Tra responsabilità collettiva e infodemia: i dubbi del virus

La domenica del Corriere

Un medico, uno psichiatra e un arciprete a confronto sulla pandemia

Tra responsabilità collettiva e infodemia: i dubbi del virus
Dalla regia di Teleticino le immagini dei protagonisti della puntata. © CdT/Chiara Zocchetti

Tra responsabilità collettiva e infodemia: i dubbi del virus

Dalla regia di Teleticino le immagini dei protagonisti della puntata. © CdT/Chiara Zocchetti

Un medico, uno psichiatra e un arciprete. Un terzetto inedito che ieri sera a «La domenica del Corriere» ha discusso in maniera altrettanto inedita della pandemia che, in un modo o nell’altro, ci sta rendendo tutti un po’ più fragili. Una discussione ampia, ma che ha toccato anche i temi più concreti della seconda ondata che sta colpendo oggi il Ticino e la Svizzera. A cominciare dalla mascherina, oggetto sì molto concreto che però, secondo don Feliciani, «ci ha anche obbligato a gettare quelle che sono le maschere dell’ipocrisia e dell’indifferenza: abbiamo scoperto che non possiamo salvarci da soli da questa pandemia. E così facendo, in maniera anche un po’ paradossale, ci ha aiutato a sentirci una comunità, perché siamo tutti sulla stessa barca nell’affrontare il virus».

Abbiamo davanti un lungo inverno

E proprio di comunità, interpellato dal conduttore Gianni Righinetti, ha parlato anche il direttore sanitario della Clinica Moncucco Christian Garzoni: «L’epidemia, anche dal punto di vista medico e scientifico, è un problema che riguarda la collettività, e non solo l’individuo. Questa battaglia, che riprendiamo oggi nella seconda fase, dobbiamo farla tutti assieme. E se la prima ondata era quella dell’emergenza, questa potrebbe anche essere più difficile, perché diventa una guerra di trincea. Abbiamo davanti un lungo inverno e sarà importante che la società nel suo insieme trovi la motivazione per restare unita».

Tra diritti e doveri
Lo psichiatra Graziano Martignoni ha dal canto suo evidenziato che il termine collettività evoca a sua volta quello della solidarietà: «Dobbiamo partecipare tutti nel nome della salvaguardia di tutti. Ma fare ciò non sarà semplice, perché il virus senza frontiere aggredisce i luoghi fondamentali della vita delle persone». Senza dimenticare, «che i cittadini sono anche aggrediti dall’infodemia, una pandemia delle informazioni che crea un caos sonoro nel quale i cittadini non sanno più bene come muoversi». Tante informazioni, e tanta confusione. Come muoversi, dunque? Ha rilanciato Righinetti. Secondo Feliciani «c’è una conversione da compiere»: «La pandemia non è certo un castigo divino, ma è l’uomo che si autopunisce. È madre terra che si ribella, e l’uomo deve dunque prendere coscienza della sua responsabilità» e, in estrema sintesi, «modificare il suo stile di vita».

Ma c’è una qualche base scientifica per sostenere che madre natura si è ribellata al comportamento dell’uomo? Secondo Garzoni, da un certo punto di vista sì: «C’è un nesso alla base. Cinquecento anni fa Wuhan era un piccolo villaggio, e il virus probabilmente si sarebbe fermato lì. Oggi, invece, si è diffuso anche perché il comportamento dell’uomo è cambiato. Siamo molto più mobili con la globalizzazione. La società è cambiata, e il virus ne approfitta».

È molto più facile credere nei diritti dell’uomo che nei doveri dell’uomo

Il dibattito, nella seconda parte della trasmissione, è poi virato sulla tensione tra libertà e misure di sicurezza, senza dimenticare il grande impatto del fattore «solitudine» sul benessere delle persone, in particolare degli anziani. Riguardo alle misure appena introdotte a livello federale e cantonale, e quindi al rischio di «una dittatura del coronavirus», Garzoni ha spiegato che la vera sfida per le autorità in questa seconda ondata sarà dal punto di vista comunicativo «non imporre le misure, ma convincere la popolazione a seguirle per il bene di tutti». Un richiamo alla responsabilità è infine giunto dall’arciprete di Chiasso: «È molto più facile credere nei diritti dell’uomo che nei doveri dell’uomo. Ma noi abbiamo il dovere di proteggere l’altro, perché l’altro è una parte di noi»

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