio a dicembre di quest’anno, sono oltre 200 i nuclei famigliari che hanno chiesto aiuto al Soccorso d’inverno. Una cifra questa emersa ieri a La domenica del Corriere dove, ospiti di Gianni Righinetti, sono stati il neopresidente del Soccorso d’inverno, il consigliere agli Stati UDC Marco Chiesa, e fra Martino Dotta. «E purtroppo - ha aggiunto Chiesa - queste sono cifre in aumento rispetto agli scorsi anni». Una realtà confermata anche da fra Martino Dotta che ha rilevato come «l’impressione è che, oltre ad un aumento quantitativo delle persone che vivono nella precarietà, vi sia anche una maggiore complessità delle forme di povertà. Mi spiego meglio: se il fattore reddito rimane una variabile importante, sempre più spesso siamo confrontati con casi di povertà legati alla solitudine o a problemi psichici come la depressione».

Il freno della vergogna
A pesare, anche il fatto che rispetto al passato «si sta affievolendo quello spirito di comunità che un tempo fungeva da rete di salvataggio - ha commentato Chiesa - penso soprattutto a quelle persone di una certa età. Oggi in alcuni casi un divorzio, un intervento sanitario imprevisto o il licenziamento può mettere in ginocchio un individuo». «Senza dimenticare - gli fa eco fra Martino - che la perdita del lavoro provoca altresì una rottura nelle relazioni sociali: gli ex colleghi improvvisamente diventano degli sconosciuti e non si sa più a chi rivolgersi. Anche perché il senso di pudore e vergogna frena». Casi di difficoltà insomma, che sono ben più presenti sul nostro territorio di quello che si potrebbe pensare. «Bisogna rendersi conto che la povertà colpisce anche il Ticino, i residenti. Non è un fenomeno che interessa unicamente paesi lontani chilometri e chilometri dalla Svizzera», ha rincarato il consigliere agli Stati democentrista.

A Cornaredo un cuore pulsante
E proprio per tendere una mano ai bisognosi l’anno prossimo - oltre all’inaugurazione di Casa Martini a Locarno - a Lugano prenderanno avvio i lavori per la ristrutturazione della masseria a Cornaredo. «Sarà il nuovo cuore pulsante della fondazione, uno spazio di incontro e condivisione che, speriamo, possa essere pronto per il 2023», commenta fra Martino che aggiunge come «ampliando lo sguardo, a preoccuparmi è il divario crescente tra ricchi e poveri: il problema è che si sta creando uno scollamento sempre maggiore tra chi ha tanto e chi, al contrario, magari pur lavorando riceve salari che non gli permettono di vivere dignitosamente». Un fenomeno questo che, come ricordato da Chiesa, nel nostro cantone ha visto «il rischio di povertà passare dal 20 al 30% negli ultimi vent’anni mentre in Svizzera i bambini che vivono in situazioni precarie sono oltre 100.000. Sono cifre impressionanti ma di cui si parla poco perché, spesso, la povertà è invisibile». Da qui l’appello lanciato da fra Martino Dotta alla politica: «La sensibilità sul tema va coltivata e va detto che vi sono molti politici attenti. Ma quello che preoccupa sono le dinamiche partitiche per le quali un movimento boccia una proposta di aiuto ai poveri semplicemente perché proviene dall’area politica opposta. È un meccanismo che mina la ricerca del bene comune. E a rimetterci sono i più bisognosi».

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