Sull’Unione europea è fuoco incrociato

La domenica del Corriere

Faccia a faccia tra il presidente del PPD Fiorenzo Dadò e quello dell’UDC Piero Marchesi - Il democentrista: «Libera circolazione, non mi faccio illusioni» - La replica: «Ma nessuno vuole svendere la Svizzera» - IL VIDEO

Sull’Unione europea è fuoco incrociato
Foto Putzu.

Sull’Unione europea è fuoco incrociato

Foto Putzu.

Per l’iniziativa dell’UDC contro la libera circolazione domani scocca l’ora X. Al Consiglio nazionale è infatti in programma il dibattito fiume sul testo che, in sintesi, chiede che Svizzera regoli in maniera autonoma l’immigrazione degli stranieri ponendo così fine alla libera circolazione. E se il confronto alla Camera bassa si preannuncia infuocato, non da meno è stato il faccia a faccia tra il presidente del PPD Fiorenzo Dadò e il numero uno dell’UDC Piero Marchesi, ospiti di Gianni Righinetti a La domenica del Corriere. «Le posizioni dei partiti sono chiare e, ancora una volta, l’UDC si ritroverà sola contro tutti - ha esordito Marchesi - la libera circolazione ha dimostrato di creare numerosi problemi soprattutto in Ticino. Basta pensare all’aumento del numero di frontalieri o all’incremento di persone sottocupate o in assistenza. Ecco perché spero che al momento del voto, la Deputazione ticinese mandi un chiaro messaggio. Ma non mi illudo». «Caro Marchesi guarda che la libera circolazione è stata votata dal popolo, non è un’invenzione di PPD, PLR o PS», ha replicato Dadò che si è poi detto favorevole a ritrattare l’accordo, «mantenendo però la via bilaterale. Come Svizzera non possiamo compromettere il rapporto con l’Unione europea. E mi spiace constatare che tutte le volte che sono state avanzate delle misure di compromesso è stato il tuo partito a bocciarle. Bisogna però smetterla di dire menzogne: nessuno vuole svendere la Svizzera».

E se oggi a Berna l’accento sarà posto sulla libera circolazione a fare da convitato di pietra sarà l’Accordo quadro. Intesa che il presidente della Confederazione Ueli Maurer aveva definito «fallito», salvo poi smentire affermando che la posizione rimane quella ufficiale del Consiglio federale, ovvero che l’accordo si firmerà quando si sarà trovata un’intesa su alcuni punti. Sollecitato in merito, Marchesi ha tagliato corto: «Questo è il limite delle regole del Consiglio federale. Piuttosto, l’importante è la posizione dei partiti e qui il problema è che salvo l’UDC, tutte le forze politiche sostengono l’accordo portandoci, passo dopo passo, verso un’adesione all’UE. Ma attenzione: vediamo che difficoltà sta incontrando la Brexit». Affermazioni queste che non hanno mancato di far scattare il presidente del PPD per il quale «è tempo di dire basta con queste scuse. Maurer, ministro democentrista, si è espresso a favore dell’accordo quadro come tutto il Governo. Non si può fare come in Ticino dove abbiamo due esponenti leghisti in Consiglio di Stato che continuano a puntare il dito dicendo di essere in minoranza».

Spostando l’attenzione da Berna a Bellinzona, ad occupare le prime pagine dei giornali negli scorsi giorni è stata la notizia della revoca del passaporto svizzero all’ex agente di Argo1, condannato per proselitismo e per aver inneggiato alla jihad. «Oggi è chiaro come una formica sia stata gonfiata come un elefante e ora stia per esplodere», ha commentato Dadò precisando come per mesi si sia puntato il riflettore sul mandato assegnato senza base legale «mentre il nocciolo del problema è la presenza, sul nostro territorio, di cellule jihadiste che operano in Ticino». Un aspetto questo che ha visto concorde il presidente UDC che ha evidenziato come «in merito all’operato dell’Amministrazione sono emersi errori grossolani che andranno corretti ma la verità è che la presenza dell’islam radicale è sottovalutata in Svizzera. È questo che mi preoccupa». Ma c’è un’altra preoccupazione che accomuna i due presidenti: l’appuntamento con le elezioni federali che vedranno il PPD correre a braccetto con il PLR e l’UDC in tandem con la Lega. «Spero che il 20 ottobre l’UDC faccia un passo in avanti e che allo stesso tempo non ci sia un arretramento della Lega - ha precisato Marchesi - perché a contare è il risultato complessivo». Da parte sua, Dadò ha invece voluto precisate come «nella congiunzione con il PLR non siamo stati né vagone né locomotiva. Questa intesa tecnica è semplicemente la logica risposta ai duri attacchi arrivati dall’alleanza a destra come a sinistra». Sollecitato infine in merito all’intervento, durante il congresso PPD, del candidato PLR agli Stati Giovanni Merlini, Dadò ha precisato: «Non ho avuto problemi a presentare Merlini alla base del partito. E mi aspetto che Filippo Lombardi possa fare lo stesso al congresso del PLR di sabato».

Loading the player...
©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Il Corriere in tv
  • 1
  • 1