Una legge, tante incognite

la domenica del corriere

La politica si scalda sul salario minimo dopo le polemiche con l’organizzazione TiSin – Michele Guerra: «Ci ho sempre creduto» – Ivo Durisch: «Si elude quanto votato dai cittadini» – Cristina Maderni: «Non siamo stupiti» – Maurizio Agustoni: «Il difetto sta nel manico» – Sergio Morisoli: «Rischiamo una guerra tra frontalieri»

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Una legge, tante incognite
© CdT/ Chiara Zocchetti

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© CdT/ Chiara Zocchetti

Tante domande e dubbi in attesa di chiarimenti. È questa la cornice della vicenda che ha generato discussioni e polemiche nell’ultima settimana in vista del varo del salario minimo in Ticino. I sindacati UNIA e OCST sono sul piede di guerra per l’azione messa in atto da una nuova organizzazione sindacale sotto la sigla TiSin, con al vertice anche il capogruppo leghista in Gran Consiglio Boris Bignasca e la sua vice Sabrina Aldi, unitamente all’ex sindacalista OCST Nando Ceruso. La politica inizia a muoversi e il tema è stato oggetto di dibattito anche a La domenica del Corriere con il vicedirettore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti, ieri sera su Teleticino.

Per il capogruppo del PS Ivo Durisch «quanto accade è scandaloso, è un sistema per aggirare la legge e abbassare i salari. Ed è scandaloso che dietro a questo sistema ci sia la Lega che ha sempre detto di non volere i frontalieri e ora da vita a dei contratti collettivi per mantenere sul territorio lavoratori frontalieri e non permettono agli svizzeri di accedere a queste attività con degli stipendi decenti. Avevamo detto che la questione dei Contratti collettivi, formulato alla ticinese era un cavallo di Troia. Così si elude quanto votato dai cittadini». Per il PLR la deputata Cristina Maderni ha osservato che «non siamo stupiti, eravamo contrari alla proposta dei contratti collettivi di lavoro legato al salario minimo. Sullo sfondo c’è poi il problema sorto con questa nuova legge che tende ad abbassare i salari massimi. Ma sarebbe bene sentire anche l’altra campana per capire cosa è successo». Ma per ora TiSin, fatta eccezione per Ceruso resta in silenzio. Una conferenza stampa potrebbe essere convocata in settimana. E che ne dice il leghista Michele Guerra? «Non ho informazioni dettagliate, ho solo letto quello che hanno letto quanto detto da OCST e UNIA. Devo dire che la nuova legge porta la firma del sottoscritto, di Durisch e di altri deputati che l’hanno votata. Se ci vorranno miglioramenti io ci sono. Ho sempre creduto al salario minimo. E come Lega lo abbiamo sempre sostenuto». Poi, sollecitato da Righinetti a lanciare un messaggio a Bignasca e Aldi, Guerra ha schivato la domanda.

Dal canto suo il capogruppo popolare democratico Maurizio Agustoni: «Il difetto sta nel manico e il manico è l’articolo costituzionale elaborato da Verdi e socialisti. Il popolo svizzero aveva respinto il salario minimo a livello nazionale e gli iniziativisti allora hanno voluto lasciare maggiori margini alla contrattazione con lo strumento del CCL, ma non si pensato che i contratti collettivi fungessero da grimaldello. Si tratta di stabilire un minimo invalicabile verso il basso anche in presenza di un CCL. TiSin sembra essere un sindacato che non difende i lavoratori ma intento ad eludere la legge sui salari minimi». Sergio Morisoli (capogruppo UDC) «il salario minimo non lo volevo e l’ho sempre detto. Abbiamo stravolto il meccanismo della contrattazione tipicamente elvetica e oggi abbiamo una soluzione che non è né carne né pesce. E purtroppo il rischio che il salario minimo diventi tale per i frontalieri, ma il salario massimo per i ticinesi, non è più solo una battuta. E ora rischiamo una guerra tra frontalieri, una guerra tra poveri dei poveri. Si parla di 14 franchi l’ora quando per certe funzioni in Italia ne vengono versati 7 all’ora».

«Rotto il monopolio»

Intanto ieri sulle colonne del domenicale «La domenica», Ceruso ha dichiarato che tanto astio ha una «spiegazione semplice. Ho rotto una situazione di monopolio e questo dà fastidio. In passato i sindacati storici hanno firmato un sacco di contratti che prevedono retribuzioni inferiori a quello che sarà il salario minimo, anche negli ultimi tempi. Ma finché lo facevano loro andava tutto bene, se lo fa qualcun altro è uno scandalo, un affronto. Si è parlato di salari di 15 franchi all’ora senza precisare che si tratta di un minimo inserito in una griglia che prevede in gran parte retribuzioni ben più elevate. Quasi tutti gli operai guadagneranno di più e nessuno perderà un franco in busta paga rispetto a oggi. Inoltre si è dimenticato di dire che un CCL non è composto solo dal salario, ma da tutta una serie di contenuti». E sul polverone politico ha detto: «Ma qui la politica non c’entra proprio. E non fatemi parlare di quei sindacalisti-parlamentari che hanno approvato il salario minimo ben sapendo che la legge prevedeva uno spiraglio e ora si indignano perché non sono stati loro ad approfittarne».

«Fa arrabbiare»

A Ticinonews, sul Teleticino, venerdì si era espresso il presidente del Governo Manuele Bertoli: «Se si conferma la storia come l’abbiamo potuta leggere, credo sia effettivamente una modalità per aggirare la legge che poco si può accettare. È una legge importante e cercata su un problema spinoso che non possiamo risolvere a livello nazionale o internazionale senza stravolgere completamente il sistema. È chiaro che le soluzioni locali, se vengono aggirate, fanno arrabbiare e credo che questo sia il sentimento della maggioranza delle persone che guardano questo dossier. L’unica soluzione possibile, ma speriamo di non arrivare lì altrimenti si conferma in qualche modo il raggiro, è una modifica della Costituzione nello spirito vero di quello che i ticinesi hanno votato, ovvero la possibilità di avere un salario minimo legale a meno che le parti non si accordino per un salario superiore, non per uno inferiore».

«Lega? Nessun legame»

Dal canto suo anche il Mattino ha fatto un cenno, difendendosi: «il sindacato TiSin è un’iniziativa privata. Tra i referenti ci sono due esponenti della Lega, ma TiSin non ha alcun legame con il Movimento» e attaccando i sindacati UNIA e OCST non sono certo «preoccupati per i lavoratori, ma perché temono di perdere affiliati, soldoni e posizioni di monopolio».

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