«Senza salute non c’è libertà»

Teleticino

A La domenica del Corriere la frattura sociale del coronavirus e il nostro rapporto con la morte - Ospiti di Gianni Righinetti, Graziano Martignoni, Gabriella Bianchi Micheli e don Gianfranco Feliciani

«Senza salute non c’è libertà»
Lo studio de La domenica del Corriere a Teleticino.

«Senza salute non c’è libertà»

Lo studio de La domenica del Corriere a Teleticino.

L’impatto sui giovani, il senso della frase “nulla sarà come prima”, i 1.000 e più morti, le persone oltre i numeri. È stata una puntata de La domenica del Corriere dedicata alla riflessione e la comprensione dei fenomeni sociali e non incentrata al confronto quella moderata da vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti. Ospiti, per l’occasione, la psicologa e psicoterapeuta Gabriella Bianchi Micheli, lo psichiatra Graziano Martignoni e l’arciprete di Chiasso don Gianfranco Feliciani. Per Bianchi Micheli “dall’inizio di quest’anno abbiamo riscontrato una maggiore richiesta d’aiuto e una marcata sofferenza da parte dei giovani. Ma soprattutto non ci attendavamo che tutto questo arrivasse dopo il secondo lockdown. Sono arrivati quando è arrivato il confronto con gli altri e con la realtà dopo lo stop. È stato un disagio profondo e sedimentato da un po’ di tempo. La definirei ansia e preoccupazione per il futuro. Una situazione che, più che preoccupato mi ha reso triste”. Dal canto suo Martignoni ha fatto presente che il tempo del Covid lo possiamo dividere in tre tempi. In primo luogo come se fosse arrivato un nemico che hanno generato momenti forti, anche di solidarietà. Il secondo tempo è stato dettato dalla rassegnazione sulla base dell’idea estiva che ci aveva dato l’illusione che fosse tutto separato. Adesso siamo nel momento della riflessione, della ricentratura della cittadinanza: della libertà e della democrazia. E si divide il mondo. Ho amici che hanno rifiutato il vaccino per motivi incredibili. Una mi ha detto di non fare la terza vaccinazione perché probabilmente ci sono vaccini che la Confederazione vuole svendere. Roba da matti. E c’è poco da fare ragionare”. E lei cosa risponde, ha chiesto Righinetti: “Citerò il tema della libertà. Libertà, libertà, libertà! dice qualcuno. Quando non c’è la salute la libertà è già finita. Basta avere il raffreddore e sei meno libero. E allora benvenuto secondo, terzo, quarto o quinto vaccino. Questo garantire il legame potente tra libertà e salute”. Per don Feliciani “paradossalmente la società dentro la pandemia, si è unita più che mai, dentro una consapevolezza comune che è quella che noi siamo mortali. Non spiegare ai ragazzi la morte farà danni grandissimi. È un po’ come il tabù del sesso un secolo fa”. Martignoni ha ricordato che con il Covid “si moriva da soli. Morire è già brutto. Ma morire soli è brutto per chi muore e per chi rimane. Questo è stato il primo strappo antropologico. E io dico che dobbiamo curare il morire da cittadini e familiari. Dobbiamo insegnare la cultura del morire, quando andremo con i nostri figli sulla tomba dei nonni. Oggi purtroppo non si fa più. Queste sono opere di umanità”. Anche Bianchi Micheli ha sottolineato che “anche i bambini devono andare a un funerale. Direi dai tre anni, ovviamente la cosa va spiegata. Ma devono vedere che la nonna o il nonno, ma pure un genitore sta morendo. Saranno meno arrabbiati dopo”.

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