Tutti d’accordo sulle aperture ma c’è chi vorrebbe accelerare

la domenica del corriere

La strategia del Consiglio federale sotto la lente di politici, mondo economico e sanitario - Posizioni molto caute sul passaporto vaccinale: «Serve una solida base giuridica e ci sono rischi per la privacy»

Tutti d’accordo sulle aperture ma c’è chi vorrebbe accelerare
© CdT/ Chiara Zocchetti

Tutti d’accordo sulle aperture ma c’è chi vorrebbe accelerare

© CdT/ Chiara Zocchetti

Mentre la Lombardia torna in zona arancione dopo l’aumento dei contagi, in Svizzera domani riaprono i negozi, quale prima tappa decisa dal Consiglio federale nel percorso graduale di ritorno alla normalità. Proprio la strategia indicata da Berna, insieme ai vaccini, è stata al centro della puntata della Domenica del Corriere andata in onda questa sera su Teleticino. Ospiti del vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti lo specialista in malattie infettive Christian Garzoni, il direttore della Camera di commercio Luca Albertoni, la copresidente del PS Laura Riget e il deputato dell’UDC Tiziano Galeazzi. Guardando alla situazione epidemiologica a Sud del nostro Cantone, Garzoni ha spiegato che «le riaperture nella Penisola hanno aumentato la mobilità delle persone e il risultato è un aumento dei contagi». E se «non è il caso di fare allarmismo, la situazione dev’essere monitorata». Galeazzi ha invece ricordato che «malgrado sia stato chiesto più volte, in un anno non sono mai stati fatti controlli sanitari alla dogana».

«Il virus non si blocca alle frontiere», ha ribattuto Riget. Non solo: secondo la copresidente PS, «la pandemia ha mostrato quanto abbiamo bisogno del personale sanitario frontaliero». Interpellato da Righinetti, anche Albertoni ha ribadito che «è illusorio pensare di poter mettere delle barriere. La priorità deve essere l’osservanza delle misure di protezione, e le aziende ticinesi hanno finora dimostrato di rispettarle».

Tra prudenza e impazienza
Con una serie di precauzioni, domani, come detto, potranno rialzare le serrante i negozi, chiusi dallo scorso 18 gennaio. «È giusto cominciare a riaprire» ha chiosato Garzoni, pur avvertendo che «dobbiamo essere consapevoli che gli allentamenti provocheranno un aumento dei contagi». «Da parte nostra - gli ha fatto eco Albertoni - più aperture ci sono e meglio è, sempre però rispettando le misure di sicurezza». Si è invece detta «soddisfatta» del piano di aperture graduali voluto dal Consiglio federale Riget, secondo la quale «è importante non gettare al vento i risultati raggiunti finora riaprendo troppo rapidamente». Di parere diametralmente opposto Galeazzi, secondo cui «l’andamento è troppo lento».

Il deputato dell’UDC ha poi lanciato una frecciata all’indirizzo di socialisti e liberali in Consiglio federale, rei di «voler far morire l’economia di questo Paese: va bene essere prudenti, ma non possiamo rimanere confinati fino a luglio. La vita deve continuare, altrimenti avremo solo macerie». Sollecitata da Righinetti sul confronto tra economia e salute, Riget ha spiegato che «è pericoloso mettere l’una contro l’altra, perché la prima, per restare aperta, ha bisogno che clienti e dipendenti siano sani». Dello stesso avviso anche Albertoni, secondo cui «si tratta di due facce della stessa medaglia». «L’economia - ha precisato il direttore della Camera di commercio - non vuole forzare la mano, si deve però trovare un punto d’unione. L’impressione è invece che sia mancata una visione d’insieme». Anche il dottor Garzoni ha ammesso che «il dialogo tra la task force e il Consiglio federale non è stato ottimale». Sulle riaperture, «Berna avrebbe dovuto tenere maggiormente conto degli aspetti regionali. Una scelta più federalista sarebbe anche stata meglio compresa dalla popolazione», ha sottolineato Garzoni. Dal canto suo la copresidente del PS si è detta invece favorevole a «una gestione centralizzata», anche se «resta imprescindibile favorire un dialogo costruttivo tra Berna e i Cantoni»: «Vedere le autorità litigare (come avvenuto per le terrazze sulle piste da sci) confonde e fa perdere la fiducia dei cittadini».

Problemi di fornitura
Un vero ritorno alla normalità passerà però necessariamente dalla vaccinazione. La campagna di immunizzazione prevede di poter vaccinare entro fine luglio tutte le persone che lo desiderano. Al momento, però, le dosi promesse faticano ad arrivare. «Da questo tunnel usciremo solo con i vaccini», ha chiosato Garzoni. «Lo Stato deve quindi cercare di procurarseli il più rapidamente possibile». «La fornitura delle dosi è un problema globale» ha puntualizzato Riget, difendendo l’operato del consigliere federale Alain Berset. Decisamente critico invece Galeazzi, che ha parlato di una campagna di immunizzazione «disastrosa». Anche Albertoni si è detto convinto che «da parte del Consiglio federale ci sia stata un’eccessiva prudenza o una sottovalutazione della situazione».

Guardando ai prossimi mesi, alcuni Paesi sono pronti a introdurre un passaporto vaccinale. Un’ipotesi, questa, che non convince la copresidente socialista Riget: «Servirà avere una chiara base giuridica a livello federale. Intravedo però dei problemi legati alla libera scelta dell’individuo e alla privacy». Dello stesso avviso anche Albertoni, secondo cui «il rischio di discriminazioni deve essere valutato attentamente». Cauto anche Garzoni, che ha invitato a riflettere sul fatto che «al momento non ci sono i presupposti scientifici per sostenere questa idea. Non è dimostrato, infatti, che chi è vaccinato non diffonde il virus». Decisamente contrario Galeazzi, secondo cui «stiamo andando sempre più verso un pericoloso controllo delle persone».

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