Traffico, che passione

La domenica del corriere

Il perenne imbottigliamento sulle strade ticinesi al centro del dibattito su Teleticino - Zali: «La pandemia ha frenato il trasporto pubblico» - Fioroni: «L’infrastruttura va rinnovata, i cantieri sono necessari»

 Traffico, che passione
©CdT/Gabriele Putzu

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Il traffico e il perenne imbottigliamento delle strade ticinesi sono state al centro della puntata de La domenica del Corriere. Ospiti del vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti, Claudio Zali, direttore Dipartimento del territorio; Marco Fioroni, capo USTRA Ticino; Samuele Cavadini, sindaco di Mendrisio; Marco Guscio, responsabile reparto stradale Polizia cantonale e Marco Passalia, vicepresidente PPD.

Lo scorso anno sono stati percorsi meno chilometri in auto, e molti di più con la bicicletta. Osservando la situazione sulle strade, però, sembra di essere tornati ai livelli pre-pandemia, se non peggio. «Il traffico ha smesso di crescere nel 2016, quando il trasporto pubblico ha iniziato ad assorbire la domanda di mobilità. Ora, complice la pandemia, si torna alla mobilità individuale e alle colonne e i numeri indicano che siamo sui livelli del 2019», ha confermato Zali. Anche secondo Fioroni «in autostrada le cifre indicano un leggero calo dei passaggi». Tuttavia, il problema riguarda le ore di punta e il fatto che forse a causa del virus «il trasporto pubblico è stato un po’ accantonato». Ma cosa manda in tilt il traffico? «Basta un piccolo incidente per spezzare questo fragile equilibrio, in particolare a sud di Melide», ha fatto presente Guscio. Particolarmente problematica, ha osservato Righinetti, la situazione nel Mendrisiotto. Colpa delle abitudini dei cittadini o c’è un reale problema di infrastrutture? «Da un lato - ha spiegato Cavadini - bisogna ancora lavorare sulla cultura dello spostamento, incentivando il trasporto pubblico e condiviso. Dall’altro, però, si dovrebbe disincentivare il traffico in entrata». Sul tema, Passalia ha inoltrato un’interrogazione al Governo. Lo scopo? «Mettere in luce che la pandemia sta ancora penalizzando l’utilizzo del trasporto pubblico».

Il traffico autostradale in tilt non è più una novità. E qualche settimana fa anche Zali si è ritrovato imbottigliato sulla A2, e non ha taciuto qualche critica all’USTRA: «Vivo nel Malcantone, ho sperimentato il traffico in tutte le sue forme. Questa volta, però, non si trattava di un incidente, bensì di un problema che poteva essere evitato. Di qui il mio rammarico». Da parte sua, Fioroni ha spiegato: «Si stava lavorando di notte e si è rotto un macchinario. Il tratto interessato, quindi, è stato riaperto con un’ora di ritardo, e poi è stato necessario chiudere una corsia. Su questo cantiere abbiamo lavorato oltre 300 notti ed è la prima vola che si è verificato un problema. Chiediamo quindi un po’ di comprensione». I cantieri, ha ricordato, Righinetti, sono una questione annosa. «Abbiamo un’infrastruttura autostradale che ha dai 50 ai 60 anni. Ha quasi esaurito la sua capacità e bisogna rinnovarla», ha evidenziato Fioroni. Al contempo, però, i cantieri «permettono di rallentare la velocità, quindi paradossalmente consentono di ridurre gli incidenti gravi», ha osservato Guscio.

Nella seconda parte di puntata la discussione si è poi spostata dal traffico del presente a quello del futuro, ovvero alle grandi opere in cantiere in tema di mobilità. Tra queste, ad esempio, il potenziamento dell’A2 tra Lugano e Mendrisio tramite l’utilizzo della corsia d’emergenza quale terza corsia dinamica, aperta solo nelle ore di punta. Un progetto che, secondo Fioroni, «avrà benefici sia dal punto di vista del traffico sia da quello paesaggistico». Senza dimenticare, ha aggiunto, «che la terza corsia sarà dinamica, e non permanente, proprio perché in questo tratto l’obiettivo resta quello di trasferire il maggior numero possibile di utenti sul mezzo pubblico». Più critico, invece, il sindaco di Mendrisio, che preferirebbe sin da subito puntare al nocciolo della questione, ossia «dissuadere gli utenti dall’utilizzare l’automobile durante gli orari di punta». Convinto dell’opera, invece, Guscio, che ha portato l’esempio virtuoso oggi in vigore nella zona di Losanna.

Dal Mendrisiotto ci si è poi spostati nel Locarnese. Più precisamente sul tema del collegamento tra l’A2 e l’A13. Su questo progetto, sia Zali che Passalia si sono detti concordi della necessità di marciare uniti, come Ticino, a sostegno della cosiddetta «bozza verde».

Infine, si è tornati a parlare di semafori lungo il Piano di Magadino. Una possibilità non scartata da Fioroni dell’USTRA: «Le simulazioni ci dicono che con i dosatori di traffico si possono risparmiare 5 o 6 minuti lungo questo tratto. Oggi si sta sperimentando questa tecnologia a Lucerna e il loro feedback è stato molto positivo».

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