Terrorismo, accordo quadro e virus sull’asse Ticino-Berna

La domenica del Corriere

Marina Carobbio, Alex Farinelli, Marco Chiesa, Greta Gysin e Marco Romano ad un anno dalla loro elezione si sono confrontati sui temi caldi che in questo periodo animano la politica federale

Terrorismo, accordo quadro e virus sull’asse Ticino-Berna
©CdT/Chiara Zocchetti

Terrorismo, accordo quadro e virus sull’asse Ticino-Berna

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La seconda ondata di coronavirus, l’accordo quadro con l’UE, senza dimenticare il tanto atteso nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri. È sufficiente citare questi tre temi per capire che in questo periodo i dossier sui banchi della politica nazionale non mancano di certo. Ma non solo; guardando all’attualità stretta (dopo quanto accaduto in un centro commerciale di Lugano) c’è anche il tema del terrorismo. E su questa particolare tematica anche la deputazione ticinese alle Camere federale ha delle visioni differenti. Ad un anno dalle elezioni federali, ospiti del vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti a La domenica del Corriere, cinque deputati ticinesi a Berna si sono confrontati sui temi più caldi della politica. A cominciare, come detto, dal terrorismo.

La consigliera agli Stati e presidente della Deputazione ticinese Marina Carobbio (PS), dopo aver espresso la sua vicinanza alle vittime, ha auspicato che si «possa fare di tutto per prevenire questo genere di situazioni, e quindi evitare la radicalizzazione, di ogni tipo». Ma su questo punto la prima «stoccata» da destra verso sinistra è giunta dal «collega» alla Camera alta Marco Chiesa (UDC): «Il Parlamento ha da poco trattato il tema approvando la nuova Legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo. Ma alcuni esponenti della sinistra, in maniera irresponsabile hanno voluto lanciare un referendum contro delle misure che sono state chieste proprio dalla Polizia per combattere questi fenomeni». A rispondere su questo punto ci ha pensato la consigliera nazionale dei Verdi Greta Gysin: «Il referendum è stato lanciato non perché da sinistra manca la volontà di combattere il terrorismo, ma perché si è avuta l’impressione che con questa legge il Parlamento abbia voluto andare un po’ troppo oltre, introducendo la possibilità di fare controlli basati solo sul sospetto e senza che l’autorità giudiziaria di pronunci. Questo, in una nazione democratica come la nostra, è un attacco allo Stato di diritto». Sul fronte opposto, a difendere la legge ci ha pensato Marco Romano (PPD): «Sono proprio queste le misure che permettono alle autorità di fermare i cosiddetti lupi solitari. A Lugano la donna era nota alla Polizia dal 2017 ed è stato un fallimento del sistema non poterla fermare prima». Anche il consigliere nazionale Alex Farinelli (PLR) ha aggiunto che a mettere in discussione lo Stato di diritto «non sono le leggi votate dal Parlamento, bensì coloro che compiono atti di terrorismo».

Durante il dibattito si è poi discusso di un altro tema caldo: l’accordo quadro con l’UE. Su questo punto quasi tutti d’accordo: «Va rinegoziato».

Secondo Romano è necessario ripartire da zero «con un approccio in cui le parti si guardino negli occhi alla stessa altezza». Anche secondo Gysin è necessaria oggi una ripartenza, con un importante punto fermo: «Non possiamo indietreggiare di un millimetro sulla tutela dei salari». E su questo punto anche Carobbio ha ribadito che «anche se è importante avere buone relazioni con l’UE, queste non devono mettere in discussione i diritti dei lavoratori». Più duro nei confronti dell’accordo Marco Chiesa, secondo il quale andrebbe «rispedito al mittente». Una posizione più moderata è invece stata evocata da Farinelli: «È giusto ridiscutere alcuni aspetti (come la direttiva sulla cittadinanza), ma non possiamo dire alla popolazione che dopo anni di trattative bisogna ripartire da zero». Sul tema dell’accordo sulla fiscalità dei frontialieri, invece, tra la Deputazione c’è stata più unanimità e da destra a sinistra non ci si fanno più grandi aspettative su come e quando tale accordo sarà firmato.

Infine, riguardo alla pandemia Righinetti ha sollecitato gli ospiti a trovare un aggettivo per due personalità centrali su questo tema: il ministro della salute Alain Berset e l’ex numero uno della task force COVID Daniel Koch. E non sono mancate le critiche. Berset è stato definito «onnipresente» da Chiesa, mentre Romano l’ha definito «tenace all’inizio, più titubante oggi». Decisamente meno generosi i giudizi nei confronti di Koch, definito «controverso» da Carobbio e «problematico» da Gysin. Su un punto, però, tutti d’accordo: dopo il suo pensionamento avrebbe dovuto farsi da parte.

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