Tra conti e scontri duella l’opposizione

La domenica del corriere

Botta e risposta tra Matteo Pronzini e Sergio Morisoli sui temi che scalderanno la sessione parlamentare di fine anno in programma domani a Palazzo delle Orsoline – Dal Preventivo 2020 all’onda verde dibattono i due deputati contrari per partito preso - IL VIDEO

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La politica ticinese è ai blocchi di partenza in vista della sessione parlamentare di fine anno che prenderà avvio domani pomeriggio a Palazzo delle Orsoline. Il deputato dell’MPS Matteo Pronzini e il capogruppo dell’UDC Sergio Morisoli, ospiti di Gianni Righinetti a «La domenica del Corriere», siedono su fronti opposti in Gran Consiglio, ma entrambi potrebbero fare parte del «partito dei no». No al salario minimo, erede di quel sì popolare trascinato da un’onda lunga quattro anni, e ancora no al Preventivo 2020. Temi, questi, messi sul tavolo dello studio di TeleTicino e che non sorprende abbiano scaldato gli animi dei duellanti tra sollecitazioni e rilanci.

Di soldi e malumori
Il Preventivo 2020 è uno dei temi caldi in agenda in Gran Consiglio. Le cifre non mentono e mostrano come il Governo abbia messo a posto le finanze cantonali con un avanzo di 4 milioni. Il risanamento dei conti, però, non porta soddisfazioni né a destra né a sinistra. «Noi vogliamo che la popolazione stia bene, non le finanze del Cantone», precisa il deputato dell’MPS. Poco importa, quindi, se le finanze cantonali godono di buona salute. La domanda, secondo Pronzini, è «se questo Governo risponde o meno alle urgenze e preoccupazioni dei cittadini». E la risposta, da buon oppositore, è ovviamente «no».

Chi analizza sempre nel dettaglio le cifre e i conti del Cantone è invece il capogruppo democentrista. Riconoscerà qualche merito al Governo di aver risanato le finanze? ha chiesto Righinetti al deputato: «Purtroppo il piano finanziario che ci è stato consegnato insieme al preventivo indica che si ritorna sotto con i conti. Non è stato fatto niente per risanare le finanze, ci sono state solo variazioni di tendenza». Secondo Morisoli, quindi, siamo davanti a un potenziale disastro che inizierà proprio con l’avvio della sessione parlamentare. «Non sono i bisogni che crescono, sono le casse piene che fanno nascere la propensione a spendere e a far venire idee malsane di impiegare i soldi pubblici», puntualizza.

Mobilitazioni che dividono
Sempre più spesso siamo spettatori della nascita di nuovi partiti e movimenti spontanei che si riversano nelle piazze di tutto il mondo per protestare. L’esempio più significativo è questa onda verde che bacchetta la politica e chiede giustizia climatica. Un fenomeno, questo, arrivato anche alle nostre latitudini. A tal proposito, Morisoli si dice scettico: «Con queste iper manifestazioni per il clima nessuno parla più di giustizia sociale e di lavoro. Viviamo in un mondo dove conta farsi sentire, mentre non si conclude più niente». Di vedute contrarie Pronzini, che precisa come grazie alle mobilitazioni qualcosa si sia ottenuto a livello politico, come ad esempio «l’aumento significativo del numero di donne elette in tutta la Svizzera», e che questa onda verde non si sia esaurita dopo le elezioni federali di ottobre.

«Comunismo da guerra»
Il campo minato del salario minimo ha acceso il dibattito con Pronzini che ha chiaramente affermato: «Questo salario minimo indegno di 3200 franchi sarà una calamita terribile e un abbassamento generalizzato degli stipendi. Una sorta di comunismo da guerra in cui fai stare tutti male». Dal canto suo, Morisoli non la manda a dire e vorrebbe «minimizzare i danni con la creazione di cancelli settoriali che abbassino le quantità di afflusso di manodopera estera», lanciando anche una frecciatina al fronte opposto: «Mi sorprende che la sinistra dica che il salario è basso quando ha aperto le frontiere».

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